Anneke van Giersbergen - Everything Is Changing Tour
26/05/12 - Bloom, Mezzago (MB)


Articolo a cura di Marco Belafatti

Articolo a cura di Marco Belafatti e Fabio Rigamonti

Serata dedicata agli amanti delle belle voci femminili quella del 26 maggio al Bloom di Mezzago, visto che il nome scritto in grande sul cartellone è quello di Anneke van Giersbergen, probabilmente la terza vocalist donna ad essere entrata di prepotenza nel mondo del metal (anche se eseguire un conteggio ordinale è un tentativo sempre piuttosto fumoso, sterile ed impreciso), storica voce dei The Gathering qui in tour a supporto del suo terzo album solista, il frizzante “Everything Is Changing”. La Nostra, tuttavia, non è l'unica artista in programma per la serata: quanto sta per cominciare - con vistoso ritardo di 45 minuti sul programma, ma noi siamo (quasi e non proprio tutti) giovani, ed il sabato sera è tutto da vivere, quindi non ce ne curiamo troppo - è un vero e proprio mini-festival, vista l'eterogeneità dei due gruppi a supporto della cantante olandese.

A scaldare la platea ci pensano i Kill Ferelli, quartetto olandese dedito ad un brioso e vivace hard rock festaiolo, contaminato tanto da sfumature "nu" quanto da una travolgente melodiosità pop. E' decisamente discreta la prova della band, forti di una frontwoman come Kelly Kockelkoren che trascina il pubblico, con carisma ed entusiasmo, verso ritornelli catchy e un riffing selvaggio, su una voce potente, roca ma anche carezzevole come questo tipo di rock demanda, quando vuole essere fatto bene. Nulla di nuovo sotto il sole, sia chiaro: di band come questa ne abbiamo avute a tonnellate dalla nascita dei Twisted Sister, ma comunque una piacevole sorpresa in un'attesa per la protagonista della serata che si preannuncia ancora lunga.

In seguito allo show dei Kill Ferelli sale sul palco un altro quartetto, stavolta alle prese con un post-rock atmosferico e strumentale (viva la diversità!). Spiace dire che di diverso i Frames, rispetto a chi li ha preceduti (ed anche a chi li seguirà), non hanno solo il genere musicale di appartenenza, ma anche la bravura e la capacità. Il post-rock dei nostri, difatti, risulta estremamente scolastico, derivativo e - cosa peggiore di tutte - miscelato con scarsa cura nei diversi componenti e movimenti che costituiscono le lunghe composizioni. Che si debba saccheggiare a piene mani da *shels e Long Distance Calling (a loro volta debitori nei confronti dei “soliti noti” della scena post) potrà anche essere inevitabile, ma bisognerebbe quanto meno cucire il tutto con una certa cura... La platea, probabilmente poco avvezza al genere musicale proposto, pare gradire nonostante la mancanza di mordente, per cui l'esibizione dei Frames si può comunque considerare riuscita con una sufficienza risicata.

Armata di un sorriso smagliante, di un leggero trucco verde sugli occhi e di una lunga chioma biondo platino, la sempreverde Anneke van Giersbergen sale sul palco accompagnata dal clamore degli astanti, nonostante l'affluenza all'interno del locale sia piuttosto irrisoria rispetto a quella che il pubblico di qualche anno fa le avrebbe riservato. Poco male per i (pochissimi) presenti, perché il concerto è l'occasione giusta per lasciarsi andare ad una serata fatta di canzoni piacevoli e disimpegnate, interpretate da una voce calda, intensa, che non ha certo bisogno di presentazioni e che, nonostante il trascorrere degli anni, non subisce cali di alcuna sorta. Le sonorità offerte oscillano tra il pop rock e soluzioni più inclini all'alternative dei Muse, con un occhio di riguardo per i pezzi estratti dall'ultimo disco solista della cantante; spiace soltanto dover constatare l'assenza di un tastierista e la scarsa personalità dei musicisti coinvolti sul palco (quasi non pervenuta per buona parte dello show), ma l'interpretazione di Anneke sopperisce a qualsiasi difetto “scenografico” e noi non possiamo che esserne contenti. Il coinvolgimento si fa palpabile sulle note avvolgenti e delicate di “Circles”, “Beautiful One” e “Down So Low” (cover dei Chocolate Genius), ma la parola chiave del concerto è solo una: adrenalina. È infatti l'energia di brani come “Take Me Home”, “Stay” (cantata in duetto con la vocalist dei Kill Ferelli) e “Hyperdrive” (Devin Townsend Project) a farla da padrone, mentre le vere chicche della serata sono le due cover dei The Gathering (“Saturnine” e “Even The Spirits Are Afraid”), cantate con entusiasmo da tutto il pubblico. Ok, in questo immancabile “revival” manca l'affiatamento di un gruppo come quello dei fratelli Rutten, abituato a comporre (e a vivere sul palco) brani di ben altra levatura rispetto a quelli proposti nel corso della serata, ma ascoltare queste vecchie glorie cantate dalla voce di Anneke rimane pur sempre una grande emozione. Del resto la Nostra ha scelto di dedicarsi ad una carriera solista all'insegna del disimpegno e della gioia di vivere: vederla cantare con trasporto, sorridere, saltellare tra il pubblico e interagire con i fan è una soddisfazione che va ben oltre i rimpianti e le aspettative. Non sarà stato il concerto di una vita, ma occhi ed orecchie ringraziano sentitamente per la piacevole compagnia.




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