Slipknot e Behemoth: così parlò la maschera, il racconto del concerto di Milano
11/02/20 - Mediolanum Forum, Assago (MI)


Articolo a cura di Cristina Cannata

Come ogni dannata volta, la frase che accompagna la fine di uno show degli Slipknot è sempre la stessa "Cosa diamine è successo?".
Panico, confusione, scariche di energia ingestibili e, alla fine, liberazione. Anche questa volta, abbiamo vissuto quell'esperienza.


A poco più di sei mesi dall'ultima apparizione nel Bel Paese la scorsa estate a Bologna, Corey Taylor e compagni mascherati propongono il loro ritorno con la tradizionale verve che li contraddistingue nella cornice del Mediolanum Forum di Assago (Milano). Questa è, d'altronde, per loro la prima occasione di presentare per come si deve il loro ultimo nato "We Are Not You Kind" uscito lo scorso agosto.

 

Un treno che i fan non si lasciano di certo scappare, e infatti eccolì lì, religiosamente in fila, chi da ore e chi invece è appena arrivato e ha ancora il fiatone, nell'attesa di superare i controlli rallentati dalle nuove policy imposte negli ultimi mesi. Tutti elettrizzati, tutti particolarmente contenti di essere lì in quel preciso istante: poco importa se sei ancora in camicia perchè sei appena uscito dall'ufficio o se hai curato il tuo look da concerto così tanto da presentarti in tuta e con maschere più o meno fai da te.

 
Fedeli compagni di condivisione del palco da diverso tempo ormai, ad aprire le danze ci sono niente poco di meno che i Behemoth. Insomma, una cosa non proprio leggera e semplice. Possiamo certo dire che si prospetta una serata decisamente impegnativa. Una mise en place curata nei minimi dettagli, come da rituale, quella dei polacchi: a partire dai vestiti di scena fino ad arrivare alla scenografia, tra schermi, disegni, luci, fumo e fiamme. Anche questa volta Nergal e compagni non si sprecano: il suo aplomb è impeccabile e la potenza della band è inenarrabile. Peccato solo per la tentennante qualità dell'audio, soprattutto nella prima parte del set, che ha infastidito le orecchie più attente.
Nonostante il breve set, la performance è una sfilata di schiaffi in faccia che rende omaggio all'ultimo "I Loved You At Your Darkest" senza però tralasciare perle immancabili da album più datati come "Ov Fire and the Void" (Evangelion, 2009) o "Chant for Eschaton 2000" (Satanica, 1999) con cui la band si defila. Immancabile e acclamatissima "Ora Pro Nobis Lucifer", non poteva essere altrimenti.

 

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Già poche decine di minuti dopo, il telone con la gigantesca scritta "Slipknot" si cura di coprire opportunamente il fondale del palco accolto da esercitate urla di entusiasmo da parte del pubblico. l palazzetto è ormai pieno, nell'aria la tensione è palpabile e si iniziano a ripassare i movimenti da manuale per un headbanging a regola d'arte.


Le note di "For Those About to Rock (We Salute You)" degli AC/DC danno il segnale: mettetevi comodi, tra qualche secondo inizia il delirio. Ancora l'intro "Insert Coin" non fa altro che esasperare l'attesa in una tensione che ora ha proprio bisogno di sfogarsi in qualche modo, ed ecco finalmente le note di "Unsainted". Finalmente, via libera.


Le maschere più famose dell'Iowa sfilano sul palco in maniera pesante, prendendo diligentemente posto nelle loro posizioni per poi lasciarle subito dopo pochi secondi. Come al solito, un palco decisamente affollato che vede scorrazzare avanti e indietro, su e giù, a destra e a sinistra ogni singolo componente della band, in un ping-pong da mal di testa. La scenografia è da copione: luci blu, verdi, gialle e rosse si alternano in un gioco che condisce l'atmosfera e la rende perfetta, le ventole sullo sfondo, i lanciafiamme, le impalcature. È tutto perfetto.

 

 

I primi vestiti iniziano a volteggiare in aria dalla platea, le prime costole iniziano a uscire fuori dal corpo, la carica è pesantissima già da subito: la band dà, il pubblico riceve e rilancia in una partita fatta di pallonate violente dritte nello stomaco. Corey Taylor non perde tempo a dimostrare la sua natura da frontman e il suo essere trascinatore, capeggiando la band e al tempo stesso "dirigendo" il pubblico. Il cantante parla, racconta, incita e chiede il supporto della sua "family". I "maggots" sono quasi onorati, Taylor si compiace della sua risposta. Siamo tutti abbastanza felici. 

 

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La band è in forma smagliante e non lo nasconde: l'esecuzione è indiscutibile, così come la performance nel complesso (tra trovate di scena e movenze snodate). Le braccia di Jay Weinberg sono così veloci da essere invisibili e così pesanti da far tremare tutto il palazzetto, supportate magistralmente da Shawn "Clown" Crahan e l'ignoto "Tortilla Man". Jim Root e Mick Thomson non perdono la concentrazione, così come Alessandro Venturella che si concede qualche sana fiammata dal suo basso.


La scaletta è una mitragliatrice di emozioni che prende forma in lividi e sudore. La scelta dei brani in scaletta è bilanciata, rendendo onore in ugual maniera ai vecchi e ai nuovi Slipknot: sono tante le perle rispolverate dal primo album "Slipknot" che fanno girare la testa ai storici nostalgici così come tante sono le proposte dall'ultimissimo album. "Nero Forte" è sicuramente il pezzo che fa più presa tra quelli presentati di "We Are Not Your Kind"; la cascata di "Before I Forget", "Psychosocial" e "Wait and Bleed" è semplicemente asfaltante, così come il finale con "Eyeless", "All Out Life" e "Duality" dove ormai qualsiasi possibile lontana forma di compostezza è un vecchio ricordo. Un'esplosione vera e propria è quello che succede sui pezzi dell'encore: a ruota "(sic)", "People = Shit" e "Surfacing" sono dei colpi letali che non lasciano scampo.


"Cosa diamine è successo?" si conclude così una tipica serata con gli Slipknot, e non potrebbe essere altrimenti. E anche se il risveglio ci vede con qualche capello in meno, senza voce e con una cervicale invidiabile, saremmo disposti a rifarlo domani.  

 

slipknot_11220_2  

Setlist Slipknot

Insert Coin
Unsainted
Disasterpiece
Eeyore
Nero Forte
Before I Forget
New Abortion
Psychosocial
Solway Firth
Vermilion
Birth of the Cruel
Wait and Bleed
Eyeless
All Out Life
Duality

Encore
(sic)
People = Shit
Surfacing




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