Neal Morse Band (Neal Morse)
Fluido, moderno, immediato, sperimentale. Ma soprattutto tremendamente prog. Questi e altri sono gli aggettivi che siamo ben lieti di sprecare per "The Grand Experiment"; l'ultima release di Neal Morse si candida già ad essere una delle uscite migliori dell'anno. Per cui, se amate districarvi fra i tortuosi sentieri del rock progressivo, potreste iniziare da questa breve ma intensa chiaccherata in cui si è parlato di ogni, da Portnoy alla fede. Skies is the limit!
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 05/03/15

Congratulazioni per il disco, si respira una grande atmosfera di libertà fra i suoi solchi.

Qualcosa del genere… l’approccio alle composizioni è stato molto immediato, lo abbiamo scritto e registrato suonando tutti assieme nella stessa sala, ci conosciamo da anni ormai per cui l’intesa è altissima; tutto è partito da poche idee che si sono sviluppate gradualmente con il contributo di tutti, alcune in maniera clamorosa come la traccia conclusiva di 26 minuti!

Per questo disco ti sei avvalso ancora una volta dell’aiuto di Mike Portnoy, come avviene ormai da molti anni. Hai mai pensato di mettere in piedi una formazione stabile con lui?

Abbiamo fatto molte cose assieme ma lui non è il tipo che si lascia assorbire da un solo progetto, è sempre propenso a fare tante cose diverse contemporaneamente, tenerlo in una band vorrebbe dire imbrigliarlo in un certo senso… Mike è un autentico professionista.

Per il precedente “Momentum” hai selezionato la line up con dei provini su Youtube. Ritieni possa essere la nuova frontiera?

Rimasi impressionato dal numero di persone che si candidarono, c’era di tutto, gente che veniva da Nashville pronta a partire il giorno dopo, e cose del genere…ho selezionato fra centinaia di musicisti tutti differenti, è stato un processo sui generis ma non lo definirei un punto di partenza; all’epoca mi trovavo a L.A. e non avevo contatti, così ho voluto provare questa esperienza. Una volta messa su la band il processo adottato è stato lo stesso di sempre, io ho un’idea, tu prova a seguirmi, e così via.

Con i Flying Colours hai abbracciato uno stile più pop oriented al pari di tanti altri nomi illustri del tuo genere. Pensi che il passaggio a uno stile più commerciale sia inevitabile per chi suona prog rock?

Adoro il prog e come diciamo qui in America “the sky is the limit”, qualunque cosa è possibile… chiaramente comporre canzoni più lineari può aprirti molte porte in termini commerciali ma credimi, creare una hit non è facile come si crede, non è esattamente come bere una tazza di té; nessuno può sapere cosa c’è dietro l’angolo, in futuro potremmo fare anche qualcosa di più radicale… per adesso andiamo semplicemente dove la musica ci conduce.

Su “The Grand Experiment” Mike sembra avere uno stile molto diverso da quello che lo ha reso famoso con i Dream Theater, quasi irriconoscibile. E’ stata una tua richiesta precisa?

No, niente di tutto questo, Mike è in un certo senso il produttore di se stesso, in generale gli ho lasciato quanto più spazio possibile: se lui è felice delle soluzioni che propone, io lo sono di più!

nealmorsephoto

Parlami del festival che ogni anno organizzi nella tua città Natale, “The Morse Fest”.
 
Tutto ebbe inizio quando la mia parrocchia mi chiese di organizzare un concerto per loro, come puoi immaginare c’è molto lavoro dietro, una chiesa è pur sempre una chiesa, non si trattava di un concerto convenzionale o un festival come lo intendiamo noi, ma richiedeva comunque molto impegno in termini di organizzazione. Mentre stavamo pianificando i dettagli dell’evento, ho chiesto al mio amico Chris di occuparsene a tempo pieno e in un certo senso abbiamo preso le redini della manifestazione. Senz’altro un’esperienza senz’altro divertente.

Pensi sia possibile esportare un evento del genere in Europa?

Ne abbiamo parlato col management ma allestire il festival qui negli States richiede già abbastanza impegno, senza contare le attività promozionali che mi riguardano, la registrazione del disco e tutto il resto, per cui abbiamo rimandato il progetto a data da destinarsi.

La fede è un tema che ricorre spesso nelle tue lyrics. Se non è una domanda troppo personale, vuoi parlarci del tuo punto di vista riguardo ad essa?

Certamente. Ciò che mi ha cambiato come persona è stata l’esperienza dello spirito attraverso la musica: penso che la mia musica non provenga da me, ma da qualche altra parte, forse ha un’origine divina ed è una sorta di viaggio spirituale che si concretizza quando suono e che dà senso a tutta la mia vita.

L’ultima domanda riguarda il tuo passato negli Spock’s Beard: c’è qualcosa che cambieresti? Rifaresti determinate scelte?

Non credo che rifarei qualcosa in modo diverso, sono grato a tutti per ciò che ho ottenuto come uomo e come musicista e posso ritenermi una persona soddisfatta. Il passato è solo una parte del viaggio, amico mio, soltanto una parte del viaggio…




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