Exilia - Naked Release Party
08/05/10 - Palazzo Granaio, Settimo Milanese


Articolo a cura di Fabio Rigamonti
Gli Exilia sono una realtà italiana che trovo vivacemente pulsante ed entusiasmante: il loro crossover è autentico, la musica sempre sentita e vissuta visceralmente da tutti i membri della band. E’ stato quindi con piacere che SpazioRock, nella figura del sottoscritto, ha accettato l’invito ad assistere al release party dell’EP di imminente pubblicazione “Naked”, piacere ulteriormente arricchito dal fatto che gli Exilia, in versione live, ancora non li conoscevo.

Il luogo prescelto per l’avvenimento è stato Palazzo Granaio, locale ricavato da un antico granaio, come il nome stesso suggerisce, stipato a Settimo Milanese. La location devo dire che mi è piaciuta: facile da raggiungere, dotata di ampie possibilità di parcheggio sparse nel bel paese di Settimo (un paese che non sembra neppure appartenere alla provincia milanese, da tanto verde vi ho trovato), con una sala concerti ricavata in questo palazzo antico che preserva in tutto un forte senso di rustico vintage: dalla scalinata ripidissima per accedere al locale, all’arredamento perfettamente in linea con le più vissute live house.
Purtroppo, meno rosea la resa del Granaio in sede di concerto vero e proprio, con suoni un po’ troppo pasticciati e casse che, semplicemente, non sono riuscite a contenere a dovere una musica dirompente come quella degli Exilia.
Nulla di catastrofico, ma è indubbio che, con un impianto migliore, questo piccolo locale saprebbe farsi amare incondizionatamente.

Dopo mezz’ora di attesa dall’apertura delle porte, ad aprire le danze ci pensano i milanesi Netherfall, un gruppo che propone un mix intrigante di hard rock di vecchia scuola USA incrociato, occasionalmente, nelle forme più moderne di nu-metal. A rendere ancora più interessante il tutto, ho rilevato anche vaghe aperture melodiche di carattere ottantiano.
Sicuramente, il pezzo forte della band risiede nel loro frontman Mario Ortiz, la cui interpretazione vocale dei vari pezzi mi ha ricordato, in più di un’occasione, il graffio e la ruvidezza di  Axl Rose; per il resto, la band pare possedere dei ritornelli abbastanza efficaci, ed argomenti sufficienti a volerli provare a saggiare in futuro, magari su disco.

Rapido cambio di palco, inizia l’intro recitata di Phoenix, ed ecco gli Exilia esplodere letteralmente sulle note di “Are You Breathing”. Subito rimango folgoranto dalla grinta di Masha, dalla partecipazione senza riserve del resto della band, dai salti, dal vorticoso headbanging…tutto per un pubblico che, se volete, non era nemmeno così numeroso. Ma gli Exilia sono qui per divertirsi e celebrare, e quindi senza pausa alcuna si attacca immediatamente con una coinvolgente “Deleted”, per proseguire con “Starseed”.
Lo show dei milanesi si alterna così, tra fasi estremamente brutali come la doppietta “Kill Me” (introdotta con tutto l’astio di cui Masha era capace nei confronti di George W. Bush Jr.) e “The Hunter”, intrecciate a momenti più melodici come su “Across The Sky” o il celebre cavallo di battaglia “Stop Playing God”, al termine della quale gli Exilia abbandonano momentaneamente il palco.

Stupito dal fatto che la serata consisterebbe nella celebrazione di un EP acustico, quando di acustico sinora non si aveva avuto ancora proprio nulla, vedo Masha mettere fine al mio stupore rientrando sul palco in compagnia del solo Elio Alien ed una chitarra classica, ed insieme i due musicisti propongono “My Own Army” (dedicata da Masha con sentita commozione alla madre da poco scomparsa) e la cover di Janis Joplin “Piece Of My Heart”. Tempo di richiamare i restanti membri della band sul palco, e concludere degnamente lo show con un’altra grande canzone degli Exilia, e parlo di “Coincidence”.
Al termine dei quasi 70 minuti di concerto, realizzo un paio di cose. La prima è che gli Exilia, live, spaccano (perdonatemi l’uso del verbo poco “critichese”, ma rende perfettamente l’idea dell’impressione che ho avuto dopo lo spettacolo), la seconda è che non si poteva davvero pretendere di più, in durata, da una band che, soprattutto nella figura di Masha, non si è risparmiata una singola particella di energia, annullando spesso le pause tra i vari pezzi.

Me ne torno quindi a casa soddisfatto, e con una videointervista a Masha in saccoccia che arriveremo presto a proporvi sulle nostre pagine. Restate sintonizzati.


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