Rock
Eddie Kramer contro il mito Woodstock: "Non fu l'inizio proprio di nulla. Fu un incubo"


pubblicato in data 16/01/14 da Andrea Mariano
Eddie Kramer non è l'ultimo arrivato, né tantomeno può esser definito perbenista o bacchettone. Come produttore ha lavorato coi più grandi, dai The Beatles ai Rolling Stones fino all'intramontabile Jimi Hendrix, di cui era grandissimo amico. Sentire da lui i termini "incubo" e "schifo" riferiti alla leggendaria tre giorni di Woodstock è piuttosto strano in un primo momento.

"Tre giorni di droga e fango: Woodstock è stato un incubo! Ero stato incaricato di registrare su nastro tutto quello che accadeva sul palco. 'Gran bel lavoro' pensai, ma quando ti accorgi di essere l'unico essere umano lucido in mezzo a mezzo milione di strafatti, le cose diventano difficili" ha affermato lo storico produttore, raccontando anche aneddoti apparentemente divertenti, ma che, per chi come lui avrebbe dovuto lavorare seriamente perché tutto filasse lisco, erano davvero surreali ed atroci: "Erano tutti completamente fuori, artisti, manager, staff, uomini della sicurezza, tutti. Ricordo un mixer in fiamme ed un gruppo di tecnici strafatti di LSD ci ballava intorno. Chiesi 'Ma nessuno ha intenzione di spegnerlo?', ma ebbi come risposta 'Noi non rubiamo il lavoro alle nuvole'.".

Il produttore definisce Woodstock come "un caso eccezionale di perdita collettiva di controllo", dove neppure gli artisti rispettavano le scalette e le tempistiche, drogandosi in continuazione e improvvisando "alcuni con risultati geniali, altri facendo un disastro osceno".

Più che l'inizio di qualcosa di storico, secondo Kramer Woodstock è da considerarsi la fine di un'era: "Quando Jimi [Hendrix] suonò per ultimo, con cinque ore di ritardo, all'alba del lunedì [...], quando suonò l'ultima nota della sua esibizione, pensai 'Credo sia davvero finita', riferendomi non tanto al concerto, ma ad un'era. [...] Woodstock non è stato l'inizio proprio di nulla, quanto piuttosto la porta dietro cui sono rimasti rinchiusi gli ideali e le utopie degli anni Sessanta.".