The Snuts (Jack Cochrane)
Nuove stelle dell'indie scozzese, i The Snuts stanno per esordire con il debut "W.L.", un viaggio documentario che racconta la storia di cinque amici che amano fare musica insieme. La voce della band Jack Cochrane ci ha portato alla scoperta di questo primo e importante passo discografico della band.
Articolo a cura di Giulia Franceschini - Pubblicata in data: 01/04/21

Ciao Jack, è un piacere averti su SpazioRock, come stai?

 

Ciao, grazie a voi, è un piacere anche per me, va tutto alla grande!

 

Il vostro album di debutto "W.L." uscirà tra pochissimo, tu e i ragazzi sarete eccitati! Gli ultimi due anni devono essere stati molto intensi per voi, avete suonato tanto (pre-pandemia), scritto molta musica e l'avete vista letteralmente esplodere, avete pubblicato il vostro "Mixtape EP"... insomma, ne avete fatte di cose!

 

Assolutamente, le canzoni sono uscite in modo davvero naturale, abbiamo scritto e registrato in modo molto lineare. Spero che ora che pubblicheremo l'album le nostre canzoni possano portare un po' di gioia durante questo brutto periodo!

 

Sicuramente... è stato un anno davvero difficile, e se siamo sopravvissuti è grazie alla musica. Il fatto di fare un passo così importante per la vostra carriera in un momento così duro per la società e per la musica come vi fa sentire? Penso che abbiate immaginato questo momento per tanto tempo, e ora che si sta realizzando non credo sia come ve lo sareste aspettato!

 

Come hai detto, tu c'è qualcosa di davvero bello nell'avere la musica in questo momento, quindi credo che comunque sia positivo pubblicare un album in questo periodo così strano. Siamo davvero agitati ora che manca così poco alla data di uscita, quando capiremo davvero cosa ne pensa la gente, ma spero solo che sia apprezzato!

 

Come abbiamo detto prima, questo album è stato anticipato da un EP, "Mixtape EP". Come è stato il percorso che vi ha portati da questo all'album?

 

Quando abbiamo iniziato a scrivere questo album pensavo che sarebbe stato monodimensionale, un disco di chitarre fondamentalmente. Quando il processo di composizione si è avviato e in seguito quello di registrazione, ci siamo ritrovati ad avere brani con sonorità molto più contemporanee, c'era una bella varietà di suoni. In quel momento ci siamo trovati spontaneamente e in modo naturale a lavorare e a cercare di capire cosa volessimo in quanto band. Per noi il "Mixtape EP" era un modo per mostrare al mondo la nostra personalità, volevamo vedere come sarebbe andata. Nell'album ci sono invece delle canzoni nuove, degli elementi nuovi, è una sorta di documentario, di viaggio che raccoglie però anche le cose più vecchie che abbiamo scritto quando eravamo teenager, e quello che facevamo era scrivere musica con gli amici. Questo album racconta la nostra storia al completo, fino al punto in cui ci troviamo ora, e suonano bene insieme, nello stesso album.

 

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L'album contiene anche quattro bonus track, scelta che ho trovato piuttosto controcorrente rispetto agli standard dell'industria musicale attuale, nella quale tutti sembrano voler essere il più concisi possibile, lanciano singoli e non album e così via. Avevate molto da dire, e anche queste scelte lo dimostrano.

 

Sì, assolutamente. Facciamo musica insieme da quando abbiamo 14 o 15 anni, il materiale era molto. Sai, una volta finito di scrivere e di registrare tutto, ci siamo resi conto del fatto che ci fossero ancora alcuni pezzi che avevano un grande valore personale per noi. Ecco, quelle canzoni sono state prese, non è stata fatta altra produzione, volevamo tenerle così. Credo che sia stato un bel modo di perché per noi ha significato in un certo senso ridare indietro ai fan che ci hanno sempre supportato qualcosa che per noi ha un valore davvero molto personale.

 

Dal punto di vista sonoro trovo questo album molto vario. Le prime battute di "Always" per me sono state un richiamo incredibilmente potente a quell'atmosfera live che amiamo, ai festival estate... Poi ci sono brani più rock, altri più pop, c'è davvero molta varietà. Venite identificati come band "indie", e io ho sempre trovato questo termine qualcosa di davvero confortante e piacevole, perché in un certo senso mi trasmette l'idea di un luogo (metaforico, ndr) in cui ci si può esprimere liberamente, senza davvero aver bisogno di specificare davvero cosa si è.

 

Sono d'accordo con te, ed è esattamente ciò che è successo con questo album. Credo che sia uscito in questo modo così vario e che trasmette queste cose perché è stato scritto veramente in tantissimi posti diversi e in un lasso di tempo lungo, e raccoglie tutto il percorso che abbiamo fatto per capire cosa fossimo come band. I brani sono stati scritti, finiti e registrati in momenti diversi, prima ancora di capire cosa sarebbe successo, che avremmo pubblicato un album, per questo c'è così tanta varietà. Ne sono davvero molto orgoglioso perché soprattutto in UK la scena indie può essere davvero un luogo sicuro, questo album suona esattamente in tutti i modi in cui volevamo che suonasse.

 

Vorrei parlare per un attimo anche della produzione. Avete lavorato con Tony Hoffer, un grande nome tra i produttori in questa scena. Come vi siete messi in contatto? Com'è stato lavorare insieme?

 

È stato fantastico, abbiamo lavorato anche con un paio di altri produttori in precedenza, prima di metterci in contatto con Tony. Ha una grande esperienza e ha capito subito come dare valore a ciò che per noi era davvero importante, come il fatto che la nostra band si fonda sulla nostra amicizia profonda. Tutte quelle cose avevano senso per lui e ha fatto in modo di catturare quegli aspetti nel nostro sound. È stato fantastico, è riuscito a nutrire il nostro sound con la sua sensibilità. Tony riesce a stupire nella musica, brani come "Elephant" se li riascoltiamo ora veramente non ci capacitiamo di come abbiamo raggiunto questo risultato, abbiamo fatto delle cose che non avevamo mai fatto prima, e questo perché avevamo accanto una persona come Tony. È stato davvero incredibile lavorare insieme. Una delle cose più divertenti di lavorare con Tony è anche il fatto che avesse già lavorato con alcune band scozzesi in passato, quindi riusciva a capire il nostro accento, più di quanto sia riuscito a fare qualunque altro produttore prima (ride, ndr), sapeva anche qualche parola di slang, è stato divertente. Lavorare con Tony ci ha fatto crescere molto, per questo ho grande rispetto di ciò che abbiamo ottenuto.

 

Credo che il tuo modo di scrivere i testi sia davvero particolare, hai uno stile di scrittura molto comunicativo e fotografico. Ascoltando per esempio "Sing For Your Supper" sono riuscita a costruire nella mia immaginazione delle immagini davvero vivide. Come ti approcci a questo aspetto?

 

La cosa è che non ho mai messo nulla per iscritto dall'inizio, delle volte le idee svanivano o rimanevano delle bozze. Soprattutto per i brani di questo album ho sentito il bisogno di scrivere in questo modo molto aperto e onesto, invece di pensare in modo esagerato a tutto. È un aspetto che non viene molto preso in considerazione, quindi grazie per avermelo chiesto!

 

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  Photo credits: Gaz Williamson

 

In "W.L." c'è anche un brano che si intitola "Glasgow". La vostra città di origine è a metà tra Edinburgo e Glasgow, cosa significa per voi questo brano?

 

Questo brano è nell'album perché è molto amato dai nostri fan, era già in una demo, e quando la suoniamo dal vivo è una di quelle canzoni che, non importa dove ti trovi, ma ciò che sento è che tutti in quel momento pensino alla propria casa. Crescendo, abbiamo passato un sacco di tempo a viaggiare molto per andare a vedere i concerti, perché nessuna delle nostre band preferite suonava mai a Glasgow. Credo che per noi sia sempre stato un obiettivo, quello di arrivare a suonare lì. Ci tenevamo molto al fatto che "Glasgow" facesse parte dell'album, per noi è uno di quei brani che sono un regalo per i nostri fan, volevamo dare alle persone che ci supportano da tanto tempo quello che amano della nostra band.

 

In un periodo così duro per tutti, avete scelto di fare qualcosa di davvero speciale e di aiutare gli altri in un modo inedito. Ci racconti la storia del video di "Somebody Loves You"?

 

Questa canzone ha una storia molto lunga alle spalle. Durante il lockdown ho passato molto tempo da solo ovviamente, ed è una cosa a cui non ero abituato, non i questi termini. Quando ho scritto quella canzone pensavo molto al fatto di controllare che le persone che conoscevo stessero bene, quelle che magari non sentivo spesso, oppure al fatto di stare in contatto con la mia famiglia. La nostra etichetta ci ha dato il budget per il video e anche la libertà di fare ciò che volevamo. La canzone parla di compassione, di amore verso gli altri, e quindi ho pensato di fare qualcosa che fosse legato a questi concetti e di fare qualcosa per gli altri. Così ci siamo messi in contatto con l'associazione di Glasgow Refugee Council, forse non è una delle più importanti, ma ci tengono al fatto di trasmettere questi messaggi, quindi erano entusiasti all'idea di partecipare a questo progetto. Abbiamo dato le camere in mano a chi si sentiva a proprio agio e l'unica cosa che abbiamo detto loro è stata di filmare tutto ciò che amavano. Abbiamo messo insieme le riprese ed era fantastico, pieno di momenti bellissimi. Con questo progetto l'idea era di fare qualcosa che avesse un bel significato, non di avere successo o fare qualcosa di vanitoso, sono solo contento di essere riuscito a farne parte.

 

In chiusura, qual è la tua più grande speranza per il 2021?

 

Questo anno sarà davvero impegnativo per noi, stiamo ancora lavorando sodo per essere pronti a tornare sul palco in qualunque momento. È una cosa davvero importante su cui lavorare e concentrarsi. Una speranza è che il nostro album raggiunga più persone possibili, credo che abbiamo cercato di scrivere un album che potesse viaggiare, essere ascoltato anche fuori dalla Scozia, speriamo davvero che questo succeda.

 

Grazie Jack, è stato un piacere. In bocca al lupo e a presto!

 

Grazie a te e a SpazioRock, speriamo di vederci presto in Italia!




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