Venice Doc Festival - Pino Scotto + Underdogs
16/07/12 - Parco Nord, Noventa di Piave (VE)


Articolo a cura di SpazioRock

Articolo a cura di Luca Simonella


Nella splendida oasi verde che trova spazio nella grigia area industriale di Noventa di Piave (VE), eccoci alla quinta serata del Venice Doc Festival di fronte agli Underdogs.


Sebbene la platea non sia gremita dei fedelissimi della band, il gruppo veneziano ha acceso le valvole al massimo, ed anche chi è venuto per vedere il successivo concerto di Pino Scotto, incuriosito, si è avvicinato al palco: è inevitabile venir coinvolti, tanto sono energici, taglienti, piacevolmente ruvidi questi tre ragazzi. La perfetta equalizzazione eseguita dall'ottimo service del Venice Doc Festival ha permesso anche di apprezzare al meglio i tantissimi riff ed assoli tessuti dalla chitarra di Michele Fontanarosa. Lo spazioso palco (seppur illuminato con una certa avidità durante l'esibizione) permette al bassista/cantante Simone Vian di poter esprimere come al solito tutta la grinta della band, saltando in tutti i cambi delle canzoni e sottolineando tutta la forza della loro musica: il microfono è l'unico vincolo che riesce a tenere fermo questo frontman, e nonostante tutto la sua perfomance alla voce rimane sempre di grande spessore ed espressività.


L'ingresso dei tre sul palco avviene uno per volta, coperti da maschere di animali (chi ha nominato la "Fattoria Degli Animali"?), introdotti da un pezzo in stile Goblin, e subito il pubblico si avvicina incuriosito. Un ritmo granitico ed incalzante caratterizza tutti i brani, la maggior parte dei quali tratti dal loro ultimo lavoro "Revolution Love" del 2011: dal manifesto “Mother Fuzzers”, con il suo chorus coinvolgente, alla più lenta ed intensa "Helpless" fino alla massiccia "Prove You Wrong" (di cui i ragazzi hanno recentemente prodotto un videoclip ufficiale). La perfetta simbiosi tra il basso di Vian e le energiche ritmiche del batterista Trevisan smuoverebbero persino i massi, e quando si è sotto il palco è impossibile rimanere immobili. Il loro sound avvolgente fa un tuffo nel primo album con "You Don't" (il suo ritornello incalzante entra nella testa per non uscirne più); ad introdurre "Miss Ruler" invece c’è il celebre incipit di "A Song For The Dead" dei Qeens Of The Stone Age, dove chitarra e batteria riescono ancora una volta ad accendere il pubblico; le velocissime "Mad Cow" e "Half Blow Job" chiudono un concerto senza tempi morti o canzoni riempitive. Quando sembra sia arrivato il tempo di lasciare il palco al consueto noise & feedback degli strumenti sugli amplificatori, spunta un riff. La 6 corde cerca di accennare qualcosa che non viene subito recepito dai presenti: è "Green Machine" dei Kyuss che consegna un pubblico già caldissimo a Pino Scotto e la sua band. Se il loro primo album dichiarava "Ready To Burn", ormai possiamo dire che gli Underdogs sono accesi da un pezzo, e sarà difficile spegnerli.


L'esibizione di Pino Scotto arriva subito dopo, rispettando in tutto e per tutto i cliché che ci si aspetta da questo performer: t-shirt "Rock And Roll", bottiglia di Jack Daniels mezza vuota, occhiali alla Osbourne. Il suo grido incazzato di protesta riporta tutti sotto al palco, e parte con una setlist che pesca a piene mani dal suo ultimo CD "Codici Kappaò" e da "Buena Suerte". Pino come al solito ce l'ha con tutti: politici, starlette tv, affaristi, pedofili e raccoglie sempre le ovazioni dei fedelissimi (alcuni giovanissimi) fan. Inutile sottolineare i virtuosismi della band che lo seguono tra le canzoni ed i suoi consueti dialoghi con il pubblico. Il repertorio fila via piacevolmente veloce anche per Pino, con apprezzati elogi ad Angus Young, Edoardo Bennato, Jon Lord (R.I.P.!), passando nel corso dell’esibizione dal metal all'hard rock più classico agli sprazzi di rock blues nel finale.


Uno spettacolo godibilissimo, genuino, sincero ed umile da parte dell'artista campano che conferma quanto grande ed autentica sia sua la passione per il rock in tutte le sue forme, un punto di incontro per nuove generazioni che si affacciano ora alla musica e per altre che la musica l'hanno ascoltata per anni. Un concerto, quello di ieri sera, che nel suo piccolo ha mostrato variegate sfaccettature del genere e di come, nella spontaneità di mister Scotto e nell’energia degli Underdogs, rimanga irrinunciabile forma di espressione per tutti noi.




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