Leprous - "Malina Tour" 2017
13/11/17 - Circolo Magnolia, Segrate (MI)


Articolo a cura di Cristina Cannata
Ci sono alcune date, nel calendario da parete che il progghettaro tipo tiene nella sua stanza, degne di essere cerchiate in rosso: il compleanno della nonna e della mamma, anniversari di album tipo "In The Court of The Crimson King", "The Dark Side Of The Moon", "Mirage", "2112", "Foxtrot", "Metropolis Pt.2", "Lateralus", "In Absentia" e così via, e le date dei concerti degni di essere visti. Ecco, lo scorso 13 Novembre era una data cerchiata in rosso perchè quello dei Leprous era un concerto degno di essere visto. 

Dalla lontana e fredda Norvegia, a nove mesi di distanza dall'ultima loro presenza come opener al tour di "Devin Townsend Project", i Leprous arrivano nell'altrettanto fredda Milano per l'unico appuntamento in terra italica del "Malina Tour 2017", un tour colossale di 33 date consecutive (solamente un day off) che li vede rotolare tra i palchi d'Europa per presentare dal vivo per l'appunto "Malina", ultimo capolavoro della band - così definito dalla critica, dagli appassionati del genere e dai fan. Un tour che vanta molte date sold out, segno che dopo 16 anni di onorata carriera e cinque album in studio, la band ha finalmente conquistato e consolidato quel posticino più che meritato nell'olimpo degli dei del prog moderno tanto agognato. 

Non ci si stupisce quindi se, già un'ora abbondante prima dell'apertura porte e con una temperatura tutt'altro che conciliante, un gruppetto di fedelissimi è già lì, attaccato alle sbarre del cancello del Circolo Magnolia, nell'attesa paziente e felice di chi sa di essersi già conquistato la sua collocazione preferenziale in prima fila. Anche perchè il concerto si prospetta decisamente succulento: insieme ai Leprous arrivano in Italia per la prima volta in assoluto i neonati Astrosaur, gli australiani Alithia e niente poco di meno che gli Agent Fresco, attesissimi dal pubblico italiano, vera e propria chicca per i progghetari romanticoni di livello avanzato. 
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L'apertura porte vede una prima orda di appassionati defluire all'interno della sala concerti che risulterà già abbastanza popolata quando, puntualissimi, gli Astrosaur salgono sul palco. La band nata dalla costola dei Leprous - il chitarrista Eirik Kråkenes militò nella band negli anni passati- propone un post-rock/rock strumentale che attira immediatamente l'attenzione dei presenti. La band di Oslo presenta al pubblico il suo debut album "Fade In // Space Out" strappando la promessa di fare un salto al merch al termine del set o quanto meno di riascoltarlo con calma, magari il giorno dopo. Giusto il tempo di sistemare il palco e gli Astrosaur lasciano il posto agli Alithia. Sostenuti per l'occasione dalla promettente voce degli Iamthemorning, Marjana Semkina, gli australiani, freschi anche loro di formazione e di primo album, propongono un prog da studiare e da approfondire, un sound particolarissimo da loro definito come "astral space rock". Altro interessante e stuzzicante scoperta da approfondire per i presenti.
 
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Il Magnolia è ormai colmo e l'atmosfera è quella adatta ad accogliere gli Agent Fresco. Assenti dal nostro Paese da un paio d'anni, la band islandese è considerata da molti una delle più interessanti realtà "emergenti" - nonostante i quasi 10 anni di attività - del panorama prog. D'altronde, non può che essere così, visto ciò che Arnór Dan Arnarson e soci propongono alle masse, un mash-up equilibrato tra alternative, progressive, art e post rock. Gli Agent Fresco, orfani del bassista Vignir Rafn Hilmarsso, rimasto a casa a godersi la recente paternità e degnamente sostituito dal danese Nicolai Mogensen, costruiscono e interpretano una scaletta che è quella che il pubblico si aspetta e richiede. Si inizia con le storiche "Anemoi" e "He Is Listening" seguite a ruota da brani dell'ultimo album cantati in coro dal pubblico come "Wait for Me", "See Hell" e "Dark Water". Lo spettacolo tocca livelli emozionali altissimi: Arnarson si dimostra un perfetto frontman, traina la sua band e il pubblico creando una perfetta simbiosi tra i due attori, come un vecchio ed esperto direttore d'orchestra. La sua voce limpida, chiara, profonda e coinvolgente incanta il pubblico, che sembra giurargli estrema fedeltà e devozione seguendolo in qualsiasi movimento. Tanto che, verso la fine dello spettacolo, il cantante scende dal palco e, arrampicandosi sulle transenne, canta in piedi reggendosi e stringendo con visibile vigore le mani dei fan, come a volerne trarne forza, fino a buttarsi completamente tra la folla, totalmente in simbiosi con essa. Con "The Autumn Red" la band saluta la folla con un arrivederci che ha il sapore di una promessa di incontrarsi di nuovo presto. 
 
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L'impazienza che profuma l'aria del Circolo Magnolia è pungente. Tutti gli occhi del mare umano che riempie la sala seguono le mosse dello stage manager impegnato in un cambio palco che sembra lunghissimo. Finalmente le luci si fanno cupe e una chioma fluente si erge dietro un violoncello. Le dita di Raphael Weinroth-Browne, musicista canadese che ha contribuito alla creazione delle sezioni degli archi in "Malina" e per l'occasione portato in tour dalla band per la gioia dei fan, iniziano leggere a suonare melodie che hanno il principale compito di focalizzare l'attenzione. Pochi secondi e i Leprous, nelle loro camicie dalle diverse sfumature del grigio-nero elegantemente e diligentemente abbottonate fino al collo e ben sistemate nei pantaloni, fanno il loro ingresso tra le urla dei presenti. A "Bonneville" viene conferito l'arduo compito di aprire il concerto, così come si presenta come canzone d'apertura dell'album. E se in "Malina" risulta essere un brano non immediato da comprendere al primo ascolto, live dimostra tutta la prorompenza e inizia a smuovere le uguole dei fan, i cui occhi iniziano a sbrilluccicare di emozione. Si prosegue di prepotenza con "Stuck", "Leashes" (desideratissima e rarissima) e "Illuminate", cantate dal pubblico in coro dall'inizio alla fine. Einar Solberg e compagni sono in perfetta forma, nonostante i 21 show consecutivi che hanno preceduto la data milanese. La voce del cantante è infallibile ed in perfetta forma, con la sua estensione da far invidia a qualsiasi essere vivente presente sul pianeta e non. Le cannonate di energia che rimbalzano dal palco al fondo del locale e viceversa sono potentissime e crescono progressivamente con "The Price" -sostenuta diligentemente dall'"aoh aoh aoh" della folla- e con "Rewind", quando il pavimento del Magnolia trema letteralmente. I Leprous sostengono lo show in maniera magistrale, un'esecuzione da perfetti professionisti. Nonostante lo spazio ridotto, i sei musicisti saltano, si arrampicano, scuotono ciuffi a destra e sinistra, fluttuano da una parte all'altra del palco creando vortici di tensione positiva ed emozionale potentissimi. Le mani di Tor Oddmund Suhrke e di  Robin Ognedal non smettono un attimo di grattare sulle loro chitarre impegnate in accordi che richiedono innaturali distorsioni di dita. Il basso di Simen Daniel Børven con eleganti tocchi rotondi e decisi sostiene il tutto. Le braccia di Baard Kolstad, generalmente considerato uno dei più interessanti e promettenti astri nascenti del mondo dei batteristi, si schiantano sulla sua batteria, spaccando bacchette e scandendo tempi che è meglio se cerchiamo di non capire se non vogliamo sfiorare l'esaurimento. Dopo l'esecuzione dell'attesissima "Malina", la parte finale della scaletta propone perle del calibro di "Salt", "The Valley" e "Echo" che soddisfano le orecchie dei fan di vecchia data e non. Adesso le camicie non sono più così tanto ben messe: scomposte, impregnate di sudore, disordinate. Qualcuno l'ha anche tolta via per la gioia degli occhi delle giovani fan presenti in sala. 
 
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La band scompare dal palco, lasciando in scena il buon caro Weinroth-Browne che si cimenta in altri siparietti di solo violoncello. Passa giusto qualche secondo prima che vengano accennate le note iniziali di "Mirage" che vede la band di nuovo sul palco per regalare qualche altro attimo di adrenalina pura che si sprigionerà in maniera travolgente con "From The Flame", materializzandosi in un delirio di folla: salti, poghi, pianti, urla. Va bene così. 
 
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Sulle urla di "One more song" la band si inchina al suo pubblico, ringraziandolo sentitamente per l'affetto e l'energia ricevuti. Sì, quello dei Leprous è un concerto decisamente degno di essere visto. 






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