Paradise Lost (Greg Mackintosh)
Trentadue anni di carriera per i Paradise Lost e non sentirli affatto. Il nuovo album "Obsidian" in uscita il 15 maggio, le origini nei freddi paesaggi del nord Inghilterra, l'attuale situazione Brexit e la ben più allarmante covid-19 e quell'ispirazione tutta dedicata ai Dead Can Dance. Ne abbiamo parlato con Greg Mackintosh, ecco cosa ha raccontato ai nostri microfoni. 
Articolo a cura di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 13/05/20

Benvenuto su SpazioRock, Greg. È un vero piacere. Come va?

 

 

 

Grazie a te per il tuo tempo, Alessio. Siamo tutti in pigiama in questo momento quindi non credo nessuno si stia lamentando (ride, ndr).


Osservando brevemente la nostra situazione attuale senza precedenti creata dal covid-19, c'è mai stato un momento in cui i Paradise Lost hanno pensato a una riprogrammazione dell'uscita dell'album?
 

No, a dire la verità. Nessuno sa quando tutto questo finirà e sicuramente avrà un leggero impatto sulle vendite di tutti noi, ma non importa, siamo tutti sulla stessa barca. Quello che era importante per noi era assicurarci che in un periodo oscuro come questo la gente avesse qualcosa da fare. I film, l'arte, libri sono tutte piccole cose che intrattengono senza far impazzire (ride, ndr) quindi per noi è sempre stato importante pubblicarlo.

 

"Obsidian" è un titolo molto introspettivo ed ermetico. Lasciando da parte la mia personale interpretazione, qual è la principale fonte d'ispirazione?

 

Dipende da a chi chiedi, sai? Nick (Holmes, ndr) potrebbe dirti tutt'altro e a tutti gli effetti è lui che ha portato l'idea sul tavolo. Sapevamo tutti che l'ossidiana è una pietra vulcanica, ma il vero motivo della scelta è molto più profondo, ha a che fare con il vecchio folklore e il modo in cui la pietra era percepita in età pre-cristiana. Avevamo l'idea per l'artwork, che simboleggiava però l'aspetto più iconografico e idolatrico e si sposava veramente bene con quello che volevamo esprimere. Per la band ha una traslazione diversa e ha più a che fare con l'aspetto introspettivo, simbolico e storico della cosa. Non che crediamo a tutto questo (ride, ndr) ma è sicuramente un argomento interessante.


Sono sempre stato molto incuriosito da come si può mantenere un flusso intenso e stimolante di ispirazione per ogni nuovo album e, nel tuo caso, stiamo parlando di un flusso di trentadue anni. Come fate voi, come band? C'è un trucco? Un modo tutto particolare per raggiungere tale obiettivo? 
 

(ride, ndr) No, ad essere sincero. Personalmente, è sempre stata la più grande curva di apprendimento da quando abbiamo iniziato a oggi. Non è sempre questione di musicalità o abilità in ciò che uno può fare. Quando ascolto la musica di una band e ho immagini chiare, per esempio un tuono che si fa largo attraverso il mare, be', quella è la mia idea di musica, riuscire ad essere sempre ispirato, ad ogni costo, in ogni momento e non solo su cose che riguardano il passato ma soprattutto su quelle alimentano il tuo interesse sul presente. C'è solo da aspettare di vedere la reazione del pubblico, se sarà popolare o no, non è qualcosa che decidi tu.

 

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Come ho già detto in precedenza, trentadue anni di Paradise Lost. Se non ricordo male, tutto è iniziato da Halifax, cittadina del West Yorkshire. Ho vissuto nelle vicinanze, a Huddersfield, anni fa e quindi so come il tempo duro e i paesaggi da sogno possano influenzare chi abita lì. Potremmo dire che il clima dello Yorkshire è stato il primo vero strumento ispiratore per la band agli esordi?


Credo che, inconsciamente, abbia un forte effetto. Quelle aree rigide, tra il verde e le vecchie industrie fatiscenti, la campagna inglese che sicuramente hai conosciuto, quindi sai di che parlo. Ma anche l'atteggiamento delle persone che, anche se sembra siano sempre lì a scontrarsi per la maggior parte delle loro vite, c'è sempre quella consapevolezza che siamo a tutti gli effetti un prodotto dell'ambiente in cui viviamo e quindi il senso dell'umorismo, il trinceramento nelle nostre abitudini inglesi in questo caso non dà modo all'ego di spiccare perché verrebbe smantellato sul momento. Uno degli esempi più lampanti è stato quando, agli esordi, abbiamo fatto una delle nostre prima copertine cartacee, credo fosse Kerrang Magazine, al nostro pub locale, e visto che a quei tempi la scena punk era assai fiorente ci dissero “ma non diventerete forse una di quelle band scapestrate e alcolizzate che girano di questi tempi?”, ecco la situazione era un po' quella. 

 

Sembra che "Obsidian" abbia un'atmosfera molto particolare che collega l'album ai gloriosi tempi della scena goth anni '80. È stata una scelta molto precisa o ti sei semplicemente detto "vediamo cosa viene fuori questa volta"?


C'erano sicuramente delle linee guida grezze quando abbiamo iniziato a pensare all'album. Volevamo qualcosa di più eclettico, diverso, qualcosa che portasse più verso lidi introspettivi e riflessivi, ma quello era solo il contorno dell'idea. Ogni canzone ha poi preso una strada tutta sua, una vita propria. Poi sì, come citato da te nella domanda, a un certo punto durante il percorso di scrittura c'è stato un momento dove ho personalmente ripreso reminiscenze di quella scena goth degli anni 80': Siouxsie and the Banshees e Sisters of Mercy e tutto quelle band. Non cercavamo di rifare o riprendere l'esatta copia di quello che era stato già prodotto ma incorporare ciò che ho sempre ammirato di quella scena. Una canzone come “Ghosts” , guidata perlopiù da basso e batteria, ha invece con la chitarra quel tipo di struttura, delineata nel passato soprattutto da Siouxsie and the Banshees ma anche i The Cure.

 

Siamo arrivati ​​così lontano senza menzionarlo, ma eccoci qui: Brexit. Quali sono i tuoi pensieri a riguardo? Credi influenzerà le future attività e la vita intera della band? 


(ride, ndr) Sembra tutto molto accademico e abbastanza ironico ora. Abbiamo passato due anni a discuterne e cercando di attuarne le regole e nel frattempo le persone si sono stancate anche di parlarne o sentirne gli aggiornamenti. Sembrava poi che con l'avvento del covid-19, l'affare Europa avesse comunque le ore contate, perché disturbarci a fare tutto questo? Ti dirò, non sono un grande fan quando si parla di centralizzazione del potere, l'intera idea era anche ottima ma attuata estremamente male e comunque l'ideologia europea perdeva colpi. L'Italia poi sembra quasi possa essere la prossima ad abbandonare. La domanda viene spontanea: com'è che funziona? Come fa qualcuno seduto in una poltrona di Bruxelles a decidere le sorti di un piccolo villaggio nel nord dell'inghilterra?.

 

In questo momento, chi è il primo artista che ti viene in mente che senti sarà in grado di influenzare e ispirare le nuove generazioni?
 

Questa è una di quelle domande difficili. E' così strano stabilire da dove arrivi l'ispirazione, vero? Ad esempio, abbiamo cambiato il modo di comporre una canzone tre o quattro anni fa dopo aver letto una storia riguardo David Bowie, su come scriveva i suoi testi. E' curioso come qualcuno possa scrivere un semplice, piccolo, articolo su un cantante o un poeta e influenzare l'arte dell'artista che legge in quel momento; ciò che pensi sul momento è “com'è che non ci ho pensato io ad utilizzare quel determinato metodo?”. Io per primo, agli esordi, ascoltando i Dead Can Dance e colonne sonore di film ho cercato di interpretare come quella musica mi facesse sentire nei confronti del mio stesso lavoro con la chitarra. I Dead Can Dance sono sicuramente una delle mie personali e maggiori influenze, e quel tipo di musica è totalmente diverso da ciò che faccio, non è metal, non è rock. Poi è appurato come ci siano tante proposte e band interessanti ai nostri tempi ma vivono soprattutto nell'underground musicale più che nel mainstream.


Concordo. Di questi tempi, ho notato come la scena musicale femminile sia quella che spicchi di più. Basti pensare a Chelsea Wolfe ma anche Lisa Gerrard (Dead Can Dance, ndr.) che ai suoi tempi riuscì a creare qualcosa che magari non era ancora presenta nella scena...

 

E' veramente interessante ciò che dici e proprio a riguardo, in passato ricordo di non essere mai riuscito ad apprezzare abbastanza una voce femminile, ma era per il modo in cui veniva tradotta nella scena metal, perché l'intero discorso non era approcciato nel modo giusto. Ma quando parli di Lisa Gerrard e anche Chelsea Wolfe sono artiste ben definite e a fine dei conti è l'unicità che premia artisti cosi. L'artista non deve emulare troppo i suoi eroi ma esserne ispirato ed è così che finisce per ispirare altre persone.

 

 

Devo dire che l'album è davvero stimolante musicalmente, ma c'è una canzone che ho percepito in modo diverso. È un dato di fatto come la stessa canzone abbia sostituito una delle mie preferite, che è "Faith Divides Us - Death Unites us"; Sto parlando di "Ghosts". Qual è la storia di questo piccolo gioiello musicale?
 

Interessante. Ho citato prima il diverso modo in cui la band compone una canzone e ora più sullo specifico come David Bowie componeva i suoi testi: era solito scrivere le sue parole preferite su un foglio di carta per poi strappare tutto e far cadere tutto sul pavimento e osservare poi a caso cosa riusciva a catturare la sua attenzione per creare delle frasi di senso compiuto. Perciò, ho pensato perché non farlo in forma di canzone? Così ho iniziato a comporre dei piccoli brani musicali, non più lunghi di qualche secondo per poi mandarle a Nick (Holmes, ndr.) e chiedere di usare diversi registri vocali su ogni piccolo segmento passando dal growl, al falsetto o la voce di petto. E' lui poi a rimandarli indietro e spetta a me spogliarne le linee vocali dai veri segmenti musicali e assemblare poi il tutto. “Ghosts” nasce proprio da questo processo, avevamo una linea che diceva “for jesus christ” e l'intera canzone è stata costruita tramite immagini e suoni da quella piccola frase con l'aiuto dei piccoli segmenti. Non sempre il metodo tradizionale di scrivere una canzone porta all'intuizione musicale che serve e questo modo rende possibile una varietà diversa che non avresti diversamente.

 

Sono tutte piccole creature per te, quindi davvero non dovrei chiederlo ma, per pura curiosità, hai una traccia preferita dall'album e perché “Ending Days”?

 

(ride, ndr) curioso che tu mi abbia dato anche una risposta che non si discosta molto dalla verità attuale. Ci sono vari livelli musicali nell'album ma credo che il brano di apertura, “Darker Thoughts”, sia la risposta a ciò che chiedi. Forse perchè è uno di quei brani nati per sbaglio e non si sa bene da dove arrivi. Inizialmente era solamente una piccola linea di chitarra acustica, più un'intro che una canzone, e quando ho chiesto l'opinione di Nick (Holmes, ndr), non mi ha risposto per qualche giorno (ride, ndr.). A quel punto ho pensato non fosse affatto di suo gradimento ma poi mi ha risposto con la linea vocale già finita e perplesso ho finito il brano. E' stato inaspettato, ecco. Il brano è totalmente alienante perché diverso da brani più tradizionali come il singolo “Fall from Grace” o “The Devil Embraced” quindi dovessi scegliere, sì, sceglierei “Darker Thoughts” perchè andrà sicuramente a testare l'ascoltatore. Per tornare alla tua domanda, questo brano è comunque legato ad “Ending Days” in qualche modo, perché quando con la band riascoltiamo l'intero album sono le uniche due canzoni che non hanno una specifica origine musicale e non è stato facile neanche realizzare quando sono diventate delle canzoni a tutti gli effetti. Sono decisamente i due brani più sperimentali del nuovo lavoro.


Greg, è stato un vero piacere parlare con te. Se vuoi, lascia un messaggio ai nostri lettori.

 

Alessio, è stato un vero piacere. L'augurio è quello di riuscire a superare la nostra attuale situazione, senza ucciderci gli uni con gli altri (ride, ndr) e confidare nell'arte, musicale, letteraria e cinematografica. Mi auguro che “Obsidian” possa, in piccola parte, far parte di quel processo, ma soprattutto spero ci si possa presto congregare di nuovo tutti insieme.

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