Firenze Rocks 2019 - Day 1: Tool & more
13/06/19 - Ippodromo del Visarno, Firenze


Articolo a cura di Simone Zangarelli

Non si può dire estate senza dire Firenze Rocks. Ciò significa una kermesse di riferimento in Italia e all'estero, sempre capace di proporre spettacoli di qualità e portare nel nostro paese artisti di levatura internazionale, come Ozzy Osbourne, Iron Maiden, Aerosmith e tanti altri. E anche per questa terza edizione i grandi nomi non sono mancati: sul cartellone compaiono The Cure, Eddie Vedder, Ed Sheeran ma soprattutto i Tool, segnando una delle date più attese dai fan. Non solo perché la band manca in Italia da 12 anni, ma anche perché, grazie alla riscoperta in rete, la band gode di una fama imprevedibile rispetto ai tempi della pubblicazione dell'ultimo album, "10.000 Days" del 2006, e dopodiché solo spettacoli dal vivo e il "silenzio" discografico. Così la promessa di un ritorno imminente ha riacceso nei fan di nuova e vecchia data la scintilla che li ha portati a gremire la Visarno Arena fin dalle prime ore del pomeriggio, dove ad accoglierli c'erano i russi Fiend, seguiti dalla rockband Badflower e dalla fusione di metal e black music degli Skindred, questi ultimi capaci di coinvolgere grazie alla simpatia e a un sound accattivante.

 

È ancora alto il sole quando i Dream Theater attirano a loro i fan con "Unthetered Angel", estratta dal nuovo "Distance Over Time", disco che risolleva le sorti compositive della band, in passato in preda ad una deriva di stampo symphonic. Il brano funziona bene dal vivo ma, a causa della posizione in scaletta e di Labrie giù di voce, la band non rende quanto potrebbe. La prima metà dell'esibizione fatica a decollare: tra una "As I Am" un po' fredda e una "Barstool Warrior" che supera ampiamente la prova del live, il concerto prende una piega differente dall'incredibile "The Dance Of Eternity" in poi. Il pezzo è particolarmente significativo per la band di Petrucci, che proprio quest'anno festeggia ventesimo compleanno di "Metropolis pt.2: Scenes From A Memory", concept album che li consacrò nell'Olimpo del progressive metal sia a livello commerciale che di critica. E insieme a loro anche il pubblico ritrova l'energia sulle note di un'emozionante e sconquassante "Pale Blue Dot", il pezzo più riuscito del nuovo lotto su cui Petrucci sfoggia un fraseggio limpido e calibrato; ma è in chiusura che il pubblico si lascia andare. Rintocca l'arpeggio di "Pull Me Under" e un boato accoglie l'ingresso della sezione ritmica e della coppia perfetta Mangini-Myung, seguito da un imperturbabile Petrucci nei riff. Solo Labrie appare sottotono ma non eccessivamente affaticato dalla dimensione del festival, a cui si presta efficacemente il sound del pezzo. Complessivamente tutt'altro che cattiva ma non memorabile, la performance avrebbe guadagnato impatto con condizioni di poco migliori.  

 

Setlist Dream Theater

Untethered Angel
As I Am
Fall Into the Light
Barstool Warrior
In the Presence of Enemies, Part I
The Dance of Eternity
Lie
Pale Blue Dot
Pull Me Under

 

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Le birre ancora non bastano a combattere il caldo quando gli Smashing Pumpkins fanno la loro apparizione sul palco davanti a una gigantesca scenografia in stile Tim Burton. James Iha con la giacca paillettata, Jimmy Chamberlin con il suo gilet di pelle e l'aria da duro e un Billy Corgan dal volto striato di nero, tre rockstar sopra le righe e carismatiche. Emblema di una generazione che va scomparendo, la ritrovata formazione di Chicago (leggi QUI lo speciale), alla sua seconda apparizione in Italia, ci tiene a rimarcare un glorioso passato con il terremoto chiamato "Siva", tra i pezzi più iconici del loro lato grunge/hard rock. Il pezzo non fa prigionieri: tra un assolo di Corgan e gli stacchi entusiasmanti di Chamberlin, i Pumpkins portano l'asticella su un altro livello. Continua la carrellata di classici co Zero, l'inno alla rabbia di "Bullett With Butterfly Wings" e l'intima "Disarm". Uno spettacolo emotivo e contrastante fra la dolcezza di Corgan e l'oscurità dei testi, che si riflette in un sound diventato un marchio di fabbrica. E il gruppo di Chicago appartiene alle tenebre (precisano che non sono abituati a suonare con la luce del giorno), quell'ombra che si cela nella psiche con la quale sono capaci di metterci in contatto grazie alle atmosfere magiche di 1979 e Ava Adore, urlata a squarciagola dal pubblico come una promessa: "we must never be apart". E, come in Nightmare Before Christmas, ciò che sembra colorato ed eccentrico prende una svolta dark, così la scenografia si trasforma in tre bambole inquietanti e l'incantesimo degli Smashing Pumpkins sembra compiersi. I pezzi del nuovo album acquisiscono spessore dal vivo pur essendo i più deboli della setlist, ma quando sembra che "Cherub Rock" abbia già dato tutto, un magico medley "To Sheila"/ "Whish You Were Here" solleva cori appassionati e commossi. Corgan e soci calcano il palco con tranquillità, si mostrano in stato di grazia e fondano l'intera performance sul coinvolgimento emotivo: che sia questa la formula magica per uno spettacolo unico?

 

Setlist The Smashing Pumpkins

Siva
Zero
Solara
Knights of Malta
Eye
Bullet With Butterfly Wings
Tiberius
G.L.O.W.
Disarm
Superchrist
The Everlasting Gaze
Ava Adore
1979
Cherub Rock
To Sheila
Wish You Were Here (Pink Floyd cover)
The Aeroplane Flies High (Turns Left, Looks Right)

 

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Alle 21.30 il sole è ormai alle spalle e poco dopo si spengono le luci. È il momento dell'evento musicale più atteso dell'anno: Maynard James Keenan, Adam Jones, Danny Carey e Justin Chancellor sono davanti ai nostri occhi. Difficile immaginarlo appena un anno fa, considerata la lunga assenza dalle scene, ma l'annuncio di un ritorno nel 2019 ha smosso 45 mila partecipanti da tutta Italia. Eppure i Tool non suonano per l'hype, né per l'aura da divi della musica che accompagna dal loro esordio, infatti Keenan canta defilato alle spalle di Adam Jones. L'aura di sacralità è palpabile, ma la band non si perde in chiacchiere, preferisce farsi ascoltare a partire dall'impressionante "Aenema", dove le ritmiche di Chancellor tengono col fiato sospeso come un vuoto d'aria. Impossibile non muoversi durante una "The Pot" dalla carica micidiale. Il tutto legato alle lisergiche animazioni di Alex Grey, creatore di un immaginario complesso e visionario che ha cementato l'originalità di una band che trascende i generi. Tecnica che va oltre la difficoltà esecutiva e diventa eclettismo, musica che scavalca le barriere sensoriali e si fa arte. La nuova "Descending" è sinonimo della genialità di una band sempre oltre sé stessa, in cerca dell'evoluzione artistica e non delle trovate commerciali, dalle quali hanno sempre preso le distanze, come dimostrato col distacco dalle diffuse piattaforme di streaming. La parte strumentale del brano manda fuori di testa per la portata sonora e gli incastri ritmici, toccando quella soglia della sublimità capace di trascinare il pubblico in estasi. Tutto ciò non può che farci agnognare il nuovo lavoro in studio, atteso per il prossimo 30 agosto. E poi quel maledetto riff di basso introduce "Schism" e qualcosa di nuovo accade, un senso di crudele inquietudine si sprigiona dalle parole di Maynard Keenan, un'atmosfera ferale lambisce gli spettatori attoniti, niente è come prima. E ancora le poliritmie di "Jambi", che suonano come strati sonori concentrici, e la tribale "Vicarious" evocano un turbine sonoro scatenato dalla precisione chirurgica dei musicisti: le chitarre sono un tripudio di groove metal e la batteria è vulcanica e il basso martellante e inesorabile. "Stinkfist" in chiusura manda il pubblico in visibilio, devoti a una delle band più geniali di sempre, creatori di qualcosa di impensabile con solo tre strumenti, la voce e qualche effetto. Se a composizioni sofisticate e basate su poche semplici tonalità si accosta una coordinazione negli incastri superiore alle potenzialità di una macchina, il risultato è dimostrazione di un talento indiscutibile sotto tutti i punti di vista.

 

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Ciò che accomuna i concerti del primo giorno di festival nella città gigliata è il senso dell'oltre: andare al di là della percezione sensoriale attraverso di essa, provare qualcosa di non riducibile al senso delle parole e mostrare il contrasto fra i limiti dell'esecuzione artistica e gli spazi senza confini dell'emozione. E poi il puro godimento della ragione di fronte alla performance perfetta del combo losangelino. Chi dice che la perfezione non è di questo mondo non era al concerto dei Tool a Firenze.

 

Setlist Tool

Ænema
The Pot
Parabola
Descending
Schism
Invincible
Sweat
Jambi
Forty Six & 2
Vicarious
Stinkfist 

 

 

 

Gallery complete DAY 1

 

Dream Theater

The Smashing Pumpkins

Tool




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