Unisonic
Unisonic

2012, earMUSIC/Edel
Hard Rock

Per Michael Kiske i momenti bui sembrano un lontano ricordo e il risultato è un disco a dir poco eccellente!
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 23/03/12

A vent’anni dallo split con gli Helloween Michael Kiske resta uno degli artisti più chiacchierati del panorama metal, uno che fa notizia anche quando non canta. Le esternazioni al veleno nei confronti della scena heavy metal, quella stessa scena che gli ha dato popolarità e per i cui trascorsi è amato ancora oggi, lo hanno relegato in una posizione alquanto scomoda. Negli ultimi anni Kiske è sembrato più che mai una sorta di entità metafisica, una creatura nascosta ai margini del music business; di tanto in tanto è uscito allo scoperto per qualche fugace comparsata nei dischi altrui, salvo poi sparire di nuovo nell’oscurità, non prima di impreziosire con la sua splendida voce qualunque traccia gli venisse prestata; la lunga lista di collaborazioni e progetti solisti ha contribuito a creare un’attesa costante per le sue fugaci apparizioni. Il singer tedesco ha puntualizzato ancora una volta il suo credo (vedi la recente intervista) come fa da tanti anni a questa parte, almeno per chi abbia letto con attenzione le sue tante dichiarazioni: faccio ciò che più mi aggrada, suono con chi mi sta simpatico, canto ciò che mi dà emozioni. Una dichiarazione di indipendenza assoluta, una posizione difficile da contestare, come è difficile pensare che dietro a questo atteggiamento da battitore libero non vi sia comunque la necessità legittima di fare cassa, visti gli insuccessi delle sue incursioni fuori campo da solista. Da un po’ di tempo Kiske pare dunque avere imboccato la strada giusta ma per un ritorno in auge definitivo mancava ancora un tassello: serviva una band, un manipolo di musicisti di livello ma soprattutto un gruppo di amici e persone fidate. La reunion con l’amico di sempre Kai Hansen è parsa la logica conseguenza di un lento processo di riavvicinamento consolidatosi durante il tour con Avantasia. Ora più che mai quella parolina magica, reunion appunto, appare fuori luogo: i rapporti fra gli ex membri degli Helloween restano quelli di sempre, freddi a dir poco, nessuno ne vuol sentire parlare (all’ ultima edizione del Wacken, Kiske ha preteso di esibirsi in una giornata diversa da Weikath e soci, proprio per fugare qualsiasi pettegolezzo) e le rispettive bands al momento scoppiano di salute e sono in piena attività. Se tutte queste elucubrazioni hanno senso su un piano razionale, va da sé che i cuori più deboli alla notizia di un progetto Kiske-Hansen non abbiano retto all’emozione e alla lecita aspettativa di rinverdire i fasti del passato.
 
E’ bene sgomberare il campo da ogni dubbio: Unisonic non è l’agognato ritorno all’età dell’oro, né il preludio di una gloriosa e blasonata reunion. Certo, le prime due tracce sono quanto di più vicino ai territori di Helloween e Gamma Ray: la title track richiama il mood di “Kids Of The Century” mentre “Souls Alive” è indiscutibilmente farina del sacco di Kai Hansen, due pezzi fra i migliori del disco che sembrano suonare la carica per quelli della vecchia guardia.  Per quanto in sede di intervista abbia dichiarato il contrario, restiamo dell’idea che le recenti esperienze di Kiske sul disco si sentano eccome:  “Never Change Me”, “Star Rider” e “Renegade”  sono la continuazione del lavoro svolto con Place Vendome e Amanda Somerville, se non fosse che la mancanza di tastiere e la presenza di Kai Hansen (decisivo in fase di songwriting) danno al tutto una veste più robusta. Sempre di hard rock si tratta comunque, pezzi di quattro minuti arricchiti dalla solita prestazione da urlo di Kiske, ma  non mancano le sorprese: “I’ve Tried” inizia con una base elettronica ma ha un ritmo irresistibile, mentre “My Sanctuary” è un bell’hard rock con una buona dose di epicità tutta di derivazione hanseniana. I due pezzi più interessanti di un disco che mantiene una buona dose di freschezza pur senza inventare né reinventare alcunchè.
 
Insomma, è evidente che la rivoluzione “culturale” auspicata da Kiske non passa per queste tracce, ma questo non vuol dire che “Unisonic” sia un lavoro approssimativo, tutt’altro. Due gli elementi vincenti, il ritorno di Kiske a prestazioni assolutamente convincenti da un punto di vista esecutivo e lo spirito positivo che pervade il disco, lo stesso che ha caratterizzato gli anni d'oro degli Helloween e che lo stesso Kiske si era prefissato di recuperare. Da questo punto di vista, la missione è pienamente riuscita. "Unisonic" è il disco del suo ritorno definitivo, le melodie sono fra le migliori della sua carriera e il mood rilassato del singer si riflette anche nella conclusiva “No One Ever Sees Me”, una ballata fra le migliori uscite dalla sua penna. Sentirlo tornare ad esprimersi su livelli a lui consoni, con una vera band alle spalle (e che band!), piuttosto che essere alle prese con un mezzo pop che solo a tratti regalava scampoli della vecchia classe è una notizia che farà piacere a tutti. "Unisonic" è un biglietto da visita di tutto rispetto, quasi un certificato di buona salute: Michael Kiske è tornato e sta bene, ha superato le sue paure e i pregiudizi, si è circondato di persone fidate e, parole sue, si diverte un mondo. I momenti bui sembrano davvero un lontano ricordo e il risultato di tutti questi fattori è un disco a dir poco eccellente. Bentornato, Mr. Kiske!




01. Unisonic

02. Souls Alive

03. Never Too Late

04. I've Tried

05. Star Rider

06. Never Change Me

07. Renegade

08. My Sanctuary

09. We Rise

10. No One Ever Sees Me

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