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Placebo, Brian Molko: "Mi travestivo per attrarre gli omofobi"


pubblicato in data 20/10/17 da Laura Faccenda

Quando i Placebo, a metà degli anni '90, irruppero nella scena musicale con "Nancy Boy", Brian Molko non saliva sui palchi solo per esibirsi ma anche per lanciare, con i suoi travestimenti ambigui e il suo aspetto androgino, un messaggio che andava oltre.

Non volevo scioccare nessuno” – ha detto il cantante al settimanale Kerrang – “I travestimenti erano più una provocazione politica. La nostra era una sfida all’omofobia che avevamo sperimentato nella scena musicale. Fondamentalmente, una volta sul palco, volevo far credere anche a chi fosse stato leggermente omofobo che ero una donna. Volevo che dal pubblico mi guardassero, pensando: “Ooohh, che figa quella. Vorrei farmela”, per poi scoprire che il mio nome era Brian. Magari così potevano porsi qualche domanda riguardo i confini sottili della sessualità. È stata sì una scelta estetica, ma anche politica

Tuttavia, alcuni avvenimenti assunsero una brutta piega durante il tour che vedeva i Placebo come band di supporto degli Weezer: “Fu strano perché eravamo abbastanza maltrattati all’inizio. Era paradossale e spesso pensavo: “Compri il biglietto e vieni qui per offendermi?”. Alla fine, però, è stata divertente come esperienza. Ero io quello con il microfono e ho sempre dimostrato di essere superiore a queste cose”. Molko ha poi aggiunto: “Il gesto che mi ha ferito maggiormente in quell’occasione è stato in lancio delle monete da parte del pubblico degli Weezer, negli States. Cazzo amico, fu orribile. A fine concerto, però, abbiamo raccolto tutte le monete, siamo usciti e ci abbiamo pagato un giro di drinks”.

 
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