Jeff Beck - Rock In Roma
24/06/18 - Teatro Romano di Ostia Antica, Roma


Articolo a cura di Simone Zangarelli

Un gladiatore, un guerriero venuto dalla Britannia ha lottato a colpi di chitarra sul palco del Teatro Romano di Ostia Antica, in occasione della kermesse Rock In Roma, che ieri, 24 giugno, ha portato in Italia Jeff Beck, leggenda vivente delle sei corde, accompagnato da musicisti di livello straordinario come il batterista Vinnie Colaiuta. Il chitarrista inglese, giunto alla seconda delle tre date nel Bel Paese, si è esibito coraggiosamente nonostante gli evidenti problemi di salute che lo hanno costretto a salire sul palco in ritardo di fronte ad un pubblico palpitante d'attesa e preoccupazione. Nonostate tutto, le avversità non hanno impedito a lui, e alla sua incredibile band, di mettere in piedi uno spettacolo sopraffino, fatto di tecnica, commozione ed energia.

 

Un lungo percorso immersivo nella natura e nella storia, attraverso gli scavi del Parco Archeologico di Ostia Antica, conduce all'incantevole Teatro Romano: l'atmosfera sospesa nel tempo e il tramonto all'orizzonte sono perfetti per accogliere l'arrivo dell'artista. Arrivo che si fa attendere per quasi un'ora rispetto all'orario indicato, poi l'annuncio: Jeff Beck è stato colpito da un lieve malore, sta facendo di tutto per rimettersi in tempo e suonare. L'impazienza del pubblico si trasforma immediatamente in apprensione. Ancora mezz'ora di attesa e alle 22.30 si spengono le luci, il chitarrista fa il suo ingresso sul palco accolto da un applauso liberatorio, si scusa e ringrazia per la pazienza, poi finge di svenire tra le risate rincuorate dei presenti. Oltre la presenza di Colaiuta alle percussioni, la formazione vede la carismatica bassista Rhonda Smith, al violoncello Vanessa Freebairn-Smith e la voce di Jimmy Hall durante i brani cantati.

 

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L'intro tuona come una bomba, bastano poche note per trasportare il pubblico in un'altra dimensione: quel tocco, la tecnica di picking unica, il suono della sua Stratocaster, gli effetti. Per i primi tre pezzi Jeff Beck fatica ad entrare nell'esibizione. Durante "Nadia", è distratto, impreciso con lo slide, si tampona continuamente il naso, pulisce il manico della chitarra (temiamo) insanguinato, ma chi avrebbe potuto fare di meglio in quelle condizioni? Si prova una sensazione di compassione reverenziale, come a guardar lottare un maestoso leone ferito. Fondamentale l'appoggio di Colaiuta e Smith, che trainano l'esibizione grazie ad un'enorme dose di personalità e talento. Prima gli assoli della bassista, controllati ed estrosi, e del virtuoso batterista poi rendono chiaro che la band non è salita sul palco per portare a casa una "buona" performance, ma per rendere la serata indimenticabile. Forse anche grazie alla spinta dei compagni, Beck ritrova la "fame" di musica all'ingresso di Jimmy Hall e sfodera assoli devastanti che spazzano via qualunque timore per la sua salute. L'energia investe come un treno i presenti in "I Have To Laugh", cover di Otis Rush, dove l'anima blues del chitarrista emerge in tutta la sua classe e originalità interpretativa. L'intro di chitarra e base elettronica di "Star Cycle" fa sospirare il pubblico. Durante il pezzo il fraseggio è complesso ed elegante, la pronuncia perfetta colora ogni bending ed ogni legato come solo un mostro sacro può fare. Di spessore anche la maniacale cura per gli effetti che tirano fuori un sound dal valore incalcolabile: la chitarra a volte suona come un sax, a volte come un moog, altre volte è distorta con high gain per i pezzi più aggressivi. Il magico dialogo tra strumento d'elezione e violoncello caratterizza tutta "Mná na h-Éireann", cover del gruppo folk irlandese The Chieftains, per poi essere riportati sulla terra dall'irrefrenabile riff di basso di "Just For Fun", dove tutti i musicisti dimostrano carisma da vendere. Le dinamiche creano un crescendo che raggiunge l'apoteosi durante uno scatenato finale. Non poteva mancare la cover di "Little Wing" della The Jimi Hendrix Experience, suonata da Beck con riferimento allo stile originale ma in una chiave assolutamente personale, lo stesso vale per "Superstition" di Stevie Wonder, in cui il riff si colora di sfumature nuove rispetto all'originale: da sottolineare l'accostamento con la base elettronica che crea un effetto moderno ma al contempo vintage. Passando per i pezzi blues shuffle e il funk, si arriva alla meravigliosa ballata "Cause We've Ended As Lovers" in cui il tocco eccezionale di un fuoriclasse si fa opera d'arte, la tecnica sublima in capolavoro tanto da far alzare l'intera folla in delirio.

 

Il cuore di un guerriero, la chitarra al posto del gladio, il palco come arena ed un pubblico in adorazione che fa il tifo per il suo eroe. Per questo Jeff Beck ha dimostrato di essere un lottatore, un musicista che non teme le difficoltà e gli imprevisti del mestiere, che combatte contro il suo stesso male per ripagare l'affetto di tutti gli spettatori. Non solo la prova di un immenso talento artistico, ma una lezione di professionalità e amore per la musica quella offerta da Jeff Beck, rappresentata dalla chitarra bianca imbrattata di rosso stretta saldamente tra le mani.




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