The White Buffalo (Jake Smith)
Jake Smith, aka The White Buffalo, ci racconta del suo viaggio emozionale attraverso "On The Widow's Walk", il nuovo album in studio (disponibile in formato digitale dal 17 aprile, in fisico dal 29 maggio), partendo dal fortunato incontro con il futuro produttore Shooter Jennings, fino ad arrivare all'allestimento di un concerto virtuale per il pubblico a casa (la data all'Alcatraz di Milano è stata posticipata all'11 dicembre).
Articolo a cura di Ludovica Iorio - Pubblicata in data: 18/04/20

Ciao Jake! E' un piacere averti di nuovo qui su SpazioRock.it. Come stai? Come stai passando questi giorni in quarantena?

Sto bene dai, sto resistendo! Sono a casa, in isolamento; ma non mi annoio, cerco di godere delle piccole gioie e dei piccoli momenti. Tu invece?

Sostanzialmente anche io, grazie! Parliamo ora del tuo nuovo album, "On The Widow's Walk", che è appena uscito, per cui ti faccio le mie congratulazioni! Ho letto che hai lavorato con Shooter Jennings: com'è nata questa unione e com'è stato lavorare con lui?

Inizialmente il mio e il suo manager hanno pensato che potessimo lavorare assieme. Siamo finiti con l'uscire insieme e bere per 3-4 ore in un bar di Hollywood, e non abbiamo parlato tanto di musica o di collaborare, quanto più della vita e di cazzate in generale (ride, NdR). Ci siamo divertiti insomma! Solo dopo abbiamo deciso che avremmo potuto lavorare insieme a delle canzoni. Non ero molto convinto su alcune mie idee, per cui forse era destino che ci incontrassimo. Mi ero svegliato con una melodia e delle parole che non riuscivo a togliermi dalla testa, me le ero salvate sul cellulare. È finita che gli ho esposto il tutto e ci siamo messi a lavorare sugli arrangiamenti in circa 20-30 minuti. Subito dopo mi ha chiesto: "Hai qualche altra idea di cui vuoi parlare?", ma non pensavo davvero che ci potesse essere così tanto altro materiale da sviluppare. Praticamente Shooter mi ha dato fiducia, mi ha stimolato a livello artistico, è stato un fantastico supervisore nel processo creativo. All'inizio non pensavo che potesse diventare il produttore del mio nuovo album. Ha tirato fuori il meglio di me e credo che sia proprio ciò che dovrebbe fare un produttore nei confronti di un artista.

 

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In questo album c'è una vasta gamma di sonorità: americana, folk, rock 'n' roll. Questi potrebbero essere definiti generi musicali "sempreverdi". Quali elementi prendi dal passato e dal presente per rendere il tuo sound così orecchiabile?

Non sono così consapevole di ciò che faccio. So che in un certo senso dovrei esserne responsabile, ma all'inizio non so bene che strada prenderà una certa melodia. Non prendo in considerazione neanche troppo i generi: il mio approccio musicale è piuttosto aperto. Voglio creare delle cose che possano avere un impatto in chi ascolta, ovviamente sperando che non suonino vecchie, ma che neanche siano necessariamente nuove. Voglio solo che siano sincere, ecco.
 
Vorresti raccontarci in maniera più approfondita una canzone, magari per te la più importante, e se dietro questa c’è un aneddoto?

Forse la mia canzone preferita dell'album è "Cursive", che tratta in pratica della tecnologia che sta prendendo il sopravvento e sta sostituendo le connessioni umane. Ora c'è uno schermo e, a volte, non si vivono più alcune cose nella realtà. A dire il vero ho scritto questa canzone in un'ora, avevo di notte questa idea in testa e l'ho buttata giù la mattina seguente.
 
C'è una cosa, che sia a livello materiale o un aspetto della vita quotidiana, che ti lega particolarmente alla tua terra d'origine, l'Oregon (a parte il bisonte bianco, animale simbolo da cui proviene il nome del tuo progetto musicale)?

Penso il mondo naturale, che è molto vasto e mi accompagna anche in ciò che faccio. Lo descrivo con metafore, oppure parlo molto più apertamente sia dei suoi effetti su di noi, sia del fatto che siamo un tutt’uno con esso. Il rapporto tra l'uomo e la natura dovrebbe scorrere tranquillamente, le due parti dovrebbero poter convivere assieme.
 
Ci sono alcuni artisti che ascolti e a cui ti ispiri, più o meno consciamente? Per esempio uno dei miei preferiti è Mark Knopfler e durante l'ascolto del tuo nuovo album ho sentito qualche sonorità, specie in "The Rapture", che mi richiama un po' la musica dell'ex-Dire Straits.


Davvero? Che bello sentire ciò, è uno dei miei chitarristi preferiti di sempre! Durante quel periodo stavo sentendo molto gli Yello, il che è piuttosto strano, ma potrebbe esserci un po' di questo tipo di musica anche qui. Molto è derivato anche dalla produzione.

 

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Quando ho ascoltato il tuo album immediatamente mi è spuntato un sorriso in volto. Si capisce che è molto sentito, sia nelle tracce dal ritmo più incalzante come "No History" sia in quelle più malinconiche come "River of Love And Loss". Chiunque avrebbe bisogno di queste belle vibrazioni, specialmente di questi tempi! Quali sono le emozioni e i messaggi che hai voluto imprimere nella stesura?

All'inizio c'era un concept che ha dato il titolo all'album, "On The Widow's Walk", e poi ho sviluppato delle canzoni che non c'entravano molto con questo argomento, ma che pensavo fossero buone, quindi volevo fossero presenti nell'album. Ci sono diversi messaggi, ogni canzone ha il proprio: vivere l'oggi, il potere di Madre Natura, l'influenza della tecnologia e tutto questo crea una sorta di piccolo viaggio attraverso le emozioni. Ci sono canzoni che parlano della paura, della vita, che a tratti risultano un po' scherzose. Ho cercato di fare un lavoro sulle emozioni, come credo debba essere strutturato il processo compositivo. Puoi ballare, piangere, puoi trovare spazio in questo album e adattarlo al tuo vissuto. Per esempio nell'opener "Problem Solution", che è il risultato della fusione di quasi due canzoni in una, l'idea di fondo è "Cosa c'è di sbagliato in me?", quindi l'aspetto della salute mentale e il voler trovare una soluzione che ti permetta di vivere e superare la giornata.

Avevate in programma una data all'Alcatraz di Milano questo aprile, ma l'emergenza sanitaria mondiale sta purtroppo mettendo a repentaglio anche il settore dei concerti (la data è stata posticipata all'11 dicembre, NdR). Però questo non ci toglie la possibilità di parlare di quando sei venuto in Italia negli anni passati! Hai qualche ricordo speciale dei tuoi concerti qui?


Già, le cose sono piuttosto complesse e confuse al momento. Abbiamo fatto uno show online, perchè c'è bisogno di un po' di energia nel dialogo tra noi ed il pubblico, con la speranza di tornare presto sui palchi. Comunque ho ricordi fantastici dell'Italia! L'ultima volta sono stato a Milano ed è stato un concerto folle. Voglio dire, avete tutto: il cibo, il vino e il divertimento!

Grazie mille per la tua disponibilità! Vorresti lasciare un messaggio finale ai lettori di quest'intervista e ai tuoi fan italiani?


Certamente! So che i tempi sono molto duri per tutti, specialmente per l'Italia. Semplicemente state al sicuro, e siate forti perché ne usciremo prima o poi! L'album è disponibile (in formato digitale dal 17 aprile, in fisico dal 29 maggio, NdR), sono 40 minuti circa di musica che spero che vi portino con la mente in un altro posto, almeno per un attimo.



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