Caligula's Horse (Jim Grey)
Un alternative prog traboccante sentimento: l'origine e il messaggio di "Bloom", una delle più belle sorprese di un ricchissimo 2015.
Articolo a cura di Riccardo Coppola - Pubblicata in data: 01/12/15
Ciao Jim, come stai? Siete stati da poco in Italia, per la prima volta. Che mi racconti di quest'esperienza?

Va benissimo, grazie. Non ero mai stato in Italia, nemmeno io personalmente, indipendentemente dalla band. E' stata una grandissima esperienza. Sono molto interessato nella storia, adoro la Roma antica. Mi è dispiaciuto non poter visitare Roma questa volta. Ma sono stato contento di aver suonato a Milano e a Bologna.

Come descriveresti i Caligula's Horse e il loro sound a chi non li ha mai sentiti?

Siamo una band progressive rock. Per prima cosa, comunque, ci focalizziamo sul songwriting, più che sulla tecnica. Credo che in molta musica progressive rock ci siano un sacco di tecnicismi sostanzialmente fini a se stessi. Cerchiamo di essere l'alternativa mancante. Tutti nella band sono musicisti capaci e sono fiduciosi nei propri mezzi, per quanto riguarda suonare e scrivere, ma restiamo sempre concentrati sulle canzoni in sé; il messaggio, la storia che vogliamo raccontare nei nostri pezzi è la parte più importante della nostra musica. Che per questo è melodica, è energetica, ed è anche progressive.

Cosa pensi del revival degli anni '70 che l'ha fatta da padrona nel mondo del prog negli ultimi tempi?

Penso che la gente stia dando sfogo alle proprie esperienze. A quelle canzone che hai sempre ascoltato, o che magari i tuoi genitori ascoltavano mentre crescevi, e che ti hanno inevitabilmente influenzato, riaffiorando nel modo in cui scrivi musica. Anche noi, è chiaro, abbiamo le nostre influenze, ma non aderiamo ad esse così come altri artisti fanno. Cerchiamo di incorporarle nel nostro sound, in modo che sia sempre la nostra voce quella che si sente, non l'imitazione di quella di qualcun altro.

"Bloom" ha avuto degli ottimi riscontri da parte di critica e pubblico. Siete soddisfatti?

Mi ha fatto molto piacere. Non ne sono molto sorpreso, onestamente, perché ero fin da subito molto felice del risultato finale, siamo molto orgogliosi di quest'album. Ma certo, quando fai qualcosa di nuovo, nessuno sa se piacerà ai tuoi ascoltatori, fino a quando la gente non lo ascolta. E non è facile prevedere cosa può pensare la gente di un disco come questo, in cui abbiamo cercato di essere così positivi, così luminosi. Alla gente potrebbe venire fin troppo facile fare i cinici, non lasciarsi coinvolgere dal disco, lasciarlo perdere. Ma, come dici, le risposte finora sono state tutte davvero positive.

Quali sono gli obiettivi che vi siete posti quando avete cominciato a lavorare a "Bloom"?

Volevamo realizzare un disco pieno di colori. I nostri album precedenti, in particolare "The Tide, The Thief & The River's End", erano abbastanza oscuri, ma questo era dovuto in parte al fatto che fossero concept album, che seguissero una storia. Non volevamo are un concept album con "Bloom", volevamo costruire qualcosa che stesse bene in piedi da solo, che anche le stesse tracce potessero essere ascoltate individualmente. Abbiamo cercato di riportare un po' di colore all'interno del nostro sound. Probabilmente non lo faremo ogni volta, rispecchia essenzialmente quello che siamo adesso, come musicisti. Il nostro prossimo album rifletterà quello che saremo quando lo scriveremo, dato che stiamo crescendo costantemente, e il nostro sound muta incessantemente.
 
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Sembra che abbiate dato un grosso scossone al vostro sound con "Turntail". Puoi dirmi qualcosa sul processo compositivo di questo pezzo?

"Turntail" è stata una delle prime che abbiamo composto... anzi, credo sia proprio la prima canzone che ho scritto. Quando abbiamo cominciato a lavorare al disco, "Turntail" era il pezzo che captava perfettamente quello che volevamo realizzare con "Bloom". E' una canzone luminosa, piena di colore, e contiene un messaggio ottimistico, un suggerimento di andare avanti credendo in se stessi, affrontando orgogliosamente ogni avversità. Ma è un pezzo che riesce anche a catturare l'aspetto morbido del nostro sound, combinandolo con quello più energico. Volevamo un pezzo, sul disco, almeno uno, che potesse catturare l'energia di un nostro concerto. Perché i concerti sono molto fisici, esaltanti da vedere, da vivere. Penso che le nostre esperienze in tour in Australia ci abbiano aiutato molto a costruire un sound che riflettesse l'energia che i nostri conterranei ci hanno sempre regalato.

Quali sono le tematiche che affrontate nei testi?

"Firelight" è una canzone molto speciale per me, perché ho perso una persona a me molto cara lo scorso anno, e mi ha colpito molto pesantemente. Penso che la morte sia qualcosa di cui non si parla abbastanza. La morte è una fase naturale della vita, e certamente, dobbiamo compiangere le persone che abbiamo perso, ma non dobbiamo mai dimenticarci di celebrarle, quando non ci sono più. Con il nostro amore, con il nostro rispetto reciproco, possiamo ricordarli nel modo migliore. E' un messaggio molto importante per me.
Trattiamo molti altri argomenti nell'album... per esempio, "Dragonfly" è una sorta di omaggio a tutti i miei artisti preferiti, nel testo ci sono riferimenti a Tori Amos, una delle cantautrici che apprezzo di più.
Anche "Marigold" ha un messaggio importante, è una raccomandazione ad avere passione per ciò che ti ispira, ad amare le cose che ti spingono ad andare avanti, per non farti buttare giù da prospettive suicide, per non farti oberare da pesi che non vorresti dover sopportare. Per esempio, potrei non aver mai fatto musica, potrei lavorare all'ufficio delle imposte, quello che la gente spesso chiama "un vero lavoro" o qualcosa del genere. E' quello che viene ribadito alle persone che svolgono lavori creativi, ogni volta. E non soltanto ai creativi, ma a tutte le persone che non seguono le strade più battute. Penso che sia molto importante sapere che le nostre ispirazioni non riusciremo a trovarle necessariamente nei percorsi che tutti intraprendono. Ciò che ci ispira potrebbe essere nascosto da qualche parte, e dobbiamo impegnarci a trovarlo, a tutti i costi. 
Penso che, in generale, l'album contenga davvero tanti messaggi positivi.

Hai parlato di ispirazioni... mi diresti qualcosa di più sugli artisti che ti hanno accompagnato nel tuo percorso di crescita musicale?

Questa è una domanda interessante. Come ti ho detto prima, le prime ispirazioni le trai dalla tua infanzia, e a volte te ne accorgi d'un tratto, senza che prima ci avessi mai fato caso. Magari hai sentito un disco a casa, quand'eri un bambino, e anni dopo scrivi un pezzo e dopo averlo finito ti trovi a dirti "Oh mio Dio, ho rubato questo pezzo a questa persona!". Capita molto spesso. C'erano un sacco di dischi di band folk rock degli anni Settanta che mio padre ascoltava molto stesso, nei miei primi ascolti. Poi, ovviamente, Tori Amos e Jeff Buckleyt: sono due artisti imprescindibili, personalmente traggo molta ispirazione da loro. Mi intrigano molto band come Opeth, Steven Wilson e i suoi Porcupine Tree, in una certa misura, e specialmente all'inizio della mia carriera, anche i Dream Theater. Ho ispirazioni d'amplissimo respiro, come vedi. Quello che rende la musica dei Caligula's Horse interessante, secondo me, è il continuo confronto tra le mie influenze e quello degli altri membri della band: loro non hanno il mio stesso background.
 
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Secondo te, un artista quanto deve tenere in considerazione le aspettative dei sui fan quando scrive nuovi pezzi?

A me non interessa, sinceramente. La nostra musica deve essere una diretta conseguenza della nostra onestà artistica. Vogliamo dare una particolare forma alla nostra arte. Secondo noi, fare esattamente ciò che la tua fanbase si aspetta è il peggior modo in cui puoi venderti. E siamo sicuri che, se fai musica con onestà, la gente potrà apprezzarla con entusiasmo... oppure potrà odiarla. Credo che una delle cose più esaltanti che ci siano nell'essere un musicista è la capacità di polarizzare la gente. Se vedo c'è una folla di gente che odia la nostra musica, ma ce n'è anche un'altra che la ama, posso dire che, da un punto di vista strettamente creativo, ci stiamo comportando bene.

Avete altre ispirazioni al di fuori del mondo della musica?

Per quanto mi riguarda, la storia antica. Ci vado pazzo. Ho compiuto questo tipo di studi all'università, ho imparato il latino classico e il greco antico, mi sono affascinato nello studiare il perché parliamo nel modo in cui parliamo, etimologicamente, il modo in cui le lingue antiche influenzano la nostra, il modo in cui siamo diventati quello che siamo. La storia è importante per non ripetere gli errori che abbiamo fatto in passato, ma anche per trovare un posto per noi, un giusto contesto per noi, nel nostro universo. E' questo quello che mi ispira: la storia, la mitologia.

Immagino sia da questa passione che provenga il vostro nome.

In realtà avevamo pensato a questo titolo come al nome originale per il nostro album d'esordio, prima che ci accordassimo per "Movements From Ephemeral City". Quando ci è servito un nome per la band, ci siamo chiamati in questo modo. E' un nome un po' stupido basato su una storia stupida. Ma siamo l'unica band nel mondo che si chiama in questo modo... e forse per un buon motivo!

Qual è stata l'esperienza più bella di questi primi anni di carriera?

E' stato di recente. Come sai siamo stati in tour in giro per l'Europa. Abbiamo suonato a Budapest, in un locale che si chiama A38, che è una nave arenata sul Danubio... questo è stato esaltante per noi a prescindere! Quando eravamo sul palco, stavamo suonando una canzone e l'ho dedicata a tutti coloro che hanno perso qualcuno, e ai nostri amici assenti. Non appena ho cominciato a cantare, in quarta fila, ho visto una coppia di ragazzi che guardavano in alto cantando ogni singola parola. Era la prima volta in assoluto per noi in Europa, la prima volta che ci siamo spinti così tanto lontano da casa. Stavo suonando una canzone che ha un grande valore per me, e che è molto importante per me, come persona. Vedere che la nostra musica ha raggiunto persone così lontano è stato qualcosa di magico, che non dimenticherò mai.

E arrivato dove sei adesso, ti è rimasto ancora qualche sogno che vorresti che si avverasse?

Credo che sia principalmente una questione di continuare a fare ciò che stai facendo. C'è un momento in cui ti rendi conto che i sogni che hai sempre avuto, sono diventati sogni, qualcosa di raggiungibile. Più che sognare, quel che devi fare è continuare a seguire i tuoi obiettivi... fino a quando non cadi a terra esausto. (ride, ndr)

Fate parte della nuova scena di prog australiano. Come spiegheresti questa esplosione di interesse attorno al prog australiano? Secondo te quali sono i suoi punti di forza?

Ho parlato di questo ogni volta con i fan che abbiamo incontrato ai nostri concerti, in Europa. Vengono sempre da noi a dirci "Oh, mi piacciono un sacco anche i Karnivool, mi piacciono tutti quegli altri gruppi australiani". In realtà non credo che ci sia una affluenza di buona musica dall'Australia, perché in realtà l'Australia ha prodotto buona musica per tantissimo tempo. E nonostante questi gruppi stanno appena cominciando a farsi notare in Europa e nel resto del mondo, sono attivi da parecchio tempo individualmente. Penso che quello che è successo è che qualcuno ha rotto il ghiaccio, preparando la strada per una serie di band simili a noi per trovare ascoltatori in Europa. Per trovare persone che siano interessate ad ascoltare musica originale, e che stiano chiedendosi "Oh, ma che sta succedendo in Australia?". Ci sono gruppi interessanti come i Ne Obliviscaris, i Thy Art Is Murder, i Parkway Drive... e anche noi. Questa situazione ci sta dando la possibilità di essere conosciuti e di andare in tour anche da queste parti, e ne siamo contenti.
 
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Avete suonato in apertura agli Shining: sicuramente è un mix particolare quello tra la vostra e la loro musica?

Sì, è un mix interessante. Una delle cose che mi piacciono di più del mio mestiere è suonare in lineup miste. Ho suonato in festival metal in Australia, quegli eventi in cui c'è solo metal dalle 9 del mattino fino a mezzanotte. Solo metal, poi ancora metal, poi un'altra band metal. E' una cosa insopportabile. A fine serata l'unica cosa che riesci a pensare è che hai bisogno di sentire qualcosa diverso, pensi "oh ok basta, troppo metal qesta volta". Ci piace far parte di lineup molto varie. In questo tour abbiamo messo sul tavolo il nostro progressive alternative rock, e gli Shining hanno portato il loro folle, intenso blackjazz. E' stata una cosa molto bella, credo che tutti si siano veramente goduti i nostri show. Forse i sound non starebbero bene insieme se li mettessi accanto in uno stesso disco, ma in un contesto live il risultato è stato stupendo.

Questa era l'ultima domanda, Jim. Vorresti lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Grazie per l'attenzione, grazie per tutto l'interesse che state mostrato nei nostri confronti. Spero che "Bloom" vi sia piaciuto quanto è piaciuto a me. E' il mio preferito fra tutti i dischi cui ho lavorato. Spero che possiate apprezzare il mio impegno, il mio amore per la mia musica.



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