Cradle Of Filth
The Principle Of Evil Made Flesh

1994, Cacophonous
Black Metal

Recensione di Marco Somma - Pubblicata in data: 09/08/10

Il principio del male creò la carne…

Questo è l’inizio del grande cerimoniale. Il sipario nero che cala sull’ammorbante luce del giorno, accompagnato dai funerei lamenti di fiere lontane; giunge il momento di chiudere gli occhi e lasciarsi avvolgere dal tepore di un livido incubo… Emergendo dalle brume invernali della patria Inghilterra, i Cradle Of filth danno alle stampe il loro primo LP nel lontano 1994. Il concetto stesso di sacro e profano si mescola in un turbine di sensazioni che mai prima d’allora aveva mostrato tanta potenza espressiva. La pulsione sotterranea verso il proibito, il bisogno di dissacrare per superare i vincoli imposti dalla morale cattolica, la fame di sensazioni estreme trovano sfogo in un orchestrazione che mescola soluzioni sinfoniche a sonorità metal. Un connubio che sa fin dall’inizio di blasfema liberazione.

"Darkness Our Bride" si profila come la promessa di una notte di terrori all’imbrunire. Ossessiva nel ripetersi del semplice componimento di campane tubolari (sì, proprio quelle della nota colonna sonora de "L'esorcista"), si fonde ad un organo dal timbro profondo. Il cinematografico marchio di fabbrica dei Cradle Of filth trova subito il suo spazio. Abbiamo appena attraversato il “ponte del diavolo”, un breve passaggio per giungere al principio stesso del male. La titletrack basta da sola a fare un sunto di gran parte dei tempi che saranno cari ai Nostri negli anni a venire. La celebrazione del lato oscuro, rievocazione di cerimoniali pagani, alla disperata ricerca di esperienze e conoscenze occulte. In un’esplosione di violenza, batteria e voce urlano ferocemente fin dalle prime battute. Eppure questo disco non è tutta brutalità: riffoni heavy metal più che orecchiabili viaggiano accostati, o per meglio dire perfettamente integrati, in una composizione capace di passaggi romantici (badate bene: nell’accezione più desueta del termine). Dopo aver invocato su di sé l’attenzione di tutte le forze più oscure possibili (egizie, cristiane, babilonesi ed alcune un po' più posticce), si passa ad uno dei gioielli del disco. Basta poco per perdere di vista la durezza delle chitarre elettriche e lasciarsi attraversare dal freddo e delicato tocco che ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio nei paesaggi tipici dei romanzi gotici, della poesia crepuscolare e della potenza evocativa del migliore black metal. Servono buono stomaco ed un desiderio insopprimibile di nere foreste e baci mortali per poter accogliere la proposta di "The Forest Whispers My Name", ma se vi sentite pronti, allora non potete lasciarvi sfuggire l’occasione. Il pezzo è sorprendentemente complesso e ricco di variazioni sul tema, aprendosi su un lavoro di tastiere memorabile si sviluppa tra momenti di assoluta potenza, pomposa teatralità ed appunti drammatici. L’uomo alla ricerca dell’occulto si ferma e si concede il tempo di compiacersi della strada intrapresa, delle sensazioni e delle rivelazioni conquistate. "Iscariot" è il male che si riconosce e si celebra in un componimento dove al posto di archi e fiati vi sono fulmini, pioggia scrosciante, campane a morto e vento tra gli alberi. Un intermezzo piacevole prima della straziante "The Black Goddess Rises". Altro punto di forza del carniere Cradle Of Filth, la traccia viene direttamente dai primi demo della band, qui riarrangiata e resa se possibile ancor più eccessiva. Eccessiva nella magniloquenza delle liriche, dichiarazione di amore e devozione assoluta alla prima donna, dea e demone Lilith. Eccessiva nella melodrammatica architettura musicale. Assolutamente efficace ed innovativa nei suoi eccessi.

Conclusa questa parentesi di incensi e lodi non si può ignorare che la produzione del disco lascia molto a desiderare. La prestazione vocale del leader Dani Filth è ancora molto lontana dalle variazioni armoniche che caratterizzeranno un periodo ben più tardo della sua carriera e l’insieme dei due fattori può rendere a tratti ostico l’ascolto. I puristi del genere continueranno a considerare questi come pregi, o peculiarità irrinunciabili di una proposta grezza e seminale. Per tutti gli altri bisogna stringere i denti, godersi la sostanza ed attendere con pazienza i lavori successivi sempre più ricchi di orchestrazioni e curati (per qualcuno anche troppo) nella produzione.

Sebbene il disco sia ricco di materiale interessante, si deve giungere alle ultime due tracce per ritrovare tutta la grandezza espressiva ammirata sino a questo momento. Nella seconda metà del disco si assiste ad uno squilibrato susseguirsi di voli di fantasia talvolta erotici, talvolta profondamente anticristiani (per lo più le due cose al contempo). "A Dream Of Wolves In The Snow" è un buon esempio di come la musica possa trasmettere potere evocativo, capace di richiamare immagini e stimolare i sensi ben oltre il semplice udito. La caccia di mitologici mutaforma tra le nevi del Nord possiamo quasi vederla, percepirla dentro di noi. Vittime della caccia sono ancora una volta i fragili figli di Cristo che cadono schiacciati dalle forze di una natura che li rifiuta. Inno alla mortalità ed alla fragilità dell’esistenza, "Summer Dying Fast" è un pezzo veloce, dai ritmi serrati fino alla metà, quando trova il suo incedere tragico ed ineluttabile. Di gran lunga il momento più poetico del disco. Stregato, l’uomo del crepuscolo si trattiene nella contemplazione quell’istante che precede la fine...

"The Principle Of Evil Made Flesh" vede la luce (si fa per dire) in anni scomodi. L’Inner circle, culla dell’ambiente black metal più estremo, quello condito di chiese date alle fiamme, omicidi ed altre dementi amenità, sta avendo il suo quarto d’ora di fama. Il mondo si divide tra chi addita inorridito e chi ciancia esaltato. Ennesima pietra dello scandalo per alcuni ben pensanti, unico esempio di puro black metal inglese per altri, quest'opera riesce in ogni caso a lasciare il segno, lasciando forse intravedere molti più punti in comune con vecchi film sul conte Dracula che con il fanatismo norvegese.



01. Darkness Our Bride (Jugular Wedding)
02. The Principle Of Evil Made Flesh
03. The Forest Whispers My Name
04. Iscariot
05. The Black Goddess Rises
06. One Final Graven Kiss
07. A Crescendo Of Passion Bleeding
08. To Eve The Art Of Witchcraft
09. Of Mist And Midnight Skies
10. In Secret Love We Drown
11. A Dream Of Wolves In The Snow
12. Summer Dying Fast
13. Imperium Tenbrarum

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