Home Festival 2017 - Day 1
31/08/17 - Dogana, Treviso


Articolo a cura di Eleonora Muzzi

Pochi nomi sono riusciti ad sopravvivere al tritacarne degli anni '80 più forti di quanto fossero quando vi entrarono. A tal proposito, i Duran Duran pur subendo numerosi cambi di formazione, pause più o meno lunghe, reunion e separazioni varie sono risuciti non solo a diventare un cult ai tempi, ma a rimanerlo tuttora.

 

Unica data italiana per quest'anno, trova la band di Birmingham come headliner della seconda giornata dell'edizione 2017 dell'Home Festival di Treviso, preceduta sul palco dai connazionali The Horrors in tour per promuovere il loro ultimo lavoro "V". Tocca a Faris Badwan e compagni scaldare e intrattenere il pubblico che sta ancora macchinosamente accedendo all'arena dopo gli scrupolosi controlli di sicurezza all'entrata. La band inglese, un po' punk, un po' new wave e anche garage rock è perfetta per aprire ai Simon Le Bon e soci. I The Horros sono infatti fautori di una splendida performance live, quasi venissero veramente dagli anni ruggenti della new wave di cui appunto sono eredi. I cinque inglesi calcano il palco con leggiadria e all'occorrenza sono in grado di sprigionare anche un tocco di empatica malinconia. L'atmosfera sotto al main stage è quasi magica mentre i The Horrors si dilettano in uno spettacolo impreziosito dalla scelta artistica della regia che decide di proiettare sui maxischermi le immagini della performance sì in tempo reale ma in bianco e nero. Da notare che anche i suoni sono stati di ottima qualità, come raramente si vede, anzi, sente ad un festival. 

 

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Dopo circa tre quarti d'ora termina il loro set e il palco viene invaso dai tecnici che montano il palco dei Duran Duran. La band di Le Bon è puntuale come un orologio svizzero sul Clipper Main Stage e, nonostante il tempo ridotto rispetto alle loro tipiche esibizioni, che raggiungono abbondantemente le due ore e spesso le superano, riescono a infilare, nei settantacinque minuti di idillio a disposizione, una setlist di tutto rispetto, ricchissima di brani che attingono dalla discografia di tutta la loro carriera. Si comincia con la calma di "Paper Gods" dall'omonimo album del 2015, per poi accelerare di colpo con la doppietta "Wild Boys" e la bondiana "View To A Kill", due dei capisaldi dei live, appesantite ad arte per farne uscire l'anima rock nascosta sotto le lusinghe new romantic del tempo. Seguono "Last Night In The City", sempre da "Paper Gods", in cui il carismatico frontman, in forma smagliante, duetta con l'incredibile Anna Ross, vocalist ormai di casa sul palco coi Duran Duran, e "Come Undone". Si procede quindi così, calandosi in un piacevolissimo vortice tra brani adrenalinici pop, rock, funk ed elettronica, seguiti da pezzi più lenti e pacati che spaccano la routine.

 

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Colpisce, durante l'encore, lo splendido mix tra "The Universe Alone" che sfuma in "Save A Prayer", il brano più iconico e universalmente noto, quello durante il quale Le Bon potrebbe tranquillamente stare in silenzio e lasciar fare il pubblico, indipendentemente da chi abbia di fronte, perché nessuno fra i presenti ha mancato dal cantare "don't save a prayer for me now, save it 'til the morning after, no don't say a prayer for me now, save it 'til the morning after". C'è poco da dire, o da aggiungere, di fronte ad un brano che ti porta a sgolarti seppur rischiando di presentarsi afoni l'indomani a lavoro. Con una simile performance da parte della band, lo metti nel pacchetto. Chiude la sempre meravigliosa "Rio" che permette al pubblico di accomiatarsi al meglio dai propri beniamini, quegli "dei di carta", in un mondo di cartapesta, che contribuiscono al congedo con un'ultima scarica di adrenalina.


Fa piacere vedere come i Duran Duran, seppur alle soglie dei quarant'anni di carriera, riescano a risultare sempre attuali, capaci di sprigionare un'energia sul palco che farebbe impallidire molte band più giovani che al contrario dovrebbero, in termini di carica, far invidia a chi si esibisce da due terzi della propria vita. Oltretutto, a parte i grandi classici e i più recenti brani, la band inglese è ancora in grado di stupire anche per quanto riguarda le setlist. Chi si aspettava che, in sede di festival, quindi con un pubblico variegato, non necessariamente presente solo per vedere gli headliner, che i Duran Duran tirassero fuori "Hold Back The Rain" da "Rio", direttamente dal 1982? Non è uno dei brani più noti della band per quanto provenga forse dal loro album più amato, è una b-side in effetti, eppure la sua resa dal vivo è stata incredibile e certamente degna di menzione.

 

Non sono nemmeno le dieci e mezza quando gli Le Bon & Co. scendono dal palco, ma la notte è ancora giovane e l'Home Festival ha ancora molto da regalare. C'è Frank Carter And The Rattlesnakes che attaccano dopo pochi minuti su uno degli stage più piccoli e l'esodo verso quella direzione è palese. Frank Carter, facilmente riconoscibile per i capelli rossi e un corpo che si è fatto tela per tatuaggi e outfit esuberanti, è un vero animale da palco che sa esattamente come attirare a l'attenzione e non farla distogliere per l'intera durata dello spettacolo. Presentando per lo più brani tratti dall'ultimo album "Modern Ruin", indirizza scariche di adrenalina alla folla che le assorbe e le rilancia, in un gioco di rimbalzi che solamente pochi artisti riescono a creare. Senza tregua, le canzoni scorrono velocemente una dietro l'altra, tra sudore e la promessa di riascoltare quel disco a casa. Ormai noto per la qualità dei suoi spettacoli dal vivo, Carter non ha ancora riscosso il seguito che meriterebbe anche nel Bel Paese. Eppure il suo hardcore punk rock trascina e convince, infatti lo troveremo in apertura ai Papa Roach il 24 settembre all'Alcatraz di Milano.

 

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Non è da meno la calca attorno a Simone Cogo e Sir Bob Cornelius Rifo noti anche come The Bloody Beetroots sempre sul mainstage, un'ora più tardi. Per altro, la band era stata premiata poche ore prima presso la Camera di Commercio di Treviso e Belluno a conferma del fatto che, anche in campo internazionale, la band sta facendo parlare di sé, tra il sostegno del pubblico e le ottime parole della stampa. L'energia non scende al calar della notte trevigiana, ma al contrario sembra continuare, amplificandosi in un crescendo tra musica dal vivo e DJ set nei vari tendoni e palchi sparsi per l'area del festival.

 

È da dire che, nonostante le feroci polemiche sull'annullamento della data di ieri, che ha fatto scatenare sui social tutti coloro che erano accorsi in quel di Treviso da mezza Italia, per presenziare all'attesissimo ritorno di Liam Gallagher, l'Home Festival è stato capace di offrire, ancora una volta, una delle più interessanti proposte dell'estate live italiana.




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