Aiumeen Basoa
Iraganeko Bide Malkartsutik

2010, Erzsebet Records
Folk Metal

Recensione di Davide Panzeri - Pubblicata in data: 28/05/10

Se siete entrati a leggere questa recensione attratti dal curioso nome di questa band, che suona quasi come una casuale accozzaglia di lettere, non preoccupatevi: ho avuto la stessa sensazione. Aiumeen Basoa, in realtà, è il corrispettivo basco di “Foresta delle Urla”. Questa lingua, altresì detta Euskara, è il più antico idioma non indoeuropeo attualmente parlato in Europa, vecchio di ben 40.000 anni.


La formazione viene ufficialmente stabilita nel 1994 da Egoitz (basso e tastiere), Beleak (chitarra, voce), Mikelot (chitarra, voce) e Belainotz (batteria), più tardi raggiunti da Paul (strumenti a fiato), Herio (tastiere), Ibone (voce), and Aitor (violini). L’allegra combriccola silvana raggiunge quindi la completa stabilità che li porta alla creazione di “Triarchy Of Vasconia / Iluntasunaren Itzulera”, uno split che vede la luce a cinque anni dalla creazione della band. Numerose defezioni e nuove entrate hanno segnato il gruppo sino ai giorni nostri, fino al raggiungimento della seguente line-up: Fory (batteria), Ibai (fisarmonica, pianoforte), Oihane (voce femminile) e Imanol (violino), oltre ai già citati Egoitz, Bealak e Mikelot. Il genere proposto è, a detta loro, un Basque Pagan Folk Metal (ormai le definizioni si sprecano) e sostanzialmente non sono rotolati lontano dall’albero. Facciamo l’appello e giudichiamo noi stessi: elementi folk? presenti. Riferimenti pagani? Può darsi. Vado sulla fiducia, dato che purtroppo non conosco la lingua. Folklore basco? Presente a sufficienza. Direi che ci siamo. A questi, aggiungiamo elementi del tutto contrastanti con la natura dell’album, come certe spruzzate di jazz (anche se solo per una canzone) che, onestamente, calzano a pennello esattamente come il parmigiano sulla pasta alla bolognese.


Le tracce che compongono questo “Iraganeko Bide Malkartsutik” sono sei, per una durata media di ben nove minuti. Difficile catalogarle in macrogruppi come “canzoni veloci”, “mid-tempo” e “ballate”: i brani sono di una varietà disarmante, di un’alternanza continua tra passaggi al fulmicotone e sofisticati, armoniosi e suggestivi pezzi strumentali. Non fanno eccezione le parti vocali: uno screaming aggressivo à la Equilibrium si interpone ad un cantato pulito maschile e femminile che, a mio parere, nonostante la sua estrema natura folk, non viene sfruttato in maniera sapiente e rende quindi le parti leggermente più lente e dispersive. Splendide sono, come già detto, le composizioni strumentali: violini, flauti, fisarmoniche, pianoforti e oboi sono meravigliosamente suonati. Spesso mi sono ritrovato a viaggiare col pensiero su questi splendidi spartiti musicali. Consentitemi di citare anche tutti i musicisti che compaiono in veste di ospiti nell’opera: Aritz Solupe (txirula), Mikel Albistur (oboe), Olatz Oiarbide (flauto), Itziar Rodriguez (pianoforte), Koldo Gorozika (panderoa), Eneko Bedialauneta (voce), Nekane Arregi (Irrintziak).

Questa band è stata una grandissima sorpresa per il sottoscritto, forse un po’ deficitaria sul lato della produzione e della potenza sonora, ma tant’è, non possiamo certo incolparli per questo. D’altronde abbiamo a che fare con una band emergente ed i Nostri non dispongono sicuramente delle risorse monetarie dei colleghi più importanti e blasonati. Resta il fatto che questi ragazzi hanno saputo esplicitare in maniera efficace e superba la loro musica, la loro cultura ed il loro folklore, pertanto possiamo tranquillamente seguire il loro consiglio e rilassarci, lasciando che il nostro spirito voli verso un nuovo viaggio attraverso le foreste basche.





01. Kantauriko Trebain Erruak
02. Jentil Odola
03. Aintzinako Guduen Oroimenak
04. Akelarrearen Sua
05. Ekaitzaren Begitik
06. Arlekiña (Aiumeen Basoa)

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