Royal Blood live @ Alcatraz
29/03/15 - Alcatraz, Milano


Articolo a cura di Giulia Franceschini

I Royal Blood si sono fatti aspettare e desiderare, sopratutto dopo l'annullamento della data milanese del 18 novembre 2014 a causa di problemi di salute di uno dei due membri della band. Attesa decisamente ripagata, quella che ha fatto fremere il pubblico italiano e in qualche modo anche il duo di Brighton, che è finalmente riuscito a debuttare in Italia sul palco dell'Alcatraz lo scorso 29 marzo.


Il parterre dell'Alcatraz accoglie bene la schiera di pubblico in guisa di boscaiolo alternativo, misto a metallari e fan dei Muse.

 

Prima di tutto, però, è il momento dei Bad Breeding, che inaugurano la serata. Di loro non si sa un granché, se non il loro discutibile gusto per intro e outro parlati su quasi ogni brano: scendono dal palco dopo 20 minuti di esibizione così come ci sono saliti, cioè senza dire una parola, un po' ad onorare il nome che si sono scelti. Nessun saluto, nessuna presentazione, non si dilungano in convenevoli, semplicemente devastano l'udito del pubblico della venue milanese con il loro genere tumultuoso ed esuberante. Un po' come il frontman che rende chiara la sua fame insaziabile di spazio e movimento. Dalla propria parte, il pubblico ha quello sguardo intimorito e quel sorriso curioso: dopo qualche pezzo forse qualcuno inizia anche a scaldarsi. Una scaletta breve e violenta, in qualche modo questi Bad Breeding si fanno ricordare.

 

Pausa canonica e torna il buio. Le luci si riaccendono ed è il turno dei Royal Blood. Con una fuorviante intro hip-hop, Ben Tatcher entra salutando il pubblico infiammato e va a prendere la sua posizione dietro alla batteria, di seguito Mike Kerr, e la formazione è al completo. Dopo il primo brano, su Come On Over finalmente l'Alcatraz esplode. Dal vivo è ancora più sorprendente la forza che si può creare con un basso, - ok, due ampli e un po' di effetti, ma pur sempre un basso - e una batteria. È decisamente il caso in cui non essersi sforzati di volere un chitarrista è stato un colpo di genio. Ben in versione macchina da guerra non sbaglia un colpo, Mike sfoggia il suo cantato melodioso che smussa la solidità e la potenza della parte strumentale.

 

Circa a metà concerto Mike si prende un momento per scusarsi per la cancellazione del concerto di novembre lanciando fiori dal palco, e dopo sdolcinati complimenti all'affettuoso pubblico italiano si riprende a pieno ritmo. Per essere una band alle sue prime volte - primo disco, primo tour promozionale, prima volta alle prese con il pubblico italiano - la riuscita è straordinaria. Un suono compatto, potente ed equilibrato, un'unione con l'audience davvero straordinaria, nonostante fossero al primo appuntamento. Il risultato è una Careless totalmente cantata dal parterre.
Dal vivo ci si rende conto che tutto ciò che si sente è prodotto da due strumenti e quattro mani.
Ben suona gli ultimi brani della serata con la bandiera italiana sulle spalle, che poi viene contesa con Mike. Insomma è in corso una reciproca adorazione tra la band, in completo stato di grazia, e il pubblico dell'Alcatraz. Out of The Black chiude la serata con un finale in un delirio di improvvisazioni e luci. Con immensa gratitudine i Royal Blood lasciano il palco, e il locale lentamente si svuota sussurrando le loro canzoni in un brusio soddisfatto.

 

Setlist:
Hole
Come On Over
Out of the Black
Figure It Out
Better Strangers
Little Monster
Blood Hands
One Trick Pony
Careless
Ten Tonne Skeleton
Loose Change
Out of the Black




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