Shining, Ad Hominem, Stormcrow
08/03/09 - Zoe Club, Milano


Articolo a cura di Stefano Risso

Una serata per pochi intimi quella che ha visto esibirsi sul palco dello Zoe Club gli Shining di Niklas Kvarforth, una band che sin dall'inizio della carriera ha saputo sfornare lavori sempre affascinanti e di ottima fattura, segnando la via per quello che poi verrà ribattezzato “depressive black metal”, salvo poi abbandonarlo progressivamente attraverso un'evoluzione costante, allontanandosi sempre più dalla concezione classica del black metal. A supporto, i milanesi Stormcrow e una delle formazioni più stimate della scena, i transalpini Ad Hominem.

 

Come abbiamo detto non è stata certamente una serata di grandi numeri, però la sensazione di stare per assistere a un piccolo grande evento era nell'aria. Così mentre la sala cominciava a riempirsi, iniziano ad esibirsi gli Stormcrow, attirando l'attenzione dei pochi presenti intenti a prendere d'assalto il banchetto dei cd. Tanta energia, suoni più che dignitosi, buona attitudine. Potrei fermarmi qui per descrivere l'esibizione degli Stormcrow, dal momento che i brani proposti non hanno certo lasciato a bocca aperta per trovate particolari o per fantasia. I nostri non inventano nulla è vero, però il tempo a loro concesso direi che è stato ben sfruttato dai ragazzi, muovendosi su schemi classici che avranno certamente incontrato un pubblico certamente più affine alla tradizione del sottoscritto, riuscendo a strappare anche qualche applauso sul finire dei brani. Da segnalare la buonissima prova del batterista S. Goraath, ad occhio l'elemento che si è meglio segnalato all'interno della band per precisione e velocità. Quello che ci voleva per iniziare la serata.

 

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Tocca dunque agli Ad Hominem, salutati da un pubblico che finalmente ha cominciato a farsi più partecipe. I nostri vengono accompagnati sul palco da un coro di tre elementi, incappucciati, e immobili per tutta la durata dell'esibizione. Immobili del resto come i quattro musicisti impegnati , fieri nel loro black metal militaresco, e privo di fronzoli. I ragazzi ci sanno fare, e guidati dal frontman Kaiser, impegnato anche al basso, scaldano gli spettatori con brani diretti, fatti di cambi di tempo netti e ben calibrati, tra sfuriate a tutta velocità e parti cadenzate, con frequenti incursioni marziali del coro. Ad essere sincero, una proposta un po' statica che se su disco lascia soddisfatti, in sede live tende a mostrare il fianco se non si è veramente fan della band, specialmente per l'atteggiamento (del tutto voluto) distaccato e freddo dei musicisti. Una prova che ha alzato il livello della serata, ma che dalla metà in poi, ha cominciato a perdere la presa.

niklasBandana d'ordinanza, e bottiglia di Jack Daniel's in mano. Così il mattatore della serata Niklas Kvarforth si è presentato in platea durante l'esibizione degli Ad Hominem, tra un sorso e una foto con i tanti sostenitori accorsi per salutarlo, rimasto nel pit praticamente sino a pochi istanti prima che arrivasse il turno dei suoi Shining. Calano le luci, i musicisti prendono il proprio posto, Niklas entra per ultimo, si inginocchia vicino ai piedi della batteria, un ultimo sorso, sigaretta e via. Parte un esibizione che ha dato la netta sensazione di quanta differenza ci sia non solo in termini di presenza scenica, ma anche in termini strettamente musicali, con chi li ha preceduti. Prima di arrivare al frontman, dobbiamo dire che i nuovi musicisti chiamati si sono rivelati tutti molto preparati, giovanissimi, appena ventenne il batterista Rickard Schill (Spawn of Possession, scusate se è poco...), e con un carisma sul palco molto buono. Non che la proposta permetta scambi di battute o sorrisini, ma questa volta l'atteggiamento distaccato dei nostri sembrava molto più “scenico”, molto più voluto, senza neanche un cenno d'intesa con il pubblico, concentrati sui propri strumenti. A fare da contraltare ci avrebbe pensato il buon Niklas, non solo un gran cantante, ma una sorta di attore, che non si limita a cantare, ma si esibisce con uno stile teatrale, sofferto, come se vivesse la musica che sta suonando. Certo che finirsi sul palco una bottiglia di Jack, prontamente rimpiazzata con del vino, spegnersi diverse sigarette sul braccio e sul petto, tagliarsi con una lametta la lingua (presumibilmente, o il labbro) con conseguente “spargimento di sangue”, assumere atteggiamenti “affettuosi” con il bassista, e con le prime file, è qualcosa che potrebbe oscurarne la classe e la bravura, oltre a inorridire i più. Ai presenti comunque tutto questo è sembrato qualcosa di “normale”, conoscendo il personaggio, e perfettamente inerente a quella che è la musica degli Shining. Sì perché nonostante tutto il “teatro” di Niklas, la musica c'è stata eccome, quasi due ore in cui i nostri hanno attraversato un po' tutta la carriera, prediligendo le ultime pubblicazioni, e presentando anche dei brani inediti del prossimo album.

 

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Musicalmente niente da dire, la band gira alla perfezione, i due chitarristi si scambiano assoli che è un piacere, la batteria è sempre ben presente e fantasiosa, le lunghe canzoni si susseguono senza perdere la bellezza e l'atmosfera che hanno su disco, nonostante la presenza importante di parti strumentali, il tutto supportato da un suono più che accettabile, con un Niklas in forma, che attira l'attenzione come una calamita, leggermente in difficoltà in alcune parti pulite dei nuovi brani, ma perfetto nel suo stile classico e inimitabile. Non mancano siparietti divertenti, in cui Niklas scherza in italiano coi presenti, avventurandosi persino un intermezzo “romantico”. Un concerto molto ben riuscito, che ha saputo unire “intrattenimento”, presenza scenica e ottima musica. Alla prossima!




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