Slayer + Carcass + Behemoth
04/07/16 - Market Sound, Milano


Articolo a cura di Luca Ciuti
Dieci euro per un parcheggio (senza contare quelli abusivi), due per mezzo litro d'acqua, sei per un "panino" con la porchetta. A volte la musica sembra essere davvero la stessa, in questo paese. Senza voler essere i soliti italiani bravi solo a lamentarsi, proviamo invece a raccontarvi una serata che a livello musicale, siamo certi, non avrà scontentato nessuno. Giunge al Market Sound di Milano il trittico delle meraviglie composto da Slayer, Carcass e Behemoth, un tridente che è l'essenza di tutta quanta la musica estrema, un carrozzone di tutto rispetto che potrebbe tener testa al cartellone dell'ultimo Gods Of Metal. Il fatto che nessuna delle band abbia un disco da promuovere, e che siano già tutte recentemente passate dal Bel Paese è la conferma che i  tempi e cambiano e che a spostare gli equilibri sono ormai fattori indipendenti dai meri contenuti artistici. Conta sempre più l'evento e quello di stasera, lasciatecelo dire, rientrava senz'altro fra gli appuntamenti da non mancare. A restare immutabile resta invece la furia distruttiva degli Slayer, nonostante le evidenti trasformazioni passate in seno alla band.
 
Accanto al muro di violenza sonora dei quattro americani, non può che far piacere (ri)scoprire la classe di una band come i Carcass, cui è limitativo affibbiare l'etichetta di band estrema, ma prima del gruppo britannico non possiamo certo dimenticare i Behemoth, cui spetta l'onore di aprire le danze in un Market Sound che presenta larghi spazi vuoti (ben visibili ahimè, anche durante l'esibizione successiva), penalizzata da una qualità del suono meno efficace rispetto ai successivi acts. Le melodie nascoste in un sound corrosivo, i numerosi break strumentali, le stupefacenti armonie chitarristiche sono invece gli elementi che esaltano ancora di più un combo che tiene entrambi i piedi ben saldi nella storia: parliamo ovviamente dei Carcass, che alle mezz'ora dopo le venti salgono on stage per un'ora di autentica goduria. L'intro di "1985" ci catapulta nel cuore di uno show che assembla con precisione chirurgica (e scusate l'ironia) tutti gli elementi di cui sopra. Saccheggiato a piene mani l'ultimo, bellissimo, "Surgical Steel" e conclusione finale con "Heartwork" cantata a gran voce da tutto il Market Sound. La venue appare a vista d'occhio di un livello superiore, per dimensioni ma anche per i servizi offerti, che vanno dagli stand per le cibarie e passano alle distro colme di CD e vinili per arrivare a un'insolita playland. Non passa molto tempo prima che le note introduttive di "Delusions Of Saviour"  irrompano attraverso il PA e gli Slayer si materializzino in tutta la loro brutalità. Ancora una volta non saranno fatti prigionieri: gli anni sembrano passare più sul pubblico che a tratti è parsi ascoltare in religioso silenzio, invece che sulla band, la quale non perde il gusto di deliziare il pubblico con il consueto assalto sonoro. Gli Slayer sono come li conoscevamo, una autentica schiacciasassi che non si ferma davanti a nulla: scivolano "Repentless" e "Disciple", saranno tanti gli estratti del nuovo disco, ma la scaletta è ben lunga e saranno accontentati un po' tutti. "The Antichrist" e "Black Magic" sono lì a ricordarci che fra i primi Slayer e la NWOBHM più oscura la differenza non era così marcata. C'è tempo per tutto, anche per delle insolite dediche cui il leader della band prova a concedersi. "Siete qui per amore...della musica" sono infatti le parole di Tom Araya che introducono la malsana "Dead Skin Mask", la musica degli Slayer non sembra accusare cedimenti e resta ancora intrisa di violenza e nichilismo fino al midollo ("War Ensemble", un pezzo che simboleggia indiscusso l'impatto devastante della loro musica). Scivolano via pezzi vecchi e nuovi e rincuora constatare che persino un pezzo come "You Against You" non sfigura affatto in mezzo a tutti quei classici. Lo Zio Tom si sa, è uno di poche parole e proprio per questo i suoi sentiti ringraziamenti centellinati in quà e là fra un brano e l'altro quasi inteneriscono mentre Kerry King rimane ancora la migliore rappresentazione di sé stesso e Paul Bostaph tiene ben salde le redini della band con il suo drumming variopinto. Discorso a parte merita Gary Holt, che inizia a mostrare i segni di tre anni passati con gli Slayer: non che prima fosse una signorina, ma i basettoni gli conferiscono un'aria truce e lo rendono più simile a Wolverine che a un thrasher old school. Ad ogni modo, non sbaglia una nota e quando scimmiotta Kerry King sembra persino più credibile di Kerry King stesso.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare, gli Slayer continuano a fare quello per cui sono stati concepiti, e a farlo dannatamente bene. "Angel Of Death" colpisce come un treno in discesa, e Araya con le sue urla strozzate non perde un briciolo di quella espressività che da sempre lo caratterizza ben più di certe artificiose voci bianche che popolano la scena metal. Aleggia lo spettro di Hannemann alle spalle della band grazie a un manifesto che lo ricorda ad ogni concerto, ma non è ancora il momento della nostalgia che prende il sopravvento, men che meno delle polemiche e lo avevamo detto già all'inizio di questo articolo; gli Slayer sono ancora vivi e vegeti e questo è quello che conta. Soddisfatti o rimborsati? Noi non abbiamo nessun dubbio a riguardo, a voi la scelta.

Setlist Carcass: 
01. Unfit for Human Consumption
02. Buried Dreams
03. Incarnated Solvent Abuse 
04. Cadaver Pouch Conveyor System
05. The Granulating Dark Satanic Mills
06. Captive Bolt Pistol
07. Corporal Jigsore Quandary
08. Keep On Rotting in The Free World
09. Heartwork

 
Setlist Slayer: 
01. Repentless
02. Disciple
03. God Send Death
04. Mandatory Suicide
05. Fight Till Death
06. War Ensemble
07. When the Stillness Comes
08. You Against You
09. Postmortem
10. Hate Worldwide
11. Dead Skin Mask
12. The Antichrist
13. Pride in Prejudice
14. Take Control
15. Seasons in the Abyss
     
     Encore:
16. South of Heaven
17. Raining Blood
18. Black Magic
19. Angel of Death



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