Up The Hammers Festival - Day 2
27/05/17 - Gagarin 205, Atene


Articolo a cura di SpazioRock

Articolo a cura di Bruno Lanchi

 

Dodicesimo appuntamento per l'Up The Hammers, festival musicale di due giorni che si svolge in Grecia, ad Atene, e promosso da Manolis Karazeris, ex chitarrista della band Battleroar e attualmente dei Dexter Ward, entrambi gruppi greci. L'UTH negli anni ha sempre visto il succedersi di numerose band, con un orientamento che oscilla tra il genere NWOBHM, il classic heavy metal, il power, il doom e l'epic, distribuite nelle due serate che caratterizzano l'evento. Particolarità degna di nota è, oltre alla qualità degli headliner, quasi sempre band con un glorioso passato alle spalle, anche la presenza di band italiane. Se lo scorso anno i toscani degli Etrusgrave hanno fatto vedere la loro classe al pubblico ateniese, quest'anno l'Italia è stata degnamente rappresentata dagli Holy Martyr, tornati di recente a suonare dopo 5 anni di stop con il nuovo album "Darkness Shall Prevail" ispirato al mondo tolkeniano.


Headliner della prima serata di questa XII edizione è stata niente di meno che la band dell'ex-Manowar Ross the Boss che venerdì ha sfoggiato tutta la sua classe (assieme all'ex drummer dei Manowar Rhino e ad uno straordinario Mike LePond dei Symphony X al basso) riproponendo i brani del repertorio Manowar. La serata di sabato invece è stata capitanata dai mitici Cirith Ungol, anch'essi tornati sul palco con già una apparizione europea al Keep It True in Germania ad aprile. Degna di nota anche la presenza degli anglosassoni Mythra e degli statunitensi Attacker, due band che vantano una militanza nella scena musicale più che decennale.

 

HOLY MARTYR

 

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Concentrandoci sul secondo giorno di festival, i nostri rappresentanti nazionali si sono ben comportati. Anche dopo 5 anni di inattività hanno sfoggiato una performance egregia nel riproporre i brani dei loro 4 album ed il pubblico (con una prima fila tutta italiana) ha dato prova di non aver dimenticato quanto il loro modo di proporre l'heavy metal sia coinvolgente e sempre in auge. Particolarmente capaci di infiammare gli animi sono state le canzoni di "Still At War" ed "Hellenic Warrior Spirit", questo senza diminuire il valore dei nuovi pezzi che invece mostrano una qualità senza dubbio elevata e sicuramente - dato l'uscita da pochi mesi dell'album ("Darkness Shall Prevail") - devono ancora essere assimilati. Sono brani musicalmente più evocativi rispetto all'immediatezza di una "Vis et Honor" o una "Spartan Phalanx", ma sempre contraddistinti dal suono epic della band. Per fortuna i Holy Martyr di Ivano Spiga sono tornati e questo è un bene per tutti i loro fan italiani.

 

Setlist

Intro (Shores of Elenna)
Numenor
Born of Hope
Ares Guide My Spear (Hellenic Warrior Spirit)
Intermission (The Soul of My Katana)
Shichinin no Samurai
The Call to Arms
Heroic Deeds
Dol Guldur
Witch-King of Angmar
Vis et Honor
Lakedaimon
Spartan Phalanx

 

 

CIRITH UNGOL 

 

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Il pubblico di sabato, e secondo alcuni anche il podio dell'intero festival, è stato conquistato a mani basse dall'ultima band in scaletta. Salire sul palco e cancellare in un sol colpo le decadi che li separa dalla loro ultima performance ufficiale è prerogativa dei grandi, di quelle band forgiate negli anni d'oro dell'heavy metal, dei Cirith Ungol. La band californiana, con 4/5 dei membri che ne avevano fatto parte negli anni '80-'90 ed impreziosita dal bassista dei Night Demon, Jarvis Leatherby, è stata capace di trasformare la notte ateniese in uno spettacolo indimenticabile, un antico rituale di cui ci si è immersi per quasi due ore. La musica dei Cirith Ungol ha portato il caos al Gagarin 205 ed il pubblico ha risposto al "Join The Legion" in maniera energica non tanto in quanto a calore, sempre prodigo in terra ellenica verso qualsiasi artista salga sul palco, quanto a intensità emotiva nel lasciarsi coinvolgere dalle note musicali di chi le produce. Il suono doom dei Cirith non è certo quello che fa saltare sul posto, quanto piuttosto ondeggiare, cadenzarne il ritmo col muovere del capo e cantare come se la fine del mondo fosse domani, anzi no, alla fine dello stesso spettacolo. I refrain di "Fallen Idols" e "Chaos Rising" hanno fatto alzare al cielo le braccia di ogni spettatore, dalla platea alla galleria. Merito di Tim Baker, uno dei singer più originali - e si può nuovamente affermare - in circolazione. L'età attuale gli conferisce paradossalmente un aspetto piuttosto affabile, tuttavia possiede ancora la sua voce così unica e ricca di quella cadenza tra il decadente e il lamento; è un suono erogatore di pathos, uno strumento di seduzione, capace di stregare il pubblico ed immergerlo in atmosfere oniriche. Le sue movenze quasi dinoccolate hanno incantato il pubblico come l'alto sacerdote di una religione esotica. A dire il vero tutti i membri, dallo storico drummer Robert Garven a Greg Lindstrom e Jim Barraza hanno dimostrato la medesima affabilità, sempre pronti a farsi foto coi fan. Come se non bastasse hanno accolto l'appello del pubblico, mai sazio di ascoltarli e che non voleva tornare a casa, dedicandogli il bis di "Black Machine". Magari per molti sarà un fattore secondario tuttavia questo genere di disponibilità nei confronti dei fan, più o meno di vecchia data, non ha fatto altro che impreziosire, e avvolgere di piacevoli sensazioni, una serata meravigliosa di reunion col passato. Soltanto band così carismatiche possono lasciare segni tanto indelebili nei ricordi dei presenti.

 

Setlist

Intro (War Eternal - Intro)
I'm Alive
Join the Legion
Atom Smasher
Edge of a Knife
Blood & Iron
Black Machine
Frost and Fire
Finger of Scorn
Chaos Descends
Doomed Planet
Chaos Rising
Fallen Idols
Paradise Lost


Encore:

Master of the Pit
King of the Dead
Cirith Ungol


Encore 2:
Black Machine

 




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