Auri (Johanna Kurkela)
Uscirà a breve l'esordio degli Auri, band formata dai Tuomas Holopainen e Troy Donockley (Nightwish) insieme a Johanna Kurkela. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare la cantante, nonché consorte del celebre tastierista, che ci ha raccontato come è nato l'album e la sua passione per la musica.
Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 19/03/18

Si ringrazia Fabio Rigamonti per la collaborazione.

 

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Ciao Johanna, benvenuta su SpazioRock! Per prima cosa ti va di raccontarci come sono nati gli Auri?

 

Sostanzialmente gli Auri sono stati formati da tre amici che volevano ascoltare musica non ancora esistente. Siamo tutti fan l'uno dell'altro e in passato abbiamo lavorato diverse volte insieme, quindi si può dire che c'era già questo spirito di collaborazione tra di noi. Negli anni abbiamo sviluppato e condiviso il sogno di creare insieme un mondo musicale privo di limiti e paure. Ma come capita spesso durante la vita abbiamo dovuto aspettare, ognuno aveva i propri impegni. Nel 2017 ci siamo ritrovati tutti liberi da altri impegni e siamo riusciti a imbarcarci in questa avventura che progettavamo da tanto tempo. Non abbiamo deciso il nome della band fino all'anno scorso, quando abbiamo iniziato a lavorare più a fondo nella realizzazione dell'album e ci siamo resi conto che avevamo bisogno di un nome per questo progetto. Alla fine abbiamo pensato ad Auri, che sembrava il nome perfetto e deriva dalla parola "aura". In Finlandia è anche un nome femminile ed è anche il nome di un personaggio nei libri di Patrick Rothfuss, che vive nel suo mondo, quasi in un'altra dimensione per il modo in cui percepisce la vita. Tutto questo per poi uscire al chiaro di luna, in segreto, per sedersi sui tetti del mondo. È un personaggio misterioso, dolorosamente bello e infinitamente intrigante.

 

Parlando dell'album, che uscirà a breve, cosa puoi dirci della fase di composizione?

 

Il modo in cui l'album ha preso vita rimane un mistero. Non abbiamo mai parlato di come avrebbe dovuto essere o di che tipo di canzoni scrivere. Non avevamo un concept, un compositore principale e neanche un produttore. Ognuno di noi ha buttato giù idee, ci siamo inviati continuamente aggiunte e modifiche, continuando a migliorare i vari brani. È stato come fare una bella conversazione. Non abbiamo mai avuto problemi, tutte le tracce si sono costruite perfettamente. Non ho mai scritto musica così facilmente, sembra assurdo che ci abbiano lavorato tre persone diverse. La parte strumentale è stata composta perlopiù da Tuomas e Troy, ma abbiamo invitato anche altri musicisti che ci hanno dato una mano con alcuni strumenti. Frank Van Essen ha suonato la batteria e il violino, Jonas Pap il violoncello, Michael Gill il violino in "Them That Chanterelles" e il nostro amico Jyke ha recitato la poesia di Uuno Kailas in "Savant".

 

Questo lavoro presenta moltissime influenze, che arrivano fino al pop. Cosa puoi dirci al riguardo?

 

Per me è difficile definire la musica degli Auri. Non avevamo nessun genere in mente durante la fase di scrittura. Abbiamo seguito solamente quello che sentivamo e non ci siamo preoccupati di quanto fosse ortodosso. È stato molto liberatorio scrivere senza aspettative e senza lasciarsi condizionare da quello che la gente può pensare a riguardo. Abbiamo deciso solo di scrivere quello che ci faceva divertire e andare in uno stato di estasi. Credo che tutti gli artisti siano come spugne che assorbono influenze da tutto ciò che per loro ha molto significato. L'arte deriva spesso dal subconscio. Si possono notare diverse influenze, ma preferiamo che l'ascoltatore si abbandoni alla musica, ascoltando con il cuore più che con la mente. Per me la magia della musica non è descrivibile a parole. È un viaggio personale, un libro da colorare, una composizione da completare con le emozioni dell'ascoltatore. Non c'è modo giusto o sbagliato di interpretare una canzone se tira fuori qualcosa di bello e profondo da ognuno. Tutti gli oceani della musica sono connessi. Fosse per me non darei un'etichetta a quello che facciamo, ma se dovessi credo che la chiamerei "world music", per il modo in cui combina diversi mondi.

 

Invece dai punto di vista tematico quali sono state le maggiori fonti di ispirazione?

 

Per la musica e i testi ci siamo ispirati alle cose che amiamo. Ad esempio, la melodia iniziale di "Them That Chanterelles" è nata camminando nella foresta e raccogliendo funghi. Ma la musica degli Auri è nata anche grazie ai libri di Patrick Rothfuss e altri autori, da film, persone e esperienze di vita che amiamo. Solo "Aphrodite Rising" è stata scritta prima, risale al 2011, quando avevamo provato a dare vita a questo progetto per la prima volta. Alla fine ci siamo resi conto di aver bisogno di più tempo e spazio e quindi quella canzone è stata messa da parte per sei anni.

 

Cosa puoi dirci a proposito di un eventuale tour? Ce ne sarà uno, magari dopo quello dei Nightwish?

 

Quando siamo partiti per questa meravigliosa avventura non avevamo aspettative o progetti, oltre a pubblicare un album e vedere cosa sarebbe successo. Le cose si sono evolute molto rapidamente e mentre stavamo lavorando ci siamo accorti che saremmo diventati una vera e propria band e che non sarebbe stato un progetto su un solo album. In futuro, speriamo di continuare a realizzare altri dischi e di fare un tour ad un certo punto. Per esempio, sarebbe fantastico suonare in castelli e cattedrali antiche! Ma per ora, nell'immediato, ci sono appunto altre questioni più urgenti che ci tengono tutti impegnati per i prossimi anni. Comunque, fortunatamente per noi, non abbiamo fretta, il tempo è solo un'illusione, e le idee per il prossimo album degli Auri stanno già iniziando a prendere delicatamente forma nelle nostre teste.

 

Negli anni hai pubblicato molti album come artista solista. Com'è nata la tua passione per il canto?

 

Per quanto riguarda la mia carriera solista, tutto è iniziato quando ero ancora al liceo. Sono nata il 25 aprile in un piccolo villaggio il cui nome tradotto significa "Fiume di neve", che si trova nella regione settentrionale della Finlandia. Nella nostra famiglia la musica è sempre stata importante. Crescendo, ho suonato il violino, il piano e ascoltato una miriade di band e artisti diversi: Celine Dion, Lara Fabian, Sarah McLachlan, The Gathering (la band di Anneke van Giersbergen), i Katatonia, i Lacuna Coil, i Silentium, e gli Eternal Tears of Sorrow, solo per citarne alcuni. Non ho studiato canto, a parte una manciata di lezioni che ho avuto come regalo nei primi tempi. Non ci ho pensato molto, fino a quando un mio compagno di scuola non mi ha suggerito di realizzare una demo, che poi è finita alla Warner Music Finland e lì hanno deciso di agire. Ancora una volta, l'importanza di avere intorno le persone giuste al momento giusto ha avuto un impatto enorme. Non credo che sarei diventata un cantante professionista altrimenti.

 

auripromo 

 

Quali sono le maggiori differenze che hai notato lavorando in una band insieme ad altri musicisti?

 

Ripensando alla mia carriera, a oltre un decennio di album e concerti, non riesco ancora a considerarmi un'artista solista. Oggi non ci sarebbe Johanna Kurkela senza una serie di cantautori, produttori, etichette discografiche e musicisti con cui ho avuto il privilegio di lavorare nel corso degli anni. Come cantante, mi sono sentita come il pezzo di un puzzle. Eppure, sono l'unico volto e nome che il mondo ha imparato a conoscere attraverso la mia musica, è un paradosso divertente. E ancora più divertente è il fatto che sono in una band per la prima volta in assoluto e credo di non aver mai espresso me stessa in musica come con gli Auri. Eppure, "Auri" non è un album solista. La band non ha una frontwoman o un frontman. Per quanto mi riguarda, sono riuscita finalmente a trovare il giusto sbocco per la mia creatività e sono stata in grado di registrare la mia voce in modo indipendente, sentendomi completamente a mio agio. Ho trovato persone simpatiche con cui lavorare, e un ambiente senza pressioni e senza compromessi, cosa che di solito accade quando si lavora con altri che hanno opinioni e obiettivi diversi. La scoperta più bella fatta con gli Auri è stato il lavorare senza alcun attrito e canalizzando le mie emozioni più profonde nella musica. Quando ho lavorato al mio ultimo album solista "Ingrid", ho familiarizzato con i software di registrazione e ho costruito un piccolo studio casalingo. Mi si è aperto un mondo completamente nuovo. La sensazione di cantare quando non c'è nessun altro ad ascoltare è qualcosa in cui ognuno di noi può identificarsi. Sembra che, ogni volta che siamo con altre persone, anche con amici intimi, c'è sempre un qualcosa che ci trattiene. Avere la libertà di lavorare da sola, mi ha davvero permesso di approfondire la musica come mai prima d'ora. È stato come intraprendere un viaggio intuitivo molto affascinante attraverso i paesaggi sonori di ogni canzone, esplorando l'essenza della musica e il modo migliore per scriverla. Come sempre, alcune canzoni sono più facili da comporre rispetto ad altre, ma comunque, adoro la ricerca. E mentre cantavo e tiravo fuori le canzoni, mi sentivo come se i brani a loro volta mi stessero gentilmente tirando fuori dalla mia zona di comfort, invitandomi ad essere più audace, a respirare e ad ascoltare. È questa qualità magica della musica che mi affascina senza fine. È la capacità di vibrare e interagire con noi sia individualmente che collettivamente.

 

In passato hai già collaborato con altri musicisti metal, ad esempio con i Sonata Arctica. Che ricordo hai di quell'esperienza?

 

Anche se la mia carriera da solista mi ha portato a cantare canzoni di natura più soft, ho avuto il privilegio di collaborare con molti musicisti meravigliosi, anche nel mondo del metal. "Unia" dei Sonata Arctica mi ha davvero colpito profondamente e successivamente sono riuscita a incontrare Tony Kakko attraverso un amico comune. Siamo diventati amici e abbiamo deciso di collaborare. Ricordo ancora il giorno in cui sono stata invitata a cantare nel loro album "The Days of Grays". Per me era una cosa grossa. Ho anche invitato Eicca Toppinen degli Apocalyptica a suonare il violoncello su una mia canzone intitolata "Rakkauslaulu" (una canzone composta da Lauri Ylönen dei Rasmus). Condividere la musica con altre persone, specialmente con artisti provenienti da altri generi, è sempre stato una sorta di carburante per me e ha alimentato le fiamme dell'ispirazione.

 

Che significato ha la musica all'interno della tua vita?

 

Per una specie di eremita come me, la musica è sempre stato il mezzo di comunicazione più comodo per far parlare il mio cuore e condividere questioni private con il mondo esterno. La musica riesce sempre a raggiungere il cuore, mentre spesso le parole rimangono bloccate altrove. In questo mondo in cui i social media crescono continuamente, mentre siamo bombardati da informazioni spesso imprecise, invece di sprecare parole, preferisco piuttosto dedicarmi al mondo con la musica e rifugiarmi nelle persone che mi conoscono con i loro cuori. Essere coinvolti dalla musica è potente. È come un abbraccio da un cuore all'altro, un modo di condividere le sfide e le gioie della vita quotidiana, liberare emozioni che nessuna parola può contenere, trovare spiriti affini, far sentire gli altri meno soli. Ci è stata data l'opportunità di definirci contro le "norme" della vita. È solo attraverso la completa libertà del cuore che possiamo veramente scoprire il nostro pieno potenziale, le capacità uniche che ognuno di noi possiede e metterle a frutto, lasciare un'impronta, dipingere la nostra unica pennellata di colore su questa affascinante ed effimera tela della vita. Nella letteratura, penso che questo sia descritto perfettamente in una poesia di Walt Whitman, "O Me! O Life!" : "Che tu sei qui, che la vita esiste e l'identità, che il potente spettacolo continui, e tu puoi contribuire con un verso". Con gli Auri, mi sento come se fossi finalmente riuscita a contribuire. Spero che questo album possa ispirare tutti i nostri compagni avventurieri lì fuori, nei loro percorsi di vita unici, a fare lo stesso.

 

 auriband2017

 

--- ENGLISH VERSION ---

 

Hi Johanna, welcome to SpazioRock! First of all, could you tell us how and when was Auri born as far as you are concerned?

 

In essence, the band Auri was formed by three close friends aching to hear music still missing from the world. We've all been fans of each other's music from the very first note we heard, and have been collaborating on each others musical projects on many occasions in the past. So, I guess one could say, with us three, the spirit of collaboration has been ever present. Throughout the years it just developed into this shared dream of a unique, fearless, infinite open world of music, which we three might be able to bring to life together. But as it happens, life often makes us wait for our dreams, and so the three of us stayed quite busy with our separate careers, until in 2017, were all suddenly free from other duties to embark on this long-awaited musical expedition together. The name of the band wasn't decided until last year, when we started delving deeper into the album making and realised we needed a name for our band. We tossed around with ideas, and finally thought of Auri, which felt like the perfect name. Deriving from the word "aura", meaning, golden, emanation, atmosphere, a soft breeze. It is used in Finland as a girl's name. And, it also happens to be the name of a character in Patrick Rothfuss' books, a character who lives in her own world, almost in another dimension compared to the rest of the world, for the way she perceives life and keeps to herself, only to come out at moonlight, in secret, to sit on rooftops of the world. She is a deep deep mystery, and an achingly beautiful and infinitely intriguing one at that.

 

Your debut album will be out soon. What can you tell us about the songwriting process?

 

The way the album started to unfold is still pretty much a mystery. We didn't really talk about what the album should be like, or what type of songs to write. We didn't have a concept, no main songwriter, no producer. Each three, we just threw in ideas of songs and collaborated on the basis of them, sending files back and forth between Finland and North Yorkshire, getting totally swept away by what the other one had done, adding something new and then whisking the whole thing back again for further development. In a way it was like having a most uplifting and inspiring conversation between three people. Never once had we any disagreements, or thought that some tracks didn't fit in with the rest. It was the smoothest sailing I've ever experienced in making music. As if the music was in a weird way coming from the same source, despite the fact there were three people making it. The instrumentation was mainly done by Tuomas and Troy, but in addition, we also invited friends to lend a hand with instruments beyond our skills. Frank Van Essen played all the drums and violins, Jonas Pap the cello, Michael Gill the fiddle on "Them That Chanterelles", and our friend Jyke pitched in to recite the Finnish poem by Uuno Kailas in Savant.

 

Among all the different influences, I found interesting the pop elements. What can you tell us about these influences?

 

Even to this day, it's hard for me to categorise the music of Auri. We didn't have any particular genres or languages in mind making the music, quite the opposite. Overall, I think we were just instinctively following the paths of music that felt right to us, not really caring if it was orthodox or not to combine things the way we did. It felt very liberating, working in this mind set, not having any pressure or expectations to confine us, not caring at all what other people might think or how they might feel about the end result. The only thing we strived to do was to make music which made us three go completely ecstatic, and have massive fun at it. And that's exactly what we did. I think, every artist is like a sponge, absorbing influence from things which feel meaningful. For the most part, it is a very subconscious thing, the sources which affect the art we make. In Auri, one can most certainly hear many influences, but rather than try to pinpoint them all, we'd prefer the listener to just shut the mind, and let one's heart listen instead. For me, the magic of music has never been something that can be captured using only words. It is a personal journey, a colouring book, the outlines of a scenery to be filled with each listener's own emotions. There is no right or wrong in interpreting a song, if it jerks out something profound, beautiful and renewing inside the listener. For me the oceans of music are all connected. If it were up to me, I'd rather not categorise Auri at all, or any other music for that matter, but if need be, I'd probably call it "World Music", for the way it combines worlds of things.

 

Talking about the themes of the songs, which are your sources of inspiration?

 

For the music and lyrics, we drew inspiration from all the things we love. Walks in the forest and picking mushrooms, for instance, is how the opening melody of "Them Thar Chanterelles" was born. Also, books by Patrick Rothfuss and other great authors, films we love, the people we love, the way we love, live and look at life, it all seeps through the music of Auri. The only song that was written before we started the actual songwriting phase in 2017 was "Aphrodite Rising" from 2011, which in a way was the preliminary attempt to start the engines towards a collaboration of some sort. However, at that time, we soon realised we needed more time and space to pursue the matter the proper way, and so the song was put aside and the dream on hold for six more years.
What can you tell us about an Auri tour? Can we expect one at the end of the Nightwish one?
When we headed out on this marvellous adventure of Auri, we didn't really have any expectations or plans for it, other than just to release an album and see what happens. But pretty quickly, as things started to evolve, and due to the immense fun we had while making this album, it soon became obvious, that instead of being just a one album project, Auri was actually becoming a band. In the future, we're definitely hoping to carry on with making more albums for Auri and even do a tour at some point. It would be quite something to play this music live in ancient castles and cathedrals, for instance! But for now, on the immediate horizon, there are other more pressing matters keeping us all busy for the next approaching years. Still, luckily for us, we're not in a hurry, time is just an illusion, and already, ideas for the next Auri album are starting to gently take form in our heads.

 

In the past years you released many album as solo artist. How did you start to sing?

 

As to my solo career, it all started when I was still in high school. I was born on 25th of April in a little village (translated in English) called "Snowriver" in the northern region of Finland. Our family has always been very musical. Growing up, I played the violin, piano, and listened to a myriad of different bands and artists, singing along to their albums; Celine Dion, Lara Fabian, Sarah McLachlan, The Gathering with Anneke van Giersbergen, Katatonia, Lacuna Coil, Silentium, Eternal Tears of Sorrow, just to mention a few. I haven't really studied singing, apart from a handful of singing lessons I got as a present back in the early days. I guess music has always been like a second nature to me. I didn't really think much about it, until a mate of mine in high school suggested I'd make a demo, which later on ended up on the desk of Warner Music Finland and they decided to act on it. Once again, the importance of having the right people around you at the right time made a huge impact. I don't think I would've become a professional singer otherwise.

 

johannakurkelaauri 

 

Now, for the first you are releasing an album with a band. What differences have you found?

 

Looking back on my career, the length of over a decade full of solo albums and live shows, I still don't consider myself a solo artist. There would be no Johanna Kurkela today without a plethora of songwriters, producers, record labels and musicians I've had the privilege to work with over the years. As a singer, I've always felt more of a piece in a puzzle, rather than the puzzle itself. And yet, I'm the only face and name the world has come to know through my music. It's a funny paradox. And even funnier still now that I actually am, for the first time ever, in a real band, in Auri, I feel like this is the closest I've ever come to expressing my actual self through music. And yet, Auri isn't anyone's solo album. It doesn't have a frontwoman or a frontman. For me, it's just the feeling of finally finding the proper outlet for one's creativity in music, being able to record and edit my own vocals independently, feeling completely at home in the music, finding such likeminded people to work with, and an environment without pressure or judgement, that you don't have to hold anything back or make compromises, which usually, naturally occurs when working alongside other people with different opinions and goals. Being able to work seamlessly with others, while being completely open and channeling your deepest emotions through music, has been one the most life changing things for me to discover in Auri. A sort of altruistic connectedness, which hopefully is something others listening to this music can also tap into. During my last solo album "Ingrid" I got myself acquainted with recording software and built up a small home studio. It truly opened up a whole new world for me. The feeling of singing when there's nobody else listening, is something, I'm sure every one of us can relate to. It seems, whenever we're with other people, even with close friends, there's always a level of self-awareness holding us back. To have the freedom to work alone, really enabled me to get deeper into the music than ever before. It was like embarking on a most fascinating intuitive journey across the soundscapes of each song. Exploring the essence of the music, and how best to serve it. As ever, some songs are easier to find than others, but nevertheless, I always love the search. And as I was singing and gently coaxing the songs, it felt like the songs in turn were gently coaxing me, challenging me out of my comfort zone, inviting me to be bold, and at times to just breathe and listen. It is this very magical quality of music that fascinates me to no end. It's ability to vibrate and interact with us individually, as well as collectively.

 

In the past you collaborated with other metal musicians such as Sonata Arctica. What do you prefer remembering about that experience?

 

Even though my solo career whisked me off to sing songs by a more softer nature, throughout the years I've had the privilege to collaborate with many wonderful musicians, also colleagues from the metal world. Sonata Arctic's album "Unia" really struck a deep cord in me when it was released, and later on, I met Tony Kakko through a mutual friend, we became friends, and a dream of some sort of musical collaboration sparked. I still remember the day I got invited to sing on their album "The Days of Grays". It was a huge deal for me. I also invited Eicca Toppinen from Apocalyptica to play the cello on a song of mine called "Rakkauslaulu" ( a song composed by Lauri Ylönen from the Rasmus). Sharing music with other people, especially in this sort of unique crossover way, has always been like fuel for me, feeding the flames of inspiration.

What is the meaning of music in your everyday life?

 

For the sort of hermit as myself, music has always acted as the most comfortable means of communication to open my heart and share sensitive, private matters with the outside world. Where words always meet the mind first and easily get stuck, warped or lost forever never reaching the heart, music never fails. In this world of ever growing hunger of social media, as we are bombarded by information often broken and inaccurate, instead of wasting words, I'll much rather indulge the world with music, and take refuge in people knowing me more intimately with just their hearts.

 

To be moved by music is a powerful thing. It can be like an embrace from one heart to another to share the challenges and joys of everyday life, to spark epiphanies, to release emotions no words can hold, to find kindred spirits, to make one feel less alone in the world. We've all been given an opportunity to define ourselves against "the norms" of life. It is only through utter freedom of the heart that we can truly discover our full potential, the unique abilities each of us possess, and put them to good use, to leave a footprint, to paint our own unique brushstroke of color on this fascinating, ephemeral canvas of life. In literature, I think this is most aptly described in a poem by Walt Whitman "O Me! O Life!" : "That you are here - that life exists and identity, That the powerful play goes on, and you may contribute a verse." With Auri, I feel like I've finally been able to contribute mine. May this album inspire all our fellow-adventurers out there, on their unique walks of life, to do the same.




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