Bologna Sonic Park 2019: Slipknot, Amon Amarth & more
27/06/19 - Arena Parco Nord, Bologna


Articolo a cura di Giulia Franceschini

Si ringrazia Fabio Polesinanti per la collaborazione

 

Lo scorso giovedì (27 giugno), la bella Bologna è stata casa di uno degli eventi imprescindibili di questa estate metal. Dopo lungo tempo, il Parco Nord si è finalmente risvegliato ed è tornato a ospitare manifestazioni di grande rilievo, che quest'anno si sono concretizzate nel Bologna Sonic Park. Il festival si snoda su diversi appuntamenti tra giugno e luglio, portando sull'enorme palco posto nell'Arena Parco Nord grandissimi artisti. Una manifestazione che sicuramente rappresenta anche un grande passo avanti sul piano organizzativo nel panorama italiano: etica bio, acqua gratuita (che si è rivelata una salvezza: faceva caldo, se non aveste avuto ancora modo di leggerlo altrove), file rapide; insomma, nonostante le temperature infernali, è filato tutto liscio per i 20 mila metallari - la maggior parte dei quali dalla pelle diafana (e oggi ustionata) - che hanno popolato il parco per tutta la giornata.


La lunga e incandescente giornata che vede gli Slipknot come ospiti di punta, inizia prestissimo. Si parte con i Black Peaks, band alternative dalla talentuosa Brighton, che ha il durissimo compito di svegliare dal torpore i primi spettatori che si sono radunati davanti al grande palco. Tocca poi agli Eluveitie, pilastri del folk metal, che portano sul palco lo show dedicato al loro nuovo nato "Ategnatos". Con la nuova line-up ormai decisamente rodata e compatta, Chrigel e Fabienne sono padroni del palco, mostrando una bella complicità sui brani più recenti. La fulminea setlist privilegia i brani di "Ategnatos", ma c'è spazio anche per una "Il Richiamo dei Monti" ad hoc, nonché la versione italiana di "The Call of the Mountain", che viene proposta sui nostri palchi come di consueto. Gli svizzeri si congedano con la loro "hit" "Inis Mona", lasciando il palco ai Corrosion of Conformity. La storica formazione raccoglie il consenso del pubblico un po' assopito, nonostante dei suoni non particolarmente valorizzanti.

Nel frangente più rovente del pomeriggio il palco è dei nostri portabandiera, che in questo bill così eterogeneo tengono alto l'onore del metal tricolore con il loro sound inconfondibile che ha ormai conquistato da svariati anni le platee internazionali. La setlist breve e il caldo torrido, non impediscono ai Lacuna Coil di mettere in scena un'esibizione energica e coinvolgente che conquista fin da subito il pubblico nel pit. Tra pezzi dal recente Delirium "My Demons", "Blood,Tears,Dust" e "The House Of Shame" e i grandi classici della band, come "Enjoy The Silence" e "Heaven's a Lie", accompagnate dal coro del pubblico, la band offre la solita prestazione di qualità e trascinante, nonostante scarpe della frontwoman sciolte dal caldo e problemi tecnici (strumentazione in down a causa delle temperature) che vengono . Rimane ora solamente l'attesa dell'autunno, con il nuovo album in uscita, ed il tour decisamente interessante da co-headliner con gli Eluveitie.
Con i Testament facciamo di nuovo un salto indietro nel tempo, a dimostrazione del fatto che ce n'è per tutti i gusti. Potenti e instancabili, regalano al pubblico un piccolo frangente thrash che vede il proprio climax con "Low" e "Into The Pit", con Chuck Billy che incita anche le teste più lontane che costellano i lati dell'arena, ed è una distesa di pugni che si agitano in aria.

 

è ora tempo per la violenta incursione dei vichinghi Amon Amarth, freschi del loro ultimo "Berseker". Dalla Svezia, portano nella rovente arena la furia e l'energia del nord scatenando la platea con le opener "The Pursuit of Vikings" e "Deceiver of the Gods". "Benvenuti alla nostra festa vichinga!", scandisce Johan aprendo le braccia, poco prima che il furioso riff di "The First Kill" si abbatta sul pubblico. Lo show degli Amon Amarth è impeccabile: scena, precisione, intensità, coinvolgimento. Siamo davvero parte di un'enorme festa vichinga, corni e corna al cielo. Il popoloso party è consacrato con un brindisi: "è il momento di alzare il corno per voi, Italia. Salute! Skol!", quale migliore prefazione per la folle "Raise your Horns"? Il vorticoso spettacolo termina con "Twilight of the Thunder God" e un tripudio di fiamme e headbanging. Sicuramente una delle esibizioni più intense della giornata.

 

Siamo ormai in 20mila al cospetto del palco su cui ora campeggia l'enorme telo marchiato Slipknot. Dall'alto dell'Arena, la vista è incredibile: l'intro "515" sfocia in "People=Shit" e le luci percorrono convulsamente la folla che esplode letteralmente sul ritornello. è solo l'inizio: "(sic)" e "Get This" sconvolgono l'Arena, stordita tra euforia, luci pulsanti, una scenografia ipnotica. Corey Taylor, nonostante l'outfit piuttosto fuori stagione, corre incessantemente per il palco e parla con il suo pubblico, ormai letteralmente in visibilio: "Ciao bello, ciao bella, (bestemmia NdR)!". Lo show degli Slipknot è iperattivo: la band e la folla si muovono incessantemente sopra e sotto al palco, e con i classici il parterre si incanta: "Before I Forget", "Psychosocial", "Vermillion", sono alcuni dei brani che conquistano gli occhi e le voci di tutti i presenti. Anche sugli episodi più recenti la risposta è positiva, come con "Unsainted" e "All Out Life".
Corey Taylor si conferma, in tutto ciò, un grandissimo frontman, in grado di tenere la tensione dello show sempre alta, ma dando anche spazio a dei momenti di respiro e di complicità con il pubblico, ricordando poi quanto fosse contento di essere di nuovo davanti proprio a quello italiano, nonché uno dei più folli del mondo. Gli Slipknot si congedano con l'energia di "Spit It Out" e "Surfacing", mettendo fine a una giornata a dir poco intensa, ma per cui è valsa tutta la caldissima pena.

 

Setlist Slipknot
(515)
People = Shit
(sic)
Get This
Unsainted
Disasterpiece
Before I Forget
The Heretic Anthem
Psychosocial
The Devil in I
Prosthetics
Vermilion
Custer
Sulfur
All Out Life
Duality
Encore:
Spit It Out
Surfacing




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