Fosch Fest 2011
30/07/11 - Arena Sound Festival, Begnatica (BG)


Articolo a cura di Davide Panzeri
Si ringrazia Annalisa Russo e Fabio Rigamonti per la gentile collaborazione.
 
Ed eccoci giunti alla terza edizione anche per il Fosch Fest, festival di genere creato ad hoc dai bergamaschi FolkStone. Col passare del tempo, è sempre più evidente il numero di persone che il mini-festival  è in grado di richiamare: in sole tre edizioni si è passati da poche centinaia di presenze fino, alle attuali 8.000 (mia stima personale, purtroppo  non si hanno dati ufficiali). La più grande novità rispetto alle precedenti edizioni consiste nell’aggiunta di un giorno di festival (venerdì 29) al consueto sabato di feste e dell’istituzione di un campeggio riservato a tutti coloro vogliano fermarsi più notti per la modica cifra di 5€ (con annesso braccialetto di riconoscimento per potervi entrare); l’ingresso al festival, è bene sottolinearlo, permane GRATUITO.
Piccola postilla, come ribadito anche da Lore dei FolkStone in persona: il festival si sorregge grazie al merchandising, catering ed alle offerte libere dei partecipanti, portarsi il cibo e birre da casa, per quanto tolleratissimo, è più o meno scorretto, data la fruibilità gratuita del festival; ancora più colpo basso, poi, è rifornirsi di alimentari e beveraggi al vicino supermercato per evitare di spendere 5€ per una pizza margherita,  4€ per una birra media o 1€ per una bottiglietta d’acqua naturale (prezzi del tutto ONESTISSIMI. Fatevi un giro negli altri festival italiani più famosi e fate i dovuti paragoni). Se si vuole che il Fosch Fest rimanga un appuntamento annuale gratuito, bisogna sforzarsi di utilizzare i servizi che vengono forniti ed evitare il più possibile "il fai da te".
A fare da contorno al festival ci sono moltissimi stand che forniscono i più disparati oggetti: magliette, cd, corni e gli ormai ospiti fissi in cotta di maglia e tende medievali che, con spade, alabarde,  fruste ed armature, simulano medievali combattimenti per il piacere dei presenti, un ruolo affidato anche quest'anno alla Compagnia dello Scorpione.
 
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Ma veniamo al festival vero e proprio. I FolkStone quest’anno si sono sbizzarriti nella scelta delle band, fin troppo ultra-monotematici negli anni passati, dove la maggior parte dei gruppi proponeva un folk/viking metal molto aggressivo: questa edizione, invece, è stata decisamente più varia, toccando folk rock, folk metal, viking metal e chi più ne ha ne metta. Il venerdì prevedeva la partecipazione degli italiani Krampus, Diabula Rasa, Ancient Bards e degli svedesi (per la prima volta in Italia) Manegarm. Per il sabato, invece, il menu prevede:  Ad Plenitatem Lunae in apertura, i Mater Dea  (già visti molte volte all’opera con i compari FolkStone), gli emiliani Kalevala col loro rock folk di grade impatto e presa, gli olandesi Heidevolk e il loro folk metal pagano caratterizzato dalle due voci maschili, gli acclamatissimi e veneratissimi FolkStone ed, infine, i maestri del folk metal, coloro che più di tutti hanno contribuito a dare il via alla marea di band che pian piano sono emerse e stanno tuttora emergendo in questo genere, ovvero i finlandesi Korpiklaani. Ripetiamo per i più disattenti: tutto ciò è GRATUITO.

La giornata di sabato ha inizio alla 15.00 esatte e sul palco salgono gli Ad Plenitatem Lunae, sei musicisti carismatici dotati, tra le altre cose, di pive che mischiano sapientemente all’heavy metal generando così un interessante miscuglio con la musica medievale. I presenti, a discapito dell’ora e del sole a picco, sono buoni, forse grazie anche al fatto che molti di loro si sono fermati a campeggiare dalla sera prima.

Rapido cambio palco e alle 16.00 in punto inizia lo show dei Mater Dea, gruppo fondato da Marco (chitarre) e Simon che, con la sua calda voce, col violino di Elisabetta, e le tastiere di Titti (il resto della banda è formata da Max alla batteria e Morgan al basso) sono riusciti a fondere elementi mistici e naturali al rock più puro. Un mondo incantato e magico che incontra le note dure del rock moderno. Devo dire che lo show che avevo visto al Live Club di Trezzo di supporto ai FolkStone mi aveva lasciato piuttosto indifferente, mentre questa volta la carica energica ed il coinvolgimento sprigionato dalla band è stata notevole. Gli ottimi suoni (che sono perdurati per tutta la manifestazione) hanno notevolmente favorito la buonissima prestazione che ha confermato le attese dei fan e che ha sicuramente saputo attirare le attenzioni di coloro che ancora non li conoscevano.
 
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In lontananza, nubi nere e minacciose si fanno pian piano strada dalle montagne orobiche pronte a riversare il loro carico di pioggia e fulmini sul festival, ma non c’è tempo per pensarci, è già l’ora dei Kalevala.
La formazione emiliana giunge al Fosch Fest forte del loro nuovo album “Musicanti di Brema” che, riproposto in sede live, fa davvero la sua bella figura. “Time Bandits” in apertura è energica, danze prettamente folk iniziano ad intravedersi tra il pubblico ed il coinvolgimento della band è totale e rapido. Il folk rock semplice, diretto e particolare, mischiato ad elementi medievali, è il giusto compromesso tra le band che seguiranno e quelle che hanno suonato sinora. Il flauto dona giocosità e folclore ai brani della band che tiene in pugno la folla sempre più numerosa. Evocativa “Bouchons de Liege” che col suo francese ci catapulta nella Francia di due secoli fa e piacevole la riproposizione del “Ballo in FA#m” di Branduardi. Ottimo show in definitiva, prestazione che anche per loro è stata superiore alle aspettative: su disco, logicamente, perdono di potenza e coinvolgimento, ma sono elementi che riacquistano abbondantemente in sede live. Bravi.

Dopo i Kalevala è il turno degli olandesi Heidevolk. La rabbia pagana cala sul Fosch Fest e con lei anche le nubi nere che hanno ormai raggiunto la zona concerti creando una surreale cornice tetra da cui fa capolino un sole con i suoi raggi arancioni, davvero suggestiva e perfetta per l’esibizione energica e corroborante degli olandesi. La particolarità degli Heidevolk risiede nella doppia voce maschile, pulita e sporca, che donano particolarità ed atmosfera ai pezzi. L’influenza del medioevo, ed in particolar modo delle zone nord-occidentali dell’Europa, sono evidenti e ben proposte. La note pompate dalle casse del palco sono devastanti, potenti e pagane. Molti pezzi sono estratti dall’ultimo lavoro della band “Uit Oude Grond” uscito nel 2010, e senza ombra di dubbio la loro prestazione è da annoverarsi tra una delle migliori del festival.

Nell’ora e mezza di pausa tra gli Heidevolk e i beniamini bergamaschi FolkStone c’è anche tempo per una veloce quanto ininfluente pioggia. Le nubi oltrepassano il Fosch Fest ed il cielo si riapre nuovamente donando agli occhi dei presenti meravigliosi colori dorati in contrapposizione al grigio scuro delle nuvole. Sembra quasi che le porte d’oro di Asgard si stiano schiudendo di fronte a noi, nulla di più perfetto per continuare questa galvanizzante manifestazione.
 
Alle 21.00 è l’ora dei FolkStone, il pubblico ormai numerosissimo si stringe attorno al palco per supportare una band che ormai è diventata un’istituzione in terra orobica.
Come consuetudine, per la terza volta consecutiva ai padrini del festival viene riservato l’opportuno ruolo di co-headliner della manifestazione, anche se stavolta qualcosa non brilla a dovere in casa dei Briganti di Montagna bergamaschi. Giunti sul palco di Bagnatica in formazione lievemente rinnovata per l’ennesima volta, un Lore stranamente meno affabulatore del solito tiene compagnia al numerosissimo pubblico, pubblico che non pare accorgersi nemmeno di una prestazione vocale meno grintosa, rispetto ai consueti standard, da parte del cantante.
Inoltre, tra i lati negativi c’è anche da segnalare una band ben lontana dai fasti della prima formazione, dove la sinergia dei vari componenti era decisamente palabile, ed uno show sempre più professionale ed ordinato, ma in qualche modo scevro di quell’aria giocosa che caratterizzava la band fino all’anno scorso.
Ovviamente, il pubblico aveva ben donde di non accorgersi troppo dei “misfatti” della band, poiché il punto di forza dei Folkstone era sempre presente anche in occasione di questo Foschfest; sto parlando delle canzoni, perfettamente studiate per rendere al meglio in sede live e per travolgere un pubblico che si è lanciato spontaneamente in incitamenti e furiosi headbanging quale il folk metal impone. Tra le novità riscontrate in questa sede, “Vortici Scuri” che è divenuta completamente acustica e la cover dei Nomadi “C’è Un Re”, brano sublimato perfettamente dai Folkstone poiché perfettamente aderente allo spirito della formazione ed alla loro affascinante ideologia di fondo.
Insomma, tirando le somme ci si aspettava un poco di più dai Folkstone, senza andare troppo lontani con la memoria bastava rifarsi allo show dello scorso marzo al Live di Trezzo per poter affermare di aver assistito a momenti decisamente migliori da parte della band bergamasca. Poco male comunque, i Nostri avranno certamente modo di riprendersi e ritrovare la giusta energia all’ombra delle loro amate Orobie. Ne sono assolutamente certo.

Alle 22.45 (con 15 minuti di ritardo) i Korpiklaani fanno il loro roboante ingresso sul palco. Allegri, birraioli, festaioli, danzerecci e chi più ne ha più ne metta, i finlandesi sono un’assoluta sicurezza. Il loro folk metal fatto di fisarmoniche, violini, riff di chitarra grezzi e batteria incessante è diventato un marchio di fabbrica, copiato ed usato come fonte d'sipirazione da moltissime band. Canzoni come “Journey Man”, “Cottages & Saunas”, “Vodka”, “Beer Beer” - veri e proprio inni della band - sono alternati a pezzi più lenti e ragionati come la recente “Uckon Wacka”. C’è spazio anche per brani strumentali che, però, data la natura della canzoni, risultano troppo confusionari e caotici (“Spring Dance”). I Korpiklaani sono una band veramente "in palla" ed ormai rodatissima dai numerosi concerti, con un'ottima presenza scenica e feeling potente col pubblico che non smette di saltare e ballare dall’inizio alla fine dello show. La ciliegina sulla torta arriva vero la fine del set, in cui i biondissimi finlandesi ci ripropongono in chiave folk un successo dei Motorhead di Lemmy, tale “Iron Fist” (già presente sull’ultimo album come bonus track) che, devo ammettere, riesce ottimamente. Tra cori, fumogeni, mangiatori di fuoco e abitanti di Bagnatica giunti all’area concerti incuriositi dal trambusto, si chiude la terza edizione del Fosch Fest, sicuramente la più riuscita tra tutte. Sono veramente orgoglioso di come il festival stia crescendo e di come si stia ritagliando uno spazio tutto suo; sono tante le persone che giungono  dalle province e regioni limitrofe attirate dal bill ogni anno sempre più invitate. Speranzosi di un ritorno economico sufficiente a poter realizzare il festival l’anno venturo, diamo appuntamento a tutti i folk metallers e ai presenti  di questa edizione al Fosch Fest 2012. Horns Up!
 
 
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