Kodaline - Bologna
23/02/16 - Estragon, Bologna


Articolo a cura di Eleonora Muzzi

Le giornate si allungano, la temperatura sale un po' anche la sera, ma di certo l'organizzazione all'italiana ogni tanto ti fa aspettare in coda perchè, letteralmente, non sai a che ora arrivare.
Parliamo del concerto di Bologna dei Kodaline, tenutosi presso l'Estragon Club Martedì 23 Febbraio. Sui biglietti era stampato un'orario di apertura porte, sull'evento Facebook ne era segnalato un altro, sulla pagina dell'evento sul sito del locale un terzo orario. Insomma, a scanso d'equivoci molte persone, tra cui noi, ha deciso di arrivare molto presto, preparandosi probabilmente per un'apertura porte come da biglietto - su cui era riportato ore 19:00 - e ci siamo ritrovati lì fuori ad aspettare alla luce del furgone del piadinaro senza neanche un mazzo di carte per una briscola veloce.


Ma sono piccoli dettagli, si soprassiede, siamo qua per un concerto e ci vogliamo divertire, non è importante quanto si sta fuori ad aspettare. Del resto è un buon modo per fare amicizia con la gente in coda attorno a noi, e certe amicizie nate in coda ai concerti durano una vita.

 

I primi a calare il palco sono il quartetto spagnolo LA, con una proposta indie pop rock al limite del noise con forti influenze provenienti dall'altra sponda dell'Oceano Atlantico. Influenze così forti che paiono tagliati con lo stampino dalla pasta su cui si sono modellati Silversun Pickups e altre band simili, un po' tutti gruppi figli degli Smashing Pumpkins. Due o tre canzoni paiono filare lisce come l'olio, ma dopo un po' le somiglianze con tanti altri gruppi sembrano accentuarsi brano dopo brano, tanto che la band perde smalto e lo show sul palco diventa ben presto noioso, un momento più adatto ad andare a prendersi una birra e far due chiacchiere. Niente di nuovo sul palco dell'Estragon, ma tutto sommato godibili, sulla breve distanza. Sarebbe da migliorare un po' la dinamica dei live, la band è infatti leggermente troppo statica sul palco.

 

 

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Al contrario, i Kodaline si confermano essere una band che dal vivo riserva molte più sorprese di quanto ci si possa aspettare. Se da disco paiono un po' i figliocci dei Coldplay con un tocco di connazionali Snow Patrol, dal vivo hanno una grinta maggiore, sono più "sporchi" e meno "perfettini", certi brani - soprattutto del secondo album - perdono quel tocco da secchiata di feels che manco Grey's Anatomy e acquistano energia.


Ottima l'idea di prendere un turnista che dal fondo del palco è addetto a tastiere e chitarre aggiuntive quando ce n'è bisogno, così da evitare strane alternanze di strumenti del vocalist Steve Garrigan e del chitarrista Mark Prendergast, come invece era successo al precedente concerto cui avevamo assistitio, nel 2014.

 

La setlist è ben bilanciata, seppur troncata nell'encore dove non è stata eseguita la cover di Billie Jean di Michael Jackson, ma i pezzi più noti e amati dal pubblico ci sono stati tutti. La band parte in quarta, senza false partenze o momenti morti, anzi il tempo viene sfruttato al meglio e quell'ora e mezza a disposizione viene spremuta all'inverosimile per un'esperienza ben più che piacevole e, dobbiamo dirlo, inaspettata. Benchè avessimo già visto di che pasta i Kodaline sono fatti sul palco, abbiamo dovuto alzare l'asticella della nostra opinione sulla band, per quanto riguarda il comparto live. Sopra ad un palco, è una band che esalta, ti costringe a cantare anche se non conosci i pezzi e l'energia dei quattro irlandesi è trascinante. E questa energia viene trasmessa tutta al pubblico che, in un modo tutto italiano, arriva anche a sovrastare la voce amplificata dai microfoni e a zittire Garrigan più di una volta, vedendosi quasi costretto a lasciar cantare la gente di fronte a lui.

 

 

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Ottima l'idea di tenere la scenografia sul palco ridotta all'osso, con qualche sottile colonna di luci LED colorate a dare ombre e luci diverse dai soliti riflettori puntati dall'alto, per una distribuzione delle luci più dinamica, soprattutto con l'uso della luce lampeggiata o a gradiente di intensità.


Insomma, si esce dall'Estragon con una bella sensazione di soddisfazione per aver assistito ad un evento partito in sordina con una band forse molto stanca per il tour e continuata invece con una frizzantissima ventata di pop rock tutta da cantare, per un'ora e mezza di spensieratezza in cui è stato difficilissimo non sorridere come degli ebeti e non godersi appieno l'aria festosa che girava per il locale. Bravi Kodaline, meglio dal vivo che da CD. A quando un live album?




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