Bologna Violenta
Utopie E Piccole Soddisfazioni

2012, Wallace Records/Dischi Bervist
Metal

Recensione di Andrea Mariano - Pubblicata in data: 24/03/12

Nicola Manzan è un polistrumentista che in questi anni non è mai stato fermo un momento. Molti probabilmente lo conosceranno anche per la sua collaborazione con i Baustelle o per la sua breve militanza come chitarrista e violinista nel tour di “A Sangue Freddo” de Il Teatro Degli Orrori, ed indubbia è la sua poliedricità. Da qualche anno porta avanti un progetto one-man-band, Bologna Violenta, col quale dà sfogo alle proprie influenze principali e a quelle idee che non potrebbe altrimenti esternare realizzare facilmente nei gruppi appena citati.


Sempre in bilico tra sferzate degne del death metal più diretto ed il caos che interseca stralci di discorsi e batteria elettronica martellante, questo “Utopie E Piccole Soddisfazioni” può essere considerato un ulteriore passo avanti della ricerca sonora che Manzan ha attuato durante la sua carriera da musicista. La caratteristica principale che ha costantemente contraddistinto i lavori di Bologna Violenta è la concisione dei brani: in nemmeno due minuti viene sfogata una violenza sonora che colpisce e stordisce anche l'ascoltatore più preparato. Anche in questo disco il processo è il medesimo, e se “Incipit” riesuma un discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Saragat, subito dopo si viene immediatamente e costantemente martellati da distorsioni chitarristiche e da una batteria elettronica esasperate fino all'inverosimile. Per incontrare attimi di quiete bisogna arrivare a “Intermezzo”, brano di solo violino che si rivela una sorprendente gemma classica in mezzo alla disarmante violenza sonora di “Utopie E Piccole Soddisfazioni”, violenza e caos sonoro che dopo un coro gregoriano tornano in “Il Convento Sodomita”. Doveroso menzionare la conclusiva “Finale... Con Rassegnazione”, superbo crocevia tra la classicità del violino e la dilaniante chitarra sul finire del brano.


Avrete sicuramente intuito che il lavoro di Nicola Manzan non è in alcun modo rivolto ad un pubblico vasto: non si prefigge di essere un prodotto di massa, questo è ovvio. Tuttavia, la indiscussa ricerca sonora del Nostro non sempre può erigersi a giustificazione di attimi di vero e proprio caos: le schegge cariche di influenze grind metal tendono a divenire ripetitive e stancanti, anche perché sono perlopiù assenti variazioni significative, e la scelta di rimanere sotto i due minuti o addirittura ben al di sotto del minuto per brano si rivela un'arma a doppio taglio.


“Utopie E Piccole Soddisfazioni” è un'opera sperimentale, apprezzabile ma che paradossalmente in più punti “osa” troppo, lambendo forse il cieco manierismo e discostandosi dalla ricerca sonora vera e propria. Gli estimatori non mancheranno di certo, ma non sorprenderebbe vederli storcere il naso di tanto in tanto.





01. Incipit
02. Vorrei Sposare Un Vecchio
03. Utopie
04. Sangue In Bocca
05. Costruirò Un Castello Per Lei
06. È Sempre La Solita Storia, Ma Un Giorno Muori
07. Valium Tavor Serenase
08. You're Enough
09. Lasciate Che I Potenti Vengano A Me
10. Remerda
11. Intermezzo
12. Il Convento Sodomita
13. Terrore Nel Triregno
14. Mi Fai Schifo
15. Il Bimbo
16. Lutto Della Testa
17. Piccole Soddisfazioni
18. Popolo Bue
19. Le Armi In Fondo Al Mare
20. Transexualismo
21. Finale... Con Rassegnazione

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