Oasis
Heathen Chemistry

2002, Big Brother
Rock

Recensione di Francesco De Sandre - Pubblicata in data: 10/02/13

“Take what you need
And be on your way
And stop crying your heart out


Genesi
. Dopo “Definitley Maybe”, dopo “Morning Glory”, dopo l’attesissimo “Be Here Now”, album che accolse la band inglese nell’olimpo del pop-rock, l’ascendente carriera degli Oasis pare aver raggiunto l’apice della notorietà.  Dal 1997 però l’illuminazione musicale di Noel Ghallagher & Co. subisce un leggero contraccolpo produttivo. Anzi, sarebbe più opportuno prendere atto del fatto che dopo aver raggiunto le cime delle classifiche grazie a tre strepitosi album (ed altrettanti tour mondiali dalla notevole quantità di date, da cui verrà in seguito pubblicato il disco live “Familiar To Millions”), la tentazione di adagiarsi momentaneamente sugli allori è forte per chiunque. Ecco che quindi il gruppo di Manchester si risveglia agli albori del nuovo millennio con un piglio decisamente differente rispetto al periodo di prepotenza ed autorità di “Be Here Now”, come se il sonno durante la pausa artistica fosse stato disturbato dalla fama, dai riflettori puntati, dalle liti, dalle incomprensioni: il prodotto di tre anni di silenzio fu il tanto atteso quanto insoddisfacente “Standing on the Shoulder of Giants”. L’album deluse in quanto troppo sperimentale, troppo distorto rispetto ai brillanti lavori precedenti, e l’eloquente distacco dal passato ridimensionò le ottiche empiriche della band che nel 2002 si vide quindi quasi costretta ad attingere dal passato i giusti impulsi per riconquistare la critica: tra storia ed innovazione gli Oasis impostano “Heathen Chemistry”, ultimo album di notevole successo prima del lento e burrascoso declino.


Impatto. Come spesso accade alle band che intendono rinnovarsi musicalmente senza però perdere la propria identità, gli Oasis riversano in “Heathen Chemistry” tanti piccoli accorgimenti che anni addietro permisero loro di sorprendere ed ottenere la decantata fama. Ecco quindi che nei migliori brani del disco si riscoprono caratteristiche ispirate dai lavori precedenti: le intenzioni festaiole degli inizi riemergono pacatamente in “Hung In A Bad Place”, i toni vocalmente morbidi ma emotivamente tenaci di “Champagne Supernova” e soprattutto di “Don’t  Go Away” rivivono in “Stop Crying Your Heart Out”, attraverso un uso sempre più frequente degli archi e del pianoforte, e la semplicità delle dolci schitarrate di Noel che contraddistinguono la raccolta “The Masterplan” vengono rieditate in modo da costituire l’anima di canzoni come “Songbird” o “She Is Love”, basata esclusivamente su tre semplicissimi accordi che tutti i ragazzini imparano accingendosi al mondo della sei corde. I duetti canori dei fratelli Ghallagher, l’arma vincente, lo strumento in più che spicca nelle interpretazioni in tanti concerti, trovano nuovamente apprezzamento in “All In The Mind”, mentre verso la fine del disco affiora alla mente l’idea che è tramite la delicatezza che gli Oasis hanno deciso di colpire: questo album esprime, sottovoce, gli stessi concetti di libertà e spensieratezza di “Morning Glory” e “Be Here Now”.


Eleganza. “Heathen Chemistry” è un album particolare, in quanto rappresenta una sorta di secondo debutto per gli Oasis, una personale riedizione adattata agli stili degli anni 2000. La struttura curata minuziosamente e l’inconfondibile stile che Noel conferisce alla sua produzione determinano l’effettiva buona riuscita del progetto, ma la mancanza di vivacità e di personalizzazione scredita leggermente il potenziale del disco, come una tazza di caffè poco zuccherata, gustosa ma amara e non pienamente appagante. Per apprezzare completamente gli Oasis è però consigliabile in ogni caso l’ascolto di “Heathen Chemistry”, reso piacevole in particolare per gli stacchi ritmici sorprendenti e imprevedibili. Questo disco in particolare è noto perché tutti i componenti della band hanno contribuito attivamente alla creazione delle basi e dei testi: una nota di merito quindi al lavoro di squadra, senza dimenticare che è soprattutto grazie alla supervisione di Noel che la musica degli Oasis, in questo album a tratti cupa e ambigua, prende vita trasformandosi in sensazione.  





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