House Of Lords - Bangin' World Tour
14/11/09 - MotorockAs/Soundtrack, Mozzate (Co) e Arcene (Bg)


Articolo a cura di Fabio Rigamonti

E’ un doppio live report anomalo quello che vi attende: a causa dell’improvvisa cancellazione del tour europeo dei The Poodles, il “See you in Heaven fest” ha dovuto, all’ultimo secondo, variare la sua scaletta, ponendo come heaadliner della manifestazione gli americani House Of Lords.
Poiché, la sera prima, un concerto simile ha visto proprio gli House Of Lords protagonisti assoluti in quel di Como (a breve, una videointervista a James Christian su queste pagine), per continuità ideologica si è deciso di riunire i due reportage in un unico articolo.



MOTOROCKAS MOZZATE (Como) 14/11/2009
Articolo a cura di: Gaetano Loffredo

Nella lista di dischi da considerare al top di questo ricco duemilanove non può e non deve mancare “Cartesian Dreams” degli americani House Of Lords, rilasciato qualche mese fa dalla nostrana Frontiers Records e ora riproposto dal vivo durante il lungo e tortuoso “Bangin’ World Tour” che sta attraversando l’Europa e che in Italia conta addirittura cinque date.
Quella del Live Club MotorockAs è la tappa centrale dopo la doppietta Torino/Gorizia e alla quale seguiranno a ruota Bergamo (di seguito anche il report del SoundTrack di Arcene) e Genova; a Mozzate (Como) ci sarà il supporto dei britannici Kane’d e dei milanesi Planethard, questi ultimi sulla scia dei buoni risultati raggiunti dopo l’esordio intitolato “Crashed On  Planet Hard”.
Quello comasco è un locale che trasuda “Hard Rock” da ogni poro: luce fioca, tavoli e bancone in legno, una sezione dedicata esclusivamente ai vinili, conduzione familiare e tanta, tanta birra. Insomma una sorta di “locanda sopraelevata” che immagazzina uno stile country rock necessario per mettere a proprio agio spettatori ma anche gli stessi artisti, accolti con grande entusiasmo dal nostro pubblico.


I sette Kane’d aprono le danze alternando cover e pezzi propri ma a colpire, più che la musica o la prestazione tecnica dei quattro strumentisti, è la performance al microfono di tre sorelle scatenate (Steph, Stacey e Chez) che a quanto pare stanno spopolando in Gran Bretagna. Da tenere d’occhio.
Molto bene i nostri PlanetHard, act che dal vivo ha una resa sonora nettamente superiore rispetto a quella da studio, e infatti a uscirne rivitalizzato è proprio il disco “Crashed On Planet Hard” che ha in se buone composizioni sfruttate male da una produzione non all’altezza. Sul palco è tutta un’altra storia: sound potente, precisione, stile e classe. Li attendiamo fiduciosi per la prova del nove: quella del nuovo album.


Gli House Of Lords giungono al MotorockAs in “leggero” ritardo, alle 23:10 e quasi alla fine dell’esibizione dei Planet Hard, ma siamo poi venuti a conoscenza delle non perfette condizioni fisiche del leader James Christian. Dopo una videointervista con lo stesso James, ci appostiamo in prima fila: altri venti minuti di attesa causa soundcheck e finalmente (sono le 00.10) l’AOR statunitense avvolge e travolge i presenti. Precisi, spigliati e graffianti, gli House Of Lords ripercorrono l’intera carriera spaziando in lungo e in largo coi dischi e coi brani che li hanno condotti al successo con un occhio di riguardo agli ultimi due gioielli “Come To My Kingdom” e “Cartesian Dreams”. Impressionante la performance alla chitarra del chitarrista Rob Marcello, preso in prestito dai Danger Danger, e molto professionale anche quella del batterista B.J. Zampa (Alice Cooper). James Christian è il solito leone sul palco, evocativo, perfettamente in grado di esaltare il pubblico e di renderlo partecipe dal primo all’ultimo istante di un concerto intenso.
Complimenti quindi ad Alessandro Quadrelli, responsabile del locale di Mozzate, per averci portato ancora una volta “qualcuno” che il rock lo sa suonare e soprattutto… vivere.


SEE YOU IN HEAVEN FEST - 15/11/2009
Articolo a cura di: Fabio Rigamonti

Un festival all’insegna dell’hard rock from the ‘80s, queste erano le premesse alla base del See You In Heaven Fest in programma al Soundtrack di Arcene, nella provincia di Bergamo, domenica 15 novembre.
Causa cancellazione del tour europeo dei Poodles, la scaletta dell’evento subisce un piccolo terremoto, per cui l’inizio della manifestazione viene forzatamente posticipato dalle 17:30 alle 19.

Una volta raggiunto il locale, constato con piacere come il Soundtrack di Arcene stia crescendo, acquisendo esperienza dai live che in esso vengono via via programmati.
Dispiacerà, lungo l’arco della giornata, non vedere tanto impegno nell’organizzazione di una manifestazione di questo tipo ripagato dal pubblico. Difatti scarsa…anzi, scarsissima l’affluenza di pubblico, sintomatologia di un comportamento tipicamente italiano nei confronti dei live.
Sarebbe bello poter discutere dei perché e dei percome la voglia di osare del pubblico italiano sia piuttosto lacunosa, ma lo spazio è tiranno, per cui rimando magari l’analisi ad occasioni più propizie.

La serata si apre con i Kane’d. Ho trovato questo sestetto inglese davvero…discograficamente pronto e folgorante. Le tre singer di cui questa band si compone, difatti, rappresentano tutti i classici stilemi del pop: c’è la posh Kane’d (la rossa), la lolly Kane’d (la bionda), e la metal Kane’d (la grandissima mora, letteralmente indiavolata sul palco).
Queste tre cantanti, oltretutto, armonizzano sufficientemente bene e nell’insieme incorniciano alla perfezione la loro proposta musicale a base di una versione hard rock di canzoni che, in più di un’occasione, mi hanno ricordato le strutture pop di Pink ed Avril Lavigne.
Per me questi ragazzi funzionano, mi piacerebbe risentirli su disco per vedere se le premesse di questo live possono essere mantenute.

see_you_in_heaven_arcene_2009_01Rapido cambio di palco, ed è la volta dei bergamaschi John Doe. I “Signori Nessuno” sono protagonisti di un hard rock che è praticamente heavy metal, oserei dire dalle forti sfumature Motorhead, il tutto condito da occasionali inserti sintetici e pianistici ad opera del cantante Anto.
Proprio Anto si dimostra un vulcano in eruzione, in grado di animare anche una platea di una cinquantina di persone grazie alla sua pungente simpatia ed autentica onestà.
Proprio “onestà” è la parola che meglio definisce il live di questi ragazzi, il cui unico difetto, per quel che mi riguarda, è l’essere magari un po’ fuori contesto rispetto al tema del festival.

Già, il “See you in Heaven” sinora ha portato proposte discrete, ma un po’ troppo fuori contesto. Ci pensano i Planethard a riportare la situazione nell’alveo della normalità, grazie al loro street rock di matrice losangeliana.
Ottima la prova dei nostri ragazzi: la voce di Marco Sivo si dimostra versatile ed in grado di raggiungere altezze vertiginose (non che da Marco, ex cantante dei prog metallers Time Machine, ci si potesse aspettare qualcosa di meno), ed il pubblico, fortunatamente lievemente ingrossato durante il loro live, partecipa interessato ed entusiasta.
Ho riconosciuto, nei Planethard, una gran professionalità e capacità. Le canzoni non mi hanno più di tanto coinvolto ma credo sia solo una questione di incompatibilità con la sfera dei miei gusti personali, visto che sulla band non c’è davvero nulla da dire.

see_you_in_heaven_arcene_2009_02Al termine dei Planethard, è la volta degli americani Junkyard, elevati al ruolo di co-headliner e conseguente aumento consistente del loro tempo a disposizione.
La band, fautrice di un southern country hard rock, dimostra di avere fan fedelissimi tra le fila del pubblico, fan letteralmente estatici, grati della possibilità di vedere una band come loro calcare un palco in suolo italico.
E d’altronde, è davvero difficile non rimanere coinvolti dai Junkyard che, nonostante la ripetitività di fondo della loro musica, riescono comunque a divertire lungo tutto il concerto, facendo esplodere la platea sulla cover di “Ace Of Spades” dei Motorhead.

Dopo un cambio di palco molto più lungo del previsto, dovuto a problemi tecnici di svariata natura, è finalmente la volta degli headliner della manifestazione: gli House Of Lords!
L’ingresso in scena della band viene parzialmente rovinato da un trascinamento dei problemi tecnici sopra menzionati, che portano a suoni mischiati e chitarra inesistente di Jimi Bell per le prime due tracce del live.
Fortunatamente, al momento di “SOS In America” la situazione si normalizza, e possiamo goderci la band al loro meglio.
James Christian è un piccolo, grande uomo: carisma da vendere, voce stellare (non un cedimento lungo tutta l’ora e venti minuti di concerto) e tanta professionalità fanno promuovere senza esitazione la band americana.
Non che il resto della formazione sia da meno: l’esecuzione al basso di Matt McKenna è semplicemente energica, mentre guardare B.J. Zampa dietro la batteria era spettacolare anche per la naturale simpatia che anima quest’uomo.
La scaletta si è divisa piuttosto equamente tra i vecchi successi e gli ultimi tre episodi discografici che caratterizzano la nuova incarnazione della band; quello che, semmai, sorprende della scaletta prescelta è la totale mancanza di momenti placidi o acustici.
Nessuna concessione, difatti, a ballad o momenti romantici di sorta: il tutto si consuma tra sfuriate chitarriste e cori anthemici, grazie a canzoni come “Bangin’” (io lo sapevo che questa canzone in versione live avrebbe convinto ancora di più che su disco), o “I Don’t Wanna Wait All Night”.
Il concerto finisce piuttosto improvvisamente, lasciandoci un poco con l’amaro in bocca perché, onestamente, si sarebbe continuato volentieri a vedere all’opera una band di tale maestria.

see_you_in_heaven_arcene_2009_03Tirando le somme, il festival messo in piedi in quel di Arcene è stata una gradita sorpresa. E’ stato davvero un peccato vedere così poca gente goderne, anche perché gli House Of Lords erano davvero un’occasione da cogliere al volo (abbiamo riservato loro il nostro top album mica per niente – e dopo averli visti live siamo ancora più convinti delle loro straordinarie capacità).
Speriamo che ciò non porti alla morte dello spirito di iniziativa, e semmai dovesse accadere…beh, dovreste rendervene conto da soli che, a queste condizioni, è davvero dura. Forse troppo.

Si ringrazia Michela Cortinovis per il materiale fotografico all'interno del report, clicca qui per la fotogallery a cura di Donatella Lomma.

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