Kee Marcello (Kee Marcello)
Una chiaccherata assolutamente inaspettata e dai risvolti interessanti con un vero guitar hero: la leggenda del rock Kee Marcello, che per questa intervista ha scelto il titolo "WHO THE FFFFUCK IS KURT COBAIN?" Curiosi di scoprire perché?
Articolo a cura di Marilena Ferranti - Pubblicata in data: 28/10/16
Un artista che non ha davvero bisogno di presentazioni, Kee Marcello. Prima di diventare il chitarrista degli Europe ha militato in diverse band (Stetson Cody Group, Norbom Hilke, Noice, Easy Action), ma la collaborazione con Joey Tempest era già cominciata nel 1985, quando Marcello produsse per lui il singolo Give A Helpin' Hand, per il progetto umanitario Swedish Metal Aid. La magia di "The Final Countdown" che raggiunse la vetta delle classifiche dei singoli in ben 27 paesi, regalò alla  band il successo e la fama mondiale. Il resto è storia: dopo il travolgente successo di due album che sono tuttora considerati pagine essenziali del rock come Out of This World e  Prisoners in Paradise, arrivò il momento di prendersi una pausa. Nel 1993, insieme all'ex batterista Degli Easy Action Freddie Von Gerber, Marcello pubblicò un album omonimo dal sound metal melodico con pesanti influenze blues. Nel 1995 il suo primo lavoro solista, Shine On, e ulteriori lavori col suo progetto solista K2, un power trio composto da Ken Sandin al basso e Snowy Shaw alla batteria. Dopo la reunion degli Europe con John Norum Marcello dichiarò: "ho detto loro che non volevo partecipare ad un nuovo album in studio, perché musicalmente, voglio andare in un’altra direzione ". Tuttavia Marcello ha più volte lasciato intendere di non aver gradito l’esclusione. Nel 2009 ha firmato un accordo con Gerry Helders (TMS Management), e ha iniziato a lavorare su due nuovi album, diventando endorser Gibson. Nel 2011 escono la sua autobiografia, The Rock Star God Forgot, e il suo terzo album da solista, Redux. Nel 2016, Marcello firma con l’ etichetta italiana Frontiers Records per un nuovo album che comprende due tracce dal demo di Prisoners in Paradise.

Lo raggiungiamo al telefono mentre si trova a Göteborg per una chiacchierata tra passato, presente e futuro, che si rivelerà assolutamente inaspettata e davvero molto, molto interessante.

Tu sei ormai da molti anni ciò che tutti definiscono un "guitar hero", una leggenda del rock...ma quand'è stata la prima volta che tu ti sei sentito tale, la prima volta in cui ti sei detto: ok. Sono una rockstar.

(Ride NdR) Ottima domanda. Penso all'età di 21 anni. Suonavo con questa band, i Noice, ed era il nostro primo festival...ci ritrovammo su un palco davanti a cinquemila persone...immagina passare dal nulla a cinquemila persone...in quel momento ovviamente non lo ero ancora ma...mi sentì davvero una rockstar. Sentì il profumo del successo, e sappi che una volta che lo senti non puoi più farne a meno...insomma dopo questa esperienza con uno dei componenti della band formammo gli Easy Action, e diventammo la prima rockband svedese a firmare con una major, la Warner. Ne parlarono tutti i giornali, fu pazzesco... cominciammo a viaggiare, a fare avanti e indietro da Londra, a passare il nostro tempo frequentando altre band, e non band qualsiasi, noi ci fermavamo a fare due chiacchere coi Thin Lizzy, capisci? Ci sentivamo parte integrante della macchina del successo. Anche se solo con la release del secondo album degli Easy Action arrivammo al punto di essere braccati fuori da casa, seguiti ovunque, trattati da vere celebrità...

So che una delle tue passioni è la scrittura, hai pubblicato la tua biografia intitolata "The rockstar God forgot". Come hai scelto questo titolo e perchè?

Non so se abbia molto senso ma…vedi, c'è questa bellissima poesia, "The Land God Forgot" di Robert William Service,  che parla di una terra dimenticata da Dio...devo averla letta molti anni fa, in un momento in cui mi sentivo davvero perso. Ero in una delle più grandi band al mondo, conoscevo chiunque e tutti sapevano chi fossi, ma senza saperlo veramente. Ho pensato che questo parallelismo fosse molto calzante. Il libro è stato un bestseller di enorme successo in Svezia, e francamente non me l'aspettavo, sai io volevo solo buttar giù ricordi e impressioni della vita che avevo fatto negli anni '80, raccontare la mia esperienza...pensa che ho ricevuto almeno dieci proproste di persone che vorrebbero farci un film! Sinceramente gli ho detto di darsi una calmata, non oso immaginare cosa potrebbe venirne fuori, vediamo cosa succederà in futuro. La cosa che per me è davvero importante è che moltissimi fans abbiano letto il libro e mi abbiano scritto le loro impressioni, e che grazie alla scrittura, che per me è assolutamente terapeutica, io sia riuscito a liberarmi di tante cose, troppi ricordi che pesavano sulla mia anima. Ci ho messo un anno a scriverlo, e una volta finito mi sono sentito un uomo nuovo!

Nel nuovo album, la traccia "Finger on the trigger" arriva come un pugno in faccia: si parla di rabbia, rimpianti e pensieri suicidari. Hai scritto questa canzone riflettendo sugli anni in cui hai combattuto contro la dipendenza dalle droghe?

Sì. Assolutamente. Avere il dito sul grilletto è una condizione mentale estrema; significa essere così disperati da non vedere più altra soluzione possibile se non quella di mettere fine alla propria esistenza. Si tratta di prendere una decisione definitiva, per quanto stupida, e moltissime persone si identificano con questa sensazione ogni giorno purtroppo. I miei giorni a Los Angeles sono stati tremendi. Mi sentivo come una bomba a orologeria, come un kamikaze pronto a farsi esplodere...e ti assicuro che non c'è sensazione più definitiva di quella, ecco cos'è il vero "Final Countdown". Te ne stai lì, e saresti pronto non solo a sacrificare la tua vita ma anche quella di altre persone, solo per qualche stupida convinzione. Per fortuna non ne vale la pena. Ci sono troppe buone ragioni per amare la vita e credo che alla fine della canzone il messaggio che arriva sia questo. Credo che sia la canzone migliore che abbia mai scritto.

Parliamo di te come musicista. Ci sono così tanti giovani artisti che studiano la tua tecnica, che vorrebbero diventare bravi come te, avere il tuo stile...quale pensi che sia l'ostacolo più grande per diventare un grande chitarrista?

Ottima domanda, di nuovo! (Ride NdR) Ti racconterò una storia per spiegarti come la vedo: immagina questo scenario. Vivevo alla Bahamas, e ogni sabato facevo una passeggiata fino all'edicola per comprarmi una copia di Guitar Player Magazine per poi andare a leggermela in santa pace seduto nella mia veranda. Insomma, un sabato come un altro mi capita di leggere questo pezzo su di un chitarrista italo americano, Pat Martino, che è un fottutissimo genio, se non lo conoscete andate a informarvi! Insomma, questo Pat raccontava di essersi imbattuto un giorno nella leggenda, il signor Les Paul, e di aver ricevuto da lui la più grande lezione di sempre: Les Paul gli fece dapprima i complimenti per la sua tecnica nei virtuosismi e per la sua genialità, e poi gli chiese candidamente "ma dimmi, figliolo, tua madre ti riconosce quando ti sente alla radio?" Vedi è tutto qui il succo. Chiunque può suonare bene la chitarra. Ti ci vogliono al massimo tre anni di studio per avere tutto ciò che ti serve per poter dire di "saper suonare“. Ma diventare un chitarrista...quella è un'altra faccenda. Per diventare come me, per raggiungere questo livello, la dura verità è che dovrai suonare fino allo sfinimento. Dovrai essere in grado di sentire il gusto, l'odore di ogni singola nota che suoni, e non ci sono scorciatoie, no signore. Si fottano i tutorial online, i video su youtube per imparare in fretta i trucchi del mestiere...la verità è che dovrete suonare, suonare e suonare. Chi credete che vorrà sentire i vostri virtuosismi copiati se altre dieci, cento persone sono in grado di fare uguale o meglio? La verità è che aveva ragione Les Paul. Non si tratta di far capire a tutti quanto siete tecnici o quanto siete bravi. Si tratta di far capire a tutti chi siete. E ti dirò di più, questo è anche il modo in cui mi è venuto in mente il solo di "Supertitious". Una melodia che tutti fossero in grado di riconoscere, non un tecnicismo impossibile. Anche Mozart faceva così sai? Prima una melodia riconoscibile, e puoi il virtuosismo. Perciò ragazzi, giovani chitarristi: datemi retta, il segreto è fare pratica. Ascoltate di tutto, qualsiasi cosa, uscite dalla vostra comfort zone, dal vostro territorio, perchè se non lo fate, suonerete tutti allo stesso modo.

Tu sei stato artefice di alcuni tra gli album più importanti della storia del rock. Grazie agli Europe moltissimi giovani aspiranti rockstar hanno iniziato a lavorare per diventare come voi, come te. Ma tu, prima di essere il chitarrista degli Europe...come chi volevi diventare?

(Ride NdR) Beh, c'era questa band svedese, si chiamavano Hep Stars. A mia sorella piacevano un sacco, aveva tutti gli album… lei è più grande di me di quattro anni, quindi sai, io la seguivo e cercavo di imparare... mi portò a sentirli suonare ben quattro volte. Il tastierista era un certo Göran Bror "Benny" Andersson, quel ragazzo che più tardi fondò gli ABBA, ti rendi conto? Facevano questo rock'n'roll a metà tra i Beatles ed Elvis, se mi spiego, erano gli anni settanta...e avevano dei pezzi davveri spettacolari. Il cantante poi, lo ricordo benissimo, aveva la gobba (ndr ride) e immagina che io, ancora ragazzino, tornavo a casa e mi fingevo gobbo imitandolo e chiedendo a mia madre come potessi fare per avere una gobba come la sua!

Il nuovo album è in uscita per Frontiers proprio in questi giorni. Cosa possono aspettarsi i fans, e cosa rappresenta per te il titolo "Scaling up"?

Sai, mi capita di parlare con grandi nomi che hanno fatto la storia del rock quotidianamente, e tutti sembrano emanare questa sensazione di decadenza e declino perchè hanno vissuto i fasti del passato. E' come se tutti fossero già concentrati sulla pensione, sul farsi le vacanze e andare a rilassarsi... io non ci penso nemmeno lontanamente! Io sono in pieno fermento creativo, ho voglia di fare, di scalare la vetta del successo! Ecco perchè il titolo "Scaling up". Ho le energie, mi sento al massimo 22 anni, spero di rompervi le scatole per almeno altre due decadi!
Per quanto riguarda l'album...vedi io ho fatto parte degli Europe. E mi piaceva fare musica con loro. Ma tutto quello che hanno pubblicato dopo la reunion...beh, è di una noia mortale. L'altro giorno al mio show "Rock of '80s" al Globen di Stoccolma c'erano dodicimila persone, era sold out, capisci? Dopo lo show, al release party, ho incontrato Ian Haugland, Mic Michaeli... e l'ho detto anche a loro: i loro nuovi album fanno davvero schifo! Il punto è che non credo che siano abbastanza buoni, se pensi a che grandiosi e geniali musicisti siano tutti quanti e che razza di cantante spettacolare sia Tempest! Detto ciò, sono stato anch'io un bastardo noioso per una decina d'anni, stavo cercando di sperimentare...ma con quest'album direi che ci siamo. Ecco chi è Kee Marcello: melodie calde, un bel song writing, un'ottima produzione, musicisti straordinari... pensa che l'altro giorno è uscito un titolo sul giornale svedese che recitava così: "Kee Marcello is more Europe than Europe", ti rendi conto?

So che per quest'album hai scelto di ripescare alcuni demo originali che ai tempi furono esclusi da "Prisoners in Paradise":"Wild child" e "Don't know how to love".

Se cerchi su Youtube Le Baron Boys, troverai una raccolta di registrazioni di alcuni demo che scrivemmo tra l''89 e il '90 (qui il link per i curiosi) Credo che l'unica ragione per cui non siano finite nell'album è che avevamo firmato un contratto col diavolo. La Epic - Sony Records. A quella gente non importava molto della musica... ti spiego meglio. In quel periodo eravamo appena rientrati dal tour mondiale di "Out of this world", stiamo parlando di quasi due anni ininterrotti on the road, e ci dissero che dovevamo scrivere subito un nuovo album. Ci guardammo intorno: in quel momento i Guns'n'Roses stavano diventando un fenomeno mondiale, insomma ci rendemmo conto che competere con quello che stavano propondendo loro sarebbe stato impossibile facendo uscire un altro pezzo come "Carrie". Tempest mi disse: devi scrivere dei killer riffs, qualcosa di pazzesco, di diabolico, di sconvolgente! E così feci. Organizzammo una serata per proporre in anteprima le nuove canzoni al Whisky a Go Go a Los Angeles (ndr Il Whisky a Go Go è un locale di West Hollywood, California, lo trovate all' 8901 di Sunset Boulevard nella Sunset Strip; un'ex centrale di polizia, poi divenuto discoteca. Il nome è ispirato a Le Whisky à Go-Go appunto,  un postaccio popolare a Parigi a fine anni 40 frequentato da marinai americani che, tornando in patria, ne esportarono l'idea) ma quelli del locale ci dissero che se avessero messo il nostro nome sull’insegna avremmo fatto esplodere il locale, e quindi ci venne in mente di usare un nome falso. E’ così che nasce "Le Baron Boys", proprio come la Le Baron della Chrysler, sai,  perchè ai tempi avere una cabrio andava di moda, e tutti ne avevamo una. Nonostante il nome finto, ricordo che lo show andò sold out a tempo di record e la fila per entrare si estendeva per sei isolati perchè qualcuno aveva messo in giro la voce che gli Europe avrebbero suonato in esclusiva il nuovo album! Quella sera le suonammo tutte, comprese "Wild child" e "Don't know how to love" e la gente impazzì. Ma poi ci scontrammo con la realtà della casa discografica, per la quale i soldi vengono prima di ogni cosa, e quando presentammo i pezzi tutti entusiasti per la ventata di energia che eravamo riusciti a condensare, arrivò un tizio con un pugno di statistiche in mano e disse: la hit di maggior successo per gli Europe è "Carrie"- ci mancherebbe, era la verità, "The final countdown" aveva raggiunto "solo" la posizione n. 12 della Billboard chart, mentre Carrie era arrivata al n. 3 – ma visto che la nostra più grande hit in America era stata una ballad, ci imposero di scrivere altre ballads, e tutti i pezzi più “cattivi” che avevamo pensato per l'album vennero automaticamente esclusi. Certo, in molti staranno pensando: avreste potuto opporvi! Vi assicuro che lo facemmo. Ma eravamo reduci da due tour mondiali, eravamo in cima al mondo, e avevamo già pianificato un ulteriore tour mondiale per il nuovo album. Se avessimo rifiutato avremmo messo in discussione molto più che una scelta di stile, ma qualcosa come venti milioni di dollari...ci tenevano per le palle, questa è la verità. Non ci stavano chiedendo gentilmente di scrivere delle ballads perchè avrebbero funzionato. Ci stavano imponendo di farlo o ci avrebbero lasciati per strada.

Possiamo tranquillamente dire che hai reso giustizia a questi due pezzi finalmente!

Sai, ho sempre desiderato ascoltare questi pezzi come li avevo immaginati ai tempi e non solo meramente registrati su delle musicassette sottoforma di demo…tra l'altro il vostro Michele Luppi, quel maledetto genio, suona le tastiere su Wild Child, adoro quel ragazzo!

Le canzoni del nuovo album hanno sonorità molto moderne e spaziano dall' hard rock al funky, al blues...e le melodie sono super orecchiabili. Quali di queste non vedi l'ora di suonare dal vivo?

Oh, le adoro tutte. "On the radio" per esempio, è un pò come un‘ autobiografia, c'è una storia che parla di due persone che prendono strade diverse, anche se il ritornello è allegro e spensierato..il senso è un pò come quello di "Don't stop believing" dei Journey. "Black hole star" penso che sia il pezzo di cui vado più fiero. E' molto dark, parla di quanto sia limitato il tempo che abbiamo da passare su questo pianeta, abbiamo già distrutto abbastanza, estinto specie, siamo davvero arrivati al punto di non ritorno purtroppo. Nessuno è immortale, la razza umana è molto fragile, dovremmo godercela finchè siamo qui.

Se potessi scegliere tu il titolo di questa intervista cosa scriveresti?

(Ride NdR) Accidenti, sei brava...lasciami pensare... ce l'ho. Ma prima ti spiego perchè. Anni fa, non ricordo neppure più quando, avevamo uno show in un‘arena da qualche parte nel mid west degli Stati Uniti… insomma arrivammo al backstage, e davanti a noi si parò questo stupido muro di mattoni con su scritto, a caratteri cubitali: "WHO THE FUCK IS JOEY TEMPEST? firmato Kurt Cobain“. Ti rendi conto? Va da sè che oggi il mio titolo sarebbe: "WHO THE FFFFUCK IS KURT COBAIN?" Il grunge è durato qualcosa come 20 minuti nella prospettiva della storia del rock e ha messo in ginocchio l'intero music business per come lo conoscevamo, dannazione! Che vadano a farsi fottere tutti!




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