Battlefield Metal Fest 2017
02/07/17 - Ippodromo San Siro - Milano, Milano


Articolo a cura di Alessandra Manini
Foto a cura di Annalisa Russo, Federico Buonanno, Matteo Musazzi
 
La prima domenica di luglio si è lasciata infiammare dai suoni del Battlefield Metal Fest, l'Ippodromo Snai - San Siro di Milano in questo 2 luglio, che verrà ricordato per lungo tempo, si è trasformato nel tempio del Power/Folk Metal. La line-up, assolutamente seducente per tutti gli appassionati del genere, lascia ben sperare il popolo metallaro, confidando in una manifestazione che potrebbe diventare un appuntamento fisso. Il Battlefield Metal Fest ha letteralmente sbaragliato le nuvole e le intemperie dei giorni precedenti, lasciando gli inamovibili in assedio avvolti dal sole cocente sin dalle prime luci del mattino.
La puntualità è stata di casa per tutta la giornata e valicati i cancelli, l'orda del Battlefield ha invaso il campo pronta a farsi travolgere dai suoni di battaglia. 
 
Alle 15 il silenzio è calato sulla folla, da Tessalonica a Milano i passi echeggianti dei Firewind sono stati accolti con calore dai fan che per quattro anni hanno atteso incessantemente il ritorno della band greca che per questa apparizione presenta al microfono Henning Base. L'irriducibile Gus G. alla chitarra e colonna portante del gruppo non ha di certo bisogno di presentazioni. La band presenta magistralmente uno show vario accontentando tutto il pubblico che non può resistere ai pezzi storici e anche alle novità dall'album ritorno del 2017 "Immortals". "Ode To Leonidas" apre ufficialmente il Battlefield Metal Fest 2017 e lo scenario inizia a disegnarsi con la chitarra che accarezza magistralmente gli animi fino a scatenare l'inconscio della folla in "We Defy". Dall'album icona "The Premonition" arriva l'attesa "Head Up High" a cui segue un momento di vera estasi in cui Gus G. e il tastierista Bob Katsionis fanno delle tastiere dei rispettivi strumenti una parte del proprio corpo ma ancora di più del proprio essere. 
 
battlefieldfirewindinterno2017
 
A seguire è la storia, dagli anni '80 con eco di gloria sono i Grave Digger a calcare il palco del Battlefield, vassalli dei temi medievali in questo freddo inverno si sono riproposti al proprio pubblico con un nuovo album che non è di certo mancato sul palco. "Healed By Metal" si è presentato con la traccia battezzata con lo stesso nome, seguita da "Lawbreaker" che trova nelle voci all'unisono dal campo di battaglia la propria approvazione. Inutile dire come i classici della band abbiano iniziato a smuovere la terra sotto ai piedi di tutti, "Excalibur" è infatti annunciata da Chris Boltendahl guardando negli occhi gli spettatori delle prime file. Già dai primi riff l'adrenalina inizia a farsi spazio tra la folla riempiendo a pieno l'Ippodromo in un coro "Excalibur, sword of the kings, take me on your wings, back where i belong, Excalibur". Dal nuovo album trova un'ottima risposta nel pubblico l'incisiva "Hallelujah", ma l'esperienza, la passione e la presenza scenica hanno avvolto lo spettacolo della band in applausi scroscianti quando accompagnanti dall'eterna "Heavy Metal Breakdown" si è ormai volti ai titoli di coda.
 
battlefieldreportgravedigger
 
Spazio dunque ai finnici Turisas, i pionieri folk metal si presentano al Battlefield con una formazione mancante del suo bassista Jesper Anastasiadis tenuto lontano dai palchi per motivi di salute, a sostituirlo il prontissimo Jukka-Pekka Miettinen. La band sale sul palco, rigorosamente accompagnata dalle tinte di battaglia rosse e nere che da sempre li rappresentano, e che nemmeno gli imprevisti del viaggio per raggiungerci a Milano hanno fatto mancare. Del fondale, armature e strumentazione dovrà rispondere ai fan la AirBerlin. Lo scenario si erge dal primo grido di battagli del frontman che non manca dal ringraziare organizzazione, staff, i connazionali e lo stesso Miettinen per l'aiuto e l'impegno profuso nel Battlefiel Metal Fest ma soprattutto per aver permesso a Mathias "Warlord" Nygård e compagni di calcare il palco ed esibirsi per il proprio pubblico. Questo è stato il reale punto di forza dei Turisas, la determinazione nel voler dare al proprio pubblico la musica e lo spettacolo meritato, superando le difficoltà nelle quali hanno inciampato dalle ultime settimane alle ore prima del live. I Turisas hanno eseguito interamente l'album che ha visto la luce ben dieci primavere or sono, dal 2007 "The Varangyan Way", che trova come eco immediato del pubblico il testo di "To Holmgard and Beyond". Accompagnata dal battito di mani e sorrisi distesi "In The Court Of Jarisleif", impagabile nei saluti finali "Stand Up And Fight", dove la band non risparmia energia e complicità, un pezzo rappresentativo della produzione e che dopo i recenti eventi non può che simboleggiare ulteriormente i Turisas, che con la traccia dall'omonimo album del 2012 ha dato all'orda del Battlefield la giusta carica per affrontare gli Ensiferum. 
 
Affondano le radici del proprio nome nel latino e avrebbero dovuto calcare il palco del Battlefield al crepuscolo, ma è stato il sole ad accompagnare la band finlandese degli Ensiferum. Sono i portatori di spada e con questo live show possono assaporare i vent'anni di carriera davanti al pubblico della penisola che li ha sempre sostenuti. Con un ampio spessore artistico ed una presenza scenica invidiabile scende sul pubblico "From Afar", inutile precisare come le chiome dei finnici si scatenino al ritmo del brano dall'album omonimo del 2009. A farsi apprezzare sul palco anche una scatenata Netta Skog alla fisarmonica che duettando con il bassista Sami Hinkka crea la giusta atmosfera prima di rigettare il pubblico nel fervore della battaglia con "In My Sword I Trust". La formazione attuale è in forma strepitosa e la risposta migliore la si può cogliere nell'entusiasmo del pubblico. Il finale, rispetta ampiamente le aspettative, affidato a "Lai Lai Hei", l'intro morbido lascia adagiare l'orda del Battlefield ai propri anfibi solo per pochi istanti, perché l'attacco dei cordofoni ha inneggiato la folla ad un urlo di liberazione "roaming wolves are howling for the dead, OH YEAH, LAI LAI HEI".
 
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A conclusione di un Battlefield che non può che auspicarsi una seconda edizione l'uscita di scena degli Ensiferum ha ripagato le aspettative dei fan che non hanno ormai altro pensiero che per i Blind Guardian.
Attesi, con uno show irripetibile che ha tenuto i fan sul filo di lana per tutta la durata dell'attesa, dopo essersi concessi ai nostri microfoni nel pomeriggio, finalmente Hansi Kursch e famiglia sono pronti a calcare il palco del Battlefiel e di certo l'entusiasmo da parte del pubblico non è mancato. I Blind Guardian, ribattezzati in tempi lontani dopo "The Bard's Song" come I Bardi, si presentano davvero emozionati con il frontman scatenato ed in costante dialogo mimico, tanto da correre da una parte all'altra del palco per incitare la folla. I suoni si fanno corpo nella loro storia, attenendosi all'apertura regia con "The Ninth Wave", l'intro coinvolge immediatamente l'orda quieta che non può che restare in silenzio in attesa delle prime note dei Blind. Il battito cardiaco è scandito dalle percussioni di Frederik Ehmke, alimentate dagli acuti cristallini di Hansi che lascia la lancetta dell'orologio inchiodata fuori dal tempo e dallo spazio costruendo il proprio fondale con le voci del pubblico e testi come "Welcome to Deying". "Fly" chiama a sé il battito di mani e i sorrisi di tutti i presenti che hanno avuto fino alla fine il punto interrogativo su una seatlist che ha lasciato di stucco dall'annuncio fino all'esecuzione. Infatti questa traccia ha segnato il punto di non ritorno, il buio che assale il palco, I Bardi che abbandonano il campo, la dissolvenza strumentale che si fa massiccia e a seguire il boato della folla. Il momento in cui "Imaginations From The Other Side" è tornato, il disco icona della band in tutta la sua conturbante struttura testuale e cristallina composizione strumentale. Le parole si susseguono a memoria, "The Script For My Requiem" è lo specchio della folla in visibilio; infatti nella forza sinergica della band con il proprio pubblico si può cogliere il vero spessore dei Blind Guardian, qualitativamente e quantitativamente eterni, dotati di una tecnica magistrale arricchita da un'intensità e personalità strumentale tale da aver reso il live show un'esperienza in musica. Seguono altri pezzi dell'immortale album targato 1995 come "Mordred's Song" e "Another Holy War" senza far mancare lo spazio per una tersa "A Past And Future Secret". Il feeling dei chitarristi Olbrich e Siepen si è potuto apprezzare in ogni brano, dal duettare filamentoso acustico capace di creare una terza chitarra figlia dello spirito strumentale dei due, fino a momenti di massima vitalità e vigore in elettrico. La chiusura fittizia fa tornare i Blind Guardian sul palco pronti a regalare al proprio pubblico altri pezzi di immenso coinvolgimento. "Valhalla" è l'immagine perfetta dell'urlo del Battlefield, con Hansi che chiede al pubblico un coro ad oltranza per continuare a duettare insieme "Valhalla, deliverance, why've you ever forgotten me, Valhalla". Stupenda, avvolta in luci verdi la canzone che ha battezzato la band "The Bard's Song" seguita da pezzi immancabili come "Mirror, Mirror" e "Majesty" che chiudono il cerchio della storia della band tra il plauso del pubblico, il boato dell'orda e il campo di battaglia del Battlefield Metal Fest su cui si spera di tornare il prossimo anno.
 
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Blind Guardian Setlist
 
The Ninth Wave
Welcome to Dying
Nightfall
Fly
Imaginations from the Other Side
I'm Alive
A Past and Future Secret
The Script for My Requiem
Mordred's Song
Born in a Mourning Hall
Bright Eyes
Another Holy War
And the Story Ends
Encore:
Sacred Worlds
Valhalla
The Bard's Song - In the Forest
Mirror Mirror
Majesty 
 
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