Susanne Sundfør - Music For People In Trouble Tour
05/03/18 - La Salumeria Della Musica, Milano


Articolo a cura di Fabio Rigamonti
“Sono così contenta di essere finalmente riuscita ad essere qui, a suonare in Italia. Stasera ho mangiato un pizza…un calzone mi pare si chiamasse, ieri sera degli spaghetti. Tutto buonissimo. Evidentemente, sono venuta qui a prendere un po’ di peso”.

A sentire la proposta musicale, non diresti mai che Susanne Sundfør sia una cantautrice affabile, simpatica ed accomodante, ma l’impressione restituita ieri sera alla storica “Salumeria Della Musica” di Milano è stata proprio questa. D’altronde si sa: noi italiani siamo appassionati, e Susanne era in effetti da un bel po’ di tempo che l’aspettavamo, il minimo per noi è stato quello di farla sentire a casa, e benvoluta.
Per questo motivo, è stato più che normale vedere gremita l’istituzionale jazz house meneghina sin da pochi minuti dopo l’apertura delle porte del locale, e vedere pressoché esauriti i posti a sedere ai tavoli in meno di mezz’ora. Poco male comunque, perché tra scale, spalti e sedie sparse, tutte le persone sono riuscite a godersi il concerto senza alcun problema di visuale.
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A scaldare gli animi in attesa del piatto principale ci ha pensato l’“antipasto” Shey Baba. Il giovane cantautore americano, ma dalle evidenti discendenze arabe, ha saputo intrattenere in modo estremamente intimo il pubblico, grazie ad un soul pop alla Sam Smith che punta tutto sulla delicatezza e la fragilità del proprio autore, espressa soprattutto attraverso il falsetto e delle liriche estremamente personali. 
Una proposta certamente non originale, per nulla sorprendente, ma l’esibizione, c’è da dire, è stata estremamente convincente: spogliata dell’elettronica, la musica di Baba diviene ancora più vulnerabile, e quindi toccante. Vocalmente, poi, il nostro si è difeso parecchio bene, per cui non ci poteva essere attesa migliore per l’arrivo di Susanne.
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Una Sundfør che giunge dimessa e in sordina sul palco, e subito introduce i due musicisti che la accompagneranno durante la serata. Due polistrumentisti, per un set che ha previsto autoharp, ghironda, tastiera, hammond synth, pianoforte a mezza coda, chitarra acustica, sassofono basso, clarinetto, flauto traverso e clarinetto. Esatto, niente sessione ritmica: come era facilmente intuibile con un disco come “Music For People In Trouble” in promozione, la SundfØr giunge anche lei intima, nuda ed “indifesa” in forma acustica, per una scaletta che ha prediletto l’ultimo disco e pochissimi, sparuti, estratti dai lavori precedenti, tutti comunque episodi acustici o resi ad ogni modo tali (l’inno “White Foxes”). Un concerto diametralmente opposto alla baraonda che fu la promozione di “Ten Love Songs”, dove il perno fu il ritmo e la digeribilità (nei limiti del cantautorato della Svedese) della proposta. No, per Milano è stata piuttosto scelta la narrazione delle emozioni, e non si poteva sperare di avere cantastorie migliore: mesmerizzante nell’esibizione comunque minimale, la voce della Sundfør è risuonata potente e vibrante tra le mura della “Salumeria Della Musica”, facendo entrare in risonanza le anime di un pubblico estremamente caloroso e partecipe, che non si è risparmiato nelle acclamazioni tra un brano e l’altro, con evidente imbarazzo (positivo) e divertimento dei musicisti. E questo è doppiamente eclatante, se si considera quanto offerto durante la serata.
 
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Non poche, difatti, le voci un po’ deluse da una scaletta che ha lasciato fuori praticamente ogni hit della Sundfør, così come qualcuno si è lamentato della durata non troppo esaltante (70 minuti scarsi); ma sono tutte voci che si sono auto-estinte praticamente all’istante nel considerare il livello della performance, di quella voce da sirena capricciosa così ammaliante e mutevole di cui la SundfØr riveste la sua musica, altrettanto turbinosa e viscerale. 

C’è da scrivere che, assistendo ad un live di Susanne, viene davvero da chiedersi come sia possibile che questa cantautrice non abbia molti più riconoscimenti di quanti raccolti sinora, dopo quasi un decennio di carriera. Si può comprendere in un certo senso quelli commerciali, ma il consenso artistico non andrebbe messo in discussione (e il recente Nordic Prize Awards vinto scavalcando Björk è sì un buon inizio, ma ancora insufficiente). Perché magari è vero: difetta un poco di carisma, ma tra lei e una prima Tori Amos o una irrequieta PJ Harvey passa una differenza non così consistente come le immagini e le impressioni lascerebbero intuire. E c’è voluta la verità conferita da un concerto vissuto in modo così diretto e senza filtri perché il sottoscritto, e tutti i presenti a Milano ieri, potessero capirlo.
 
Guarda QUI la FotoGallery completa della serata! 


SETLIST:

Mantra
Good Luck Bad Luck
Silencer
Can You Feel The Thunder
The Sound Of War
Undercover
As I Walk Out One Evening
Bedtime Story
Reincarnation
The Golden Age
White Foxes
 

Encore:
 
No One Believes In Love Anymore
Trust Me




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