Wallis Bird (Wallis Bird)
A un mese dall'uscita di "Architect" (qui la nostra recensione) Wallis Bird torna nel nostro paese per un atteso concerto alla prestigiosa Salumeria della Musica di Milano. Eclettica e sbarazzina, la cantautrice irlandese si conferma ormai una certezza nel panorama del folk rock indipendente grazie a uno stile che non teme confronti nè col glorioso passato della sua terra, nè con un presente all'insegna della sperimentazione. Abbiamo incontrato Wallis a Milano per il suo tour promozionale, questo il resoconto della nostra chiaccherata, accompagnata da un paio di birre in un clima di assoluta informalità. Appuntamento a mercoledì 14 maggio presso la Salumeria della Musica a Milano!
Articolo a cura di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 12/05/14
Ciao Wallis, benvenuta su SpazioRock. Iniziamo dal disco. Ci è piaciuto tantissimo!
 
Ti è piaciuto…beh, sei obbligato a dirlo dopotutto, no? Ah ah!
 
Chi è l’architetto del titolo? Sei tu?
 
L’architetto è la mia vita. Che prende il controllo su di me, l’architetto sono io che prendo le decisioni importanti per cambiarla. Architetto è il senso della vita stesso. Architetto è il mio team, con cui ho passato l’ultimo anno praticamente fianco a fianco. Abbiamo iniziato a lavorare sul disco a novembre 2012 e abbiamo finito esattamente un anno dopo. Per quanto il lavoro stato pianificato nei minimi particolari, la musica che ne è uscita è follia pura, il caos totale! Ogni canzone ha un suono diverso, stili e umori differenti… tutto suona molto caotico.
 
Io credo che la tua sia una musica costruita su più livelli. C’è il rock, il folk, l’elettronica…
 
Cool! Non mi preoccupo molto del risultato finale, può essere folk, rock, jazz, dance, tutto prende forma in modo quasi inconsapevole. E’ il mio subconscio che mi guida, ed è così che deve nascere la mia musica. 
 
wallisbird_intervista_2014_02

C’è una forte vena folk nel disco, ma anche il groove che ne viene fuori è qualcosa di pazzesco. Su “Gloria” canti “I Just Wanna Dance”…
 
Il folk fa parte della nostra tradizione popolare, abbassare le mani, ballare e non pensare a niente, questo è lo spirito. “Gloria” è come un flusso continuo di energia fisica, ha l’idea di ritmo dentro, jump, jump, come quando batti il tempo sul pavimento, no? Parla di una relazione finita male. Sembra quasi un pezzo di house music. Puoi vedere anche quella come l’opera di un architetto, se vuoi.
 
La tua musica è tanto ricca di groove quanto le lyrics sono incentrate sulle relazioni amorose  e interpersonali…
 
Assolutamente. Ad essere onesta, il disco nasce proprio dalla fine di una relazione, a dicembre 2012, ci messo letteralmente il cuore in quella storia ma desideravo qualcosa di più, ed era molto tempo che non provavo sensazioni del genere… l’ultima volta che mi è capitato avevo quattordici anni… mi sono detta ok, devi ricominciare in qualche modo e liberare le energie.  “Architect” nasce in questo senso.
 
Come sei giunta alla Kscope Records e quanto è cambiato con loro il tuo modo di fare musica?
 
Siamo passati attraverso etichette diverse in questi anni, lavorando con gente di ogni tipo. Alla fine ci siamo accorti che i risultati migliori li abbiamo ottenuti lavorando per conto nostro, come team. Abbiamo iniziato con un gruppo di otto persone che poi si allargato un po’ per volta; in passato le etichette ci affidavano sempre qualcuno di loro fiducia, stavolta l’etichetta, i grafici, l’agenzia di booking, si sono mossi tutti in modo molto professionale, coordinandosi con noi. Siamo noi ad avere l’ultima parola.
 
Come è composta la tua band? Quanti siete?
 
Adesso siamo in cinque, abbiamo un’altra donna in formazione, è con noi da quattro mesi e si chiama Anna Greenfield, è una ragazza inglese che come me vive a Berlino; poi abbiamo due fratelli alla sezione ritmica, tutto è all’insegna di un groove intenso e dalla combinazione di stili differenti. Suoniamo assieme da quasi dieci anni e siamo affiatatissimi.
 
wallisbird_intervista_2014_03Ti faccio due nomi: Tori Amos e gli Smiths. Cosa ti dicono?
 
Wow!!!…sono i miei artisti preferiti, hai indovinato! Ho scoperto gli Smiths tramite mia sorella,  credo che Morrissey sia un abile cantautore oltre che un grande showman. Trovo incredibile come i loro arrangiamenti multi ritmici si incastrino perfettamente su una base punk o post punk. A dodici ho ascoltato il mio primo disco di Tori Amos e continuo a seguirla da allora, adoro “Boys From Pele” e “From The Choirgirl Hotel”, anche “Scarlet’s Walk” mi piace molto anche se da allora ha cambiato un po’stile. Riesce a unire la vivacità pop con le melodie di piano così tristi e dark…la adoro.
 
Quali strumenti suoni?
 
Suon basso, batteria chitarra, violoncello, mentre adesso sto imparando la tromba…insomma, tutto ciò che faccia rumore! Ho preso le prime lezioni di chitarra che avevo ventiquattro anni, quindi molto tardi, la mia insegnante mi ha insegnato a rilassarmi e suonare come mi veniva naturale…
 
Bene, non vediamo l’ora di vederti all’opera qui in Italia allora. Intanto complimenti per la scelta della location.
 
La Salumeria della Musica? Sono già stata lì una volta, adoro quel locale, non è piccolo come dicono! Tutto quello che registriamo vogliamo che possa essere suonato anche on stage. Non abbiamo sintetizzatori o basi, sarà tutto come lo senti su disco!



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