Un Giorno Di Ordinaria Follia (Un Giorno Di Ordinaria Follia)
Un moniker significativo: i patavini Un Giorno Di Ordinaria Follia con il terzo album "Fumara" diventano adulti, mettendo da parte la leggerezza dei precedenti lavori. Ne abbiamo parlato con la band, in tour fino ad aprile, che ci ha svelato numerose curiosità: dal background cinematografico alla peculiarità dell'artwork, dal genere poco ortodosso dei brani  agli originali pseudonimi utilizzati dai membri stessi: la pazzia a volte può essere una sana medicina...
Articolo a cura di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 15/03/18
Si ringrazia Simone Zangarelli per la collaborazione.
 
 
 
Ciao ragazzi e benvenuti su SpazioRock.it.
"Fumara" è il vostro terzo lavoro in studio: complessivamente l'album mostra una crescita compositiva piuttosto evidente. Vi siete approcciati diversamente al nuovo disco? E se "Rocknado" era una vero e proprio pugno in faccia, quali caratteristiche possiede "Fumara"?


Siamo consci del fatto che "Fumara" si discosti dal precedente lavoro anche se il diverso approccio e la crescita sotto l'aspetto compositivo, che in molti ci fanno notare, probabilmente sono avvenuti più per una naturale evoluzione del nostro fare musica e dal fatto che ormai sono un po' di anni che ci "sopportiamo". Sicuramente, poi, l'innesto di un nuovo membro alla chitarra, Pupilla, ha contribuito a introdurre ulteriori sfumature al sound. Il tratto che più differenzia i due dischi è che, se in "Rocknado" tutto veniva visto con un punto di vista più scanzonato, in "Fumara" lo sguardo è decisamente truce!


I vostri testi sono frutto della penna corrosiva di Tony Fumara, mentre tutti i membri della band partecipano alle musiche. In che modo è stato organizzato il processo creativo? E quanto è stato decisivo l'aiuto di Francesco Fabiano dietro la consolle e l'ambiente familiare del Franz Suono Studio?


Il processo creativo non è cambiato rispetto alle origini e il nostro modus operandi resta più o meno invariato. Predilegiamo partire da un riff di chitarra, solitamente di Francisco Soldano, e quando capiamo che quel riff ha il mood giusto poi ci lavoriamo sopra tutti assieme per quella che è la struttura melodica del brano. La parte testuale viene alla fine ed è curata dal "reverendo" Tony Fumara. Lavorare con Francesco Fabiano per la realizzazione di tutti i nostri lavori ha sicuramente il pregio di farci sentire a nostro agio senza perdere comunque l'obiettività di un parere esterno che Franz sa sempre dare con grande professionalità.


"Un Giorno Di Ordinaria Follia", film da cui avete tratto spunto per il moniker e gli abiti di scena, si barcamenava in un precario equilibrio tra il bizzarro e il qualunquismo a buon mercato. Quali aspetti di quell'opera vi hanno colpito maggiormente? E come secondo voi è possibile canalizzare fruttuosamente una sana "follia" che non sia soltanto distruttiva?


La follia, a nostro modo di vedere, può avere uno sviluppo costruttivo perchè ti permette di uscire da schemi convenzionali e vedere le cose da una prospettiva diversa. E' naturale che abbia in sè una componente distruttiva perchè, per uscire dagli schemi, molto spesso devi abbatterli. Quanto poi al film, troviamo che le atmosfere in esso evocate ben si adattino tuttora alla società che ci circonda: molto spesso bizzarra, molto spesso qualunquista.


Ovviamente il film con Michael Douglas non rappresenta l'unico riferimento cinematografico: nei vostri dischi ci sono molte relazioni con il mondo del cinema, in particolare con quello di genere. Possiamo forse definirvi un gruppo pulp? E in questa fitta rete di incroci, sospesi tra i prodotti trash della Troma Video, i kung fu movie di Bruce Lee e l'eccentricità di Quentin Tarantino, cosa effettivamente vi ispira e in che modo riuscite a orientarvi in tale selva di riferimenti?


Fin dall'inizio ci siamo definiti come una band "citazionista" e fin dall'inizio abbiamo fatto una precisa scelta di non-preclusione per la nostra creatività. Per certi versi forse "pulp" è un aggettivo che si adatta alla nostra produzione musicale ma, in generale, abbiamo sempre attinto a piene mani da tutto il nostro background culturale che, inevitabilmente, molto ha a che fare con l'universo trash soprattutto degli anni ‘80 e ‘90.


Mi ha colpito molto il vostro artwork, opera dell'artista padovano SunWeAre: un Godzilla stilizzato dalla natura distruttiva. Potete raccontarci come è nata l'idea di realizzare una cover tra il fumettistico e il vintage? E quali elementi iconografici presenti in essa riescono meglio a sintetizzare lo spirito del disco?


Come sopra, ci è sempre piaciuto spaziare. Se per il precedente disco siamo ricorsi ad una grafica di ispirazione alla Frank Miller, parodiando il titolo di un famoso trash movie, per "Fumara" è scattato l'amore incondizionato per il tratto scarno e primordiale di SunWeAre. Una volta viste le sue opere abbiamo detto: " Questo è quello che ci vuole per l'artwork del nuovo disco!". Abbiamo dato qualche indicazione di base, ma è tutto frutto della sua mente che ha assorbito i concetti suggeriti e li ha riprodotti in un Godzilla che spara raggi laser dagli occhi: geniale!

 

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A proposito dei significati dell'album, il termine dialettale "Fumara" indica uno stato tendente all'ira, un sentimento che corre lungo tutto il platter classificandolo alla stregua di un concept. Avevate un progetto consapevole nel collegare i brani tra loro o è stato un sviluppo spontaneo? E tale tipo di struttura narrativa pensate possa cogliere appieno le sfaccettature simboliche del disco?


Diciamo che è un po' di entrambe le cose. I brani già pronti avevano già questo concept che li accomunava e per questo si è scelto di intitolare il disco "Fumara"; i pezzi aggiunti sono stati veicolati da questo leit motiv. Pensiamo che il tutto formi un quadro abbastanza completo, se pur eterogeneo, di quello che è il nostro concetto di ira e dei meccanismi che muovono tale sentimento.


Il primo singolo estratto si intitola "Ci Vuole Fegato" e il ritornello recita "Ci vuole fegato / e calci dritti nello stomaco". Credete che il valore delle esperienze più dure a cui la vita a volte ci mette di fronte sia sottovalutato oggi? E come la musica può aiutarci ad affrontarle?


La società occidentale fa in modo che la sofferenza e, di conseguenza, il sacrificio, vengano evitati, quasi esorcizzati. Di conseguenza, quando ci si trova a fare i conti con esperienze che possono definirsi "dure" le persone non sono pronte ad affrontarle. Pensiamo che la musica sia un aiuto, ma devi imparare a rialzarti dopo essere caduto: questa è la palestra di vita migliore.


Se "Brus" ha un taglio decisamente stoner e "Di Me" ricorda i primi Litifba, "Lunga Vita Al Dio Del R'N'R" sembra essere la pista più "scanzonata": una serie di brani che testimonia il vostro eclettismo musicale. Cosa potete dirci di queste tracce? E il minutaggio decisamente superiore di "Fumara" rispetto ai lavori passati è dovuto anche a una maggiore ricerca sonora?


Ci annoieremmo a fare tutte canzoni uguali. Cerchiamo di prendere spunto da stili e generi diversi per poi farli passare attraverso quello che noi chiamiamo "processo di ugdofizzazione" nel senso che, fino a quando un brano non suona "alla nostra maniera", non diventa un pezzo da scaletta. Sappiamo dove dobbiamo arrivare quando scriviamo un nuova canzone, ma non abbiamo idea da dove stiamo partendo. Per il minutaggio, invece, dipende solo dal fatto che avevamo qualche soldo in più da spendere in studio di registrazione.


Siete originari di Padova, da molti anni una delle città italiane più all'avanguardia nella scena rock e punk. Esiste, secondo voi, un motivo per tale concentrazione di talenti in un unico ambiente? E quanto l'appartenenza patavina si riflette nella vostra musica?


Vorremmo poterti dare ragione ma, essendo tutti noi da molti anni sulla scena underground di questa città, anche prima di questo progetto, purtroppo dobbiamo constatare che negli ultimi tempi la scena patavina si è molto impoverita sia a livello di locali che a livello di musicisti. Più che altro si fa fatica a vedere un ricambio generazionale; le band che suonano al giorno d'oggi sono composte più che altro dagli stessi musicisti che suonavano 10/15 anni fa. Sicuramente, però, per noi è stata una fortuna vivere musicalmente gli anni ‘90 e 2000 in una città come Padova.


Punk, rock, stoner: oscillate tra i generi con grande disinvoltura e abilità. Quanto c'è di musica italiana nelle vostre influenze? E pensate che la vostra natura ibrida possa favorire l'uscita dai confini nazionali?


Siamo stati molto influenzati dalla musica italiana in tutte le sue declinazioni, dal cantautorato al punk, dall'alternative al rap. Non sappiamo se avremo mai la possibilità di oltrepassare i confini italici ma restiamo sempre dell'idea che la musica parli un linguaggio universale, per cui... chissà!


Utilizzate dei nomi di battaglia piuttosto originali e in grado di far luce sulle vostre passioni. Potete raccontarci la genesi dei vostri pseudonimi? E restando nella sfera delle curiosità, perché spesso vi hanno considerato parenti pur non avendo nessun legame di sangue?


Tony "Reverendo" Fumara nasce dal fatto che in una vecchia canzone il nostro cantante si lanciava in un sermone molto ispirato. Resta il fatto poi che è il detentore della "sacra mazza". Andres "Thundres/The Wall" Fumara prende il nome da una tracolla per basso (tuttora in uso) che riporta un fulmine come logo e per il fatto che nei concerti sprigiona un "muro" sonoro. Francisco "Soldano" Fumara prende il nome dalla sua testata per chitarra e dal fatto che, per motivi che qui non possiamo riportare, sia stato in esilio 1 anno in Sud America. Ema "Bruce&Rolla" Fumara deriva dal vero cognome del nostro batterista e da una storia poco chiara con delle cartine per sigarette. Pupilla "Her Medusa" Fumara associa il soprannome con cui l'altro nostro chitarrista è conosciuto nella vita di tutti i giorni e un baciamano ricevuto sul tatuaggio che ben figura sulla sua mano sinistra. Il malinteso sulla nostra presunta consanguineità deriva dal fatto che nella nostra bio ci presentiamo come i "cugini Fumara" che è più che altro un omaggio ad altre band culto della sfera punk-rock e un richiamo a un filone della letteratura statunitense.


Sarete in tour in varie regioni italiane sino ad aprile. Sono previste nuove date per il prosieguo dell'anno? E quali reazioni percepite dal pubblico quando la vostra carica incendia il palco?


Tutte le date le potete trovare sulla nostra pagina Facebook. Per l'estate è prevista una pausa per rimettere insieme i pezzi di milza e fegato lasciati in giro nel corso della stagione. Francamente non penso che il nostro genere possa piacere a tutti, ma basta che anche una sola persona "veda la luce" ad un nostro live e noi sappiamo che quella è stata una serata per cui è valsa la pena caricare gli strumenti.


Grazie della chiacchierata! Prima di salutarci, potreste lasciare un saluto ai vostri fan e ai lettori di SpazioRock.it?


Un ringraziamento a SpazioRock per la non-banale intervista e che il Dio del Rock'N'Roll possa vegliare su tutti i suoi lettori e i nostri attuali e futuri fan!

 




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