Vader (Piotr Wiwczarek)
Con il nuovo "Solitude In Madness" i Vader donano freschezza al proprio sound, rimanendo sempre fedeli a loro stessi. Abbiamo parlato proprio di questi aspetti e di molto altro con Piotr Wiwczarek, voce, chitarra e mastermind della band polacca.
Articolo a cura di Mattia Schiavone - Pubblicata in data: 30/04/20

Ciao Piotr, benvenuto su SpazioRock! Come stai?

 

Bene, grazie! Siamo tutti in casa, vista l'emergenza, ma me la cavo bene. Tu invece?

 

Tutto bene, anche qui siamo nella stessa situazione. Per prima cosa vorrei parlare del vostro nuovo album "Solitude In Madness", che uscirà tra pochissimo. Congratulazioni per questa pubblicazione! Secondo te quali sono le maggiori differenze tra questo lavoro e i precedenti?

 

Personalmente sono soddisfatto di questo lavoro, anche se poi saranno i fan a dare un giudizio. Questa volta volevamo fare le cose in modo diverso e abbiamo deciso di cambiare studio e produttore, per rinfrescare un po' il sound della band, dopo 15 anni a fare tutto allo stesso modo. È stato interessante lavorare con Scott Atkins, abbiamo collaborato molto e in generale anche io ho scoperto diversi nuovi aspetti durante la fase di registrazione. Ho lavorato tantissimo sulla voce, probabilmente come non avevo mai fatto in passato. Credo che "Solitude In Madness" sia il nostro miglior album da questo punto di vista, proprio per come suonano le tracce vocali. Oltre ai metodi di registrazione ho lavorato molto proprio sulla tecnica vocale, mi sono impegnato sulle variazioni, ho esplorato diversi tipi di growl. Già in passato avevo provato a fare alcune di queste cose, ma non ci erano mai venute bene come questa volta. Per il resto credo che in generale l'album sia più tagliente e aggressivo rispetto agli ultimi, soprattutto per quanto riguarda i suoni. Poi ovviamente io amo ogni nostro album perché rappresenta un periodo specifico della mia vita, ma spero che questo piacerà molto anche ai fan.

 

Volevo parlare proprio di questo. Credo che uno degli aspetti migliori del lavoro sia proprio la produzione perché ci ho trovato un grande equilibrio. I suoni sono grezzi e brutal, ma allo stesso tempo si sente che sono moderni e dinamici. Nello specifico come sono state le sessioni in studio con Scott?

 

Sì, questo era uno dei nostri obiettivi e Scott sicuramente ci ha aiutato molto. Non abbiamo registrato tutto l'album in un unico periodo, perché per alcuni ritardi abbiamo iniziato a maggio 2019, ma poi siamo andati in tour e quindi abbiamo continuato dopo. Alla fine siamo stati in studio con lui quattro settimane in totale, ma sono state spalmate su un periodo molto più lungo ed è stata una collaborazione redditizia. Dopo le registrazioni ci è voluto molto tempo soprattutto per la realizzazione dei vinili e per la promozione dell'album.

 

vaderband

 

A gennaio avete pubblicato l'opener "Shock And Awe", che sicuramente è tra le perle di questo album. C'è un motivo particolare per cui avete scelto proprio questa prima delle altre?

 

Credo che sia una canzone in grado di riassumere l'intero album ed è questo il motivo per cui è la opener ed è stata scelta come primo singolo. Tutto l'album è molto diretto, con canzoni brevi ed esplosive e credo che "Shock And Awe" sia un'ottima introduzione all'album e agli altri pezzi.

 

Parlando invece dei temi dell'album, negli ultimi anni tantissime band metal hanno iniziato a interessarsi sempre di più a temi sociali e politici. Come la pensi da questo punto di vista? Ti ispiri a quello che succede nel mondo per scrivere nuova musica?

 

Non mi interesso di politica quando scrivo, ma sicuramente mi lascio influenzare da quello che succede a me e alla persone intorno. Sicuramente le canzoni che scrivo sembrano quasi delle storie, ma sono sempre ispirate da qualcosa di vero, qualcosa che vedo o che provo. Mi piacciono molte cose della mia vita, ma il tipo di musica che suoniamo è pieno di rabbia e porta con sé sentimenti di rivalsa, quindi nelle canzoni preferisco parlare di quello che non mi va bene e che vorrei cambiare. Alla fine il metal è fatto per questo (ride, ndr). Ma in realtà in certi casi mi piace anche usare questi toni per dire come la penso su certi aspetti della vita di tutti i giorni e delle sue interpretazioni.

 

Parlando di questo album per esempio, alcuni dei temi sviluppati riguardano la solitudine dell'Uomo e il sopravvento della tecnologia...

 

Sì, credo che sia molto ironico il fatto che la tecnologia sia uno strumento utile, ma che ultimamente stia uccidendo l'umanità di ognuno di noi. Le persone sono sempre più alienate e vivono vite più virtuali che reali. È assurdo guardare le cose su uno schermo senza uscire a provarle direttamente sulla nostra pelle, nel mondo reale. E ripeto, il problema non è la tecnologia in sé, ma l'utilizzo che ne viene fatto. Per esempio, stiamo vedendo tutti in questo brutto periodo quanto sia utile per rimanere in contatto mentre non possiamo neanche uscire di casa. Questo è un caso in cui questo strumento ci aiuta davvero e viene usato nel modo corretto.

 

A inizio marzo avete iniziato un tour europeo, che purtroppo avete dovuto interrompere a causa della pandemia. Come sono andate le prime date?

 

Stavano andando alla grande, ne abbiamo fatte 5 su 16. Eravamo in Olanda per la sesta data, con il soundcheck già fatto e un'ora prima dell'apertura delle porte, con i fan già fuori in attesa, purtroppo il governo olandese ha vietato gli show. Quindi abbiamo sistemato tutto, bevuto qualche bottiglia di vodka e siamo tornati a casa (ride, ndr). Ci è dispiaciuto molto, anche se ovviamente abbiamo capito la situazione, la salute delle persone è sempre al primo posto. E anche i fan sono stati comprensivi, nessuno era arrabbiato o indignato per la cancellazione dello show. L'unico modo per combattere questo nemico è stare a casa e non avere contatti diretti con altre persone e più ci impegniamo in questo, prima torneremo tutti insieme a festeggiare e, in questo caso, ad andare ai concerti.

 

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Avete già pensato a quando riprogrammerete questo tour, che comprendeva anche una data in Italia?

 

Non saprei, non ne abbiamo ancora parlato. Prima bisogna vedere come andrà avanti la situazione nei prossimi mesi e quando si saranno un po' calmate le acque decideremo cosa fare.

 

A marzo avete trasmesso in streaming una delle vostre date e diversi musicisti in questo periodo di quarantena stanno interagendo moltissimo con i fan attraverso streaming e dirette social. Secondo te questo tipo di approccio potrà essere conservato anche in futuro, una volta superata questa brutta situazione?

 

Sicuramente nulla potrà mai sostituire un'esibizione dal vivo, soprattutto per quanto riguarda il metal, ma è bello che in questo periodo i musicisti si impegnino comunque a fare qualcosa per suonare e mantenere il contatto con i fan. Alla fine è anche il nostro lavoro e questo è l'unico modo in cui possiamo farlo nelle condizioni in cui ci troviamo. Ad ogni modo spero che potremo tornare a suonare dal vivo il prima possibile, ma per il momento queste idee sono ottime.

 

Cambiando argomento, il nome della vostra band deriva dal villain di Star Wars Darth Vader. Hai visto la nuova trilogia di Star Wars? Cosa ne pensi?

 

Quando abbiamo scelto quel nome erano usciti solo i primi film, quindi nessuno sapeva ancora nulla sulle origini di Darth Vader. Era un personaggio oscuro, con un alone di mistero che lo rendeva iconico e si sposava bene con la nostra idea di musica. Ad ogni modo non sono un fan sfegatato di Star Wars, ma ho visto comunque tutti i film, compresi quelli degli ultimi anni. L'ultimo mi è piaciuto, sicuramente di più rispetto a quello precedente. Ma sono film molto diversi dai primi, in cui si badava sicuramente meno a effetti speciali e si dava più importanza all'atmosfera dark dei film e al significato. È difficile confrontarli a quelli di adesso anche per questi motivi, le nuove generazioni hanno una concezione diversa dei film e di Hollywood, ovviamente sono cambiate diverse cose. Per questo magari ad alcuni fan dei primi film non piacciono gli ultimi e viceversa. Invece l'ultimo Episodio secondo me è un tentativo di combinare il vecchio con il nuovo ed è venuto bene.

 

Questa era l'ultima domanda, grazie mille per questa intervista! Ti va di lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

 

Mi spiace molto non aver potuto suonare in Italia a marzo, ma ovviamente abbiamo dovuto cancellare tutte le date. Spero di poter tornare presto come abbiamo sempre fatto. Prendetevi cura di voi stessi. Arrivederci (in italiano, ndr).




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