Khemmis (Ben Hutcherson)
Ritrovatosi in un vortice di successo improvviso, i Khemmis tornano in pista con una nuova proposta: "Desolation". Un album pensato per parlare a qualcuno, raccontando delle storie, diverse e personali. Ben Hutcherson ci ha raccontato cosa è successo negli ultimi due anni...
Articolo a cura di Cristina Cannata - Pubblicata in data: 29/06/18
Ciao Ben! E' un piacere averti qui tra le pagine di SpazioRock.it! Grazie per il tuo tempo, come va? 

Va tutto alla grande! E' un giornata meravigliosa oggi qui a Denver, felice di essere vivo, felice di star scambiando quattro chiacchiere con te!

Vale anche per me! I Khemmis hanno pubblicato il loro nuovissimo album "Desolation" da qualche giorno, quali sono state le reazioni dei fan al primo ascolto, considerando che c'è stato un sacco di excitement per questo nuovo disco?

In generale, spero che i fan vedano questo nuovo disco come la nuova evoluzione della band, il gradino successivo nel percoso di questa band. Perchè, sì, pensiamo che il nostro sound originale sia riconoscibile, certamente suona come un disco dei Khemmis, si riconosce il tratto distintivo, ma è anche sicuramente un album molto diverso dai precedenti, è più vario, più ritmato... è più dark, in un certo qual modo lo definirei molto più indirizzato verso il classico heavy metal. Penso che verrà apprezzato da molti, penso che ognuno possa trovarci un po' di quel che vuole.. c'è della roba tenebrosa, altra più aggressiva, altra tipicamente heavy metal, armonie di chitarre davvero interessanti... insomma, ce n'è per tutti!

Ascoltando l'album ho avuto come l'impressione che con questo nuovo disco voi voleste in un certo qual modo forgiare il vostro sound, dargli una forma chiara e definita, mi sbaglio? 

Sì, assolutamente sì. Se "Hunted" è stato il disco con cui abbiamo capito chi eravamo come band, con questo album abbiamo capito cosa volevamo essere. Con questo disco abbiamo preso tutti gli elementi necessari, abbiamo preso confidenza come autori di musica, come musicisti, oltre come ad un gruppo di quattro amici. E abbiamo cercato di fare qualcosa che non avevamo mai fatto prima, provando ad identificare l'identità del nostro sound, capire quali influenze andassero bene, è qualcosa di più difficile da inquadrare rispetto ai nostri lavori precedenti. 

"Hunted", il vostro album precedente, è stato per l'appunto un successone: si è classificato 11esimo nella classifica Rolling Stones dei migliori album metal del 2016 e primo alla classifica Decibel per i migliori album del 2016. Come avete gestito quest'ondata di successo? Ve l'aspettavate in qualche modo? 

Be', sai, naturalmente non potevamo aspettarcelo e ci siamo ritrovati ad essere umili protagonisti di un'ondata di successi. Mentre registravamo quell'album, ci sentivamo come se non stessimo facendo nulla di speciale, non avevamo idea che avrebbe cambiato le cose in questa maniera, che ci avrebbe portati a connetterci con tutte quelle persone. Siamo stati davvero entusiasti di quello che è successo, abbiamo condotto una vita frenetica, di corsa, negli ultimi due anni perchè tante persone sapevano chi eravamo, ci avevano conosciuti. Tante grandi testate parlavano di noi e credimi, è davvero entusiasmante essere al centro di questo vortice, sentire tutta l'energia e l'attenzione che c'è intorno a questo nuovo album. Senti che la gente ti stia dando attenzione.
 
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Mi hai raccontato che questo nuovo album è stato importante per voi anche nell'ottica di prendere consapevolezza come artisti, quindi dimmi, come avete gestito il processo creativo? 

E' stato caratterizzato da una certa naturalezza, devo dire. Sai, suoniamo insieme da un sacco di anni, siamo andati in tour assieme per tanto tempo, abbiamo condiviso molte esperienze, abbiamo passato ore e ore in sala prove insieme e nel tempo sono uscite tante diverse versioni del sound dei Khemmis che però hanno tutte una linea comune. Per esempio, quando abbiamo finito di registrare "Hunted" io ero già lì a scrivere riff che sarebbero poi finiti su "Desolation". E' un processo interessante in cui si genera questo catalogo di idee tutte insieme e quando ci sediamo insieme a scrivere, che in questo caso è stato l'estate scorsa, ci diamo "Ok, alcune cose potrebbero andare bene per un nuovo album". Una serie di idee che stanno lì a farci pensare a che sound vogliamo creare. Prendere le idee, dare a loro una forma, dei sentimenti, un senso. E quindi iniziano a figurare i primi riff di chitarre, le dinamiche delle canzoni, come una certa parte di una certa canzone dovrebbe essere, come un'altra dovrebbe inserirsi nel contesto dell'album. E penso che adesso siamo davvero capaci di farlo perchè quello che abbiamo imparato sia con "Hunted" che con questi tour maestosi che abbiamo fatto, i festival e tutto quanto è davvero sentire e capire cosa sono i Khemmis, cosa questa cosa significa per noi. 

E cosa mi dici dei testi? Avete delle particolari fonti di ispirazione? 

La più grande fonte di ispirazione è la nostra vita. Soprattutto quello che è successo negli ultimi due anni... abbiamo vissuto questa esplosione di successo, come uomini abbiamo vissuto delle esperienze personali molto importanti: l'amore, il cambiamento politico e culturale,avere a che fare con il tempo che passa... sai tutti invecchiamo, no? Beh ecco, quando invecchi inizi a vedere le cose da un altro punto di vista rispetto a quando avevi 20 anni, le cose hanno un significato diverso. Quindi tutte queste esperienze, le sensazioni, le speranze, i pensieri, i sogni ci permettono di costruire una storia che attiri l'ascoltatore permettendogli di connettersi alla cosa nel suo modo, di arrivare ad una sua personale interpretazione. Non vogliamo star lì a ricordare di cosa parli una canzone, vogliamo lasciare aperte più vie di interpretazione così che le persone possano lavorare su loro stesse e trovarci i loro personali significati, creando una relazione con la canzone. Con questo album abbiamo davvero cercato di capire da dove arrivano queste sensazioni e questi sentimenti dark. Il titolo dell'album "Desolation" fa riferimento a questo certo senso di desolazione che c'è intorno alla vita, quando avverti che le giornate non hanno più quel calore che avevano prima, quando pensi alle cose che fanno la tua vita, alla esperienze che fai... perchè è quello che succede, e non succede solo a noi. Penso che sia qualcosa che riguardi la vita di tutti, ci sono delle situazioni in cui ti senti più disconnesso, più senza speranza. Forse con questo album molte persone potranno connettere le loro personali esperienze con la musica e magari pensare "Sì ok, le cose non vanno sempre bene, qualche volta c'è la luce, altre il buio, ma se sei disposto a lavorare, a combattere, il sole splenderà un po' di più domani".

Mi chiedevo chi ha avuto l'idea per il nome della band... chi è l'appassionato di storia dell'Antico Egitto? 

Dan (Barnett, NdR.) ha tirato fuori il nome della band ma... non è né un appassionato né un esperto di storia! Semplicemente quando andava a scuola ha sentito questa parola e gli è piaciuta un sacco e penso che da lì abbia desiderato ardentemente di avere una band per utilizzare questo nome. Credimi, la cosa peggiore del fare una band è trovare il nome. Perchè ci sono milioni e milioni di band al mondo, tutt'ora esistenti o meno, ed è difficile trovare un nome che non suoni come qualcosa di già sentito. Avevamo un sacco di idee, quando si è detto "Che ne pensate di Khemmis?", l'abbiamo scritto, l'abbiamo guardato e abbiamo pensato "Beh, è carino!". Credo non abbia molto a che fare con la band, ma la maggior parte della gente non sa che cosa significhi e comunque non se lo chiede. 

Pochi mesi fa avete firmato il vostro contratto con Nuclear Blast, una delle etichette più importanti per il panorama metal, soprattutto qui in Italia. Possiamo vedere la cosa come un tentativo di espansione in Europa considerando anche che il doom metal è molto apprezzato qui? 

Sì certamente. L'Europa è stato il nostro obiettivo per gli ultimi due anni. Entrare a far parte di Nuclear Blast significa che questo sogno è adesso molto più vicino alla realtà. Abbiamo suonato tre volte in Europa qualche mese fa. Non sono mai stato in Europa (a parte queste poche occasioni), ma ho sentito dire da amici che hanno portato avanti grandi tour che c'è questa sorta di attitudine, di atteggiamento rispettoso verso l'heavy metal che è unico. Perciò sono così entusiasta di essere entrato a far parte di Nuclear Blast perchè significa vivere questa cosa, vivere la passione che gli europei hanno per questo tipo di musica, che penso sia davvero straordinaria. 
 
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Secondo te, quanto è importante che l'etichetta rispetti i voleri e le creatività degli artisti e viceversa? 

Be', si tratta di una relazione che necessita di qualcosa da ambo i lati. Un'etichetta può lavorare duramente e bene solo se la band è disposta a fare altrettanto. Ed è per questo che siamo così contenti di essere con Nuclear, sono così rispettosi e umani, ma al contempo lavorano sodo e ci incoraggiano a fare lo stesso. Ad esempio le interviste, sappiamo che è giusto farle, siamo contenti perchè parliamo, ci promuoviamo e stiamo valorizzando il lavoro che ha fatto prima Nuclear Blast nel programmare l'intervista. 

Eravate in tour con Enslaved, Wolves In The Throne Room e Myrkur per il Decibel Magazine Tour. Come avete vissuto questa esperienza? 

Quel tour è stato semplicemente straordinario. Ritrovarmi in tour con gli Enslaved, di cui son sempre stato un grande fan da quando ero ragazzino, è stato incredibile. E adesso siamo anche buoni amici! Questo è pazzesco... sono una band leggendaria, ma al contempo, quando ti ritrovi a condividere queste esperienze, ti rendi conto di quanto siano delle persone reali, disponibili e gentili. Quando Ivor ha iniziato a metter su la maglia dei Khemmis, incontrava i fan, faceva le interviste con quella maglia.. be' quello mi ha parecchio colpito. 

Quindi... che mi dici del tour in supporto a "Desolation"? Avremo qualche occasioni di vedervi in Italia? 

Sì, decisamente verremo in Europa. Non abbiamo ancora nulla di definito da annunciare adesso, stiamo lavorando sui dettagli, ma il periodo dovrebbe essere gli ultimi mesi di quest'anno. E vogliamo assolutamente venire in Italia! Abbiamo sentito in giro un sacco di dicerie sul pubblico italiano... si dice che i metalheads siamo particolarmente esplosivi. Avremo un sacco di cose da farvi sentire, a te e tutti quelli che ci verranno a vedere in Italia!

Ben, grazie tante, è stata una piacevole chiacchierata! Vuoi lasciare un messaggio ai tuoi fan italiani e ai nostri lettori? 

Grazie, è stata davvero una bella intervista! Amici italiani, vi dico grazie per averci supportato e per continuare a farlo. Non vediamo l'ora di farvi sentire questo lavoro, ci abbiamo messo un sacco di tempo, sangue e sudore e spero davvero che vi arrivi in qualche modo!
 
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