Roger Waters
Is This The Life We Really Want?

2017, Sony
Rock

Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 02/06/17

26 maggio 2017, Roger Waters dà inizio al suo tour "Us + Them" a Kansas City. 31 Maggio 2017, Donald Trump porta gli Stati Uniti fuori dagli accordi di Parigi. Oggi 2 giugno Waters regala al mondo la sua nuova uscita discografica, a venticinque anni esatti di distanza dallo stupefacente "Amused To Death". Discutere su chi sia Roger Waters non serve, è uno talmente grande da permettersi di sputare in faccia al presidente degli Stati Uniti come a Margaret Thatcher, oggi come trent'anni fa, uno che a settant'anni ha ancora la forza e la rabbia di scendere in campo e gridare al mondo la sua rabbia esattamente come quando era giovane, con un carico di grinta e cinismo tali da far impallidire i suoi nipoti.

Lo hanno definito in tutti i modi, un musicista, un poeta, nonché uno dei più grandi autori del Novecento, ma Waters è soprattutto un altro (assieme al suo nemico amico David Gilmour) che pubblica dischi non certo per doveri contrattuali. Lo ha fatto quando sentiva il momento di comunicare qualcosa, fosse stato raccontare la paura della bomba ("Radio Kaos") raccogliere le macerie del Muro e di un mondo votato all'autodistruzione  ("Amused To Death") o semplici storie di ordinaria follia ("The Pros And The Cons Of Hitch Hiking"). Con tutto il suo carico di cicatrici, come ha detto un noto giornalista. Lo fa ancora oggi alla sua maniera, nel bene e nel male: a supportarlo stavolta non ci sono David Gilmour, né Eric Clapton, né Jeff Beck. Non v'è traccia dell'ossessione della guerra, né del ricordo del padre, oggi assai più sfumati rispetto al passato. Non mancano invece l'emotività e la carica psicotropa della sua musica. "Is This The Life We Really Want?" è "un viaggio che parla della natura trascendentale dell'amore. Di come l'amore ci può aiutare a passare dalle nostre attuali difficoltà a un mondo in cui tutti possiamo vivere un po' meglio".
 
Chi conosce Waters sa che le sue opere nascono dai testi: la title track nasce da una poesia scritta quasi dieci anni fa, e ha dato il La alla genesi dell'opera con tutto il suo carico di significati. Impossibile ancora una volta separare la dimensione lirica da quella musicale. Il campionario su cui il bassista ha costruito il proprio mito c'è tutto: rabbia, disperazione, il cantato prima tremante e sussurrato, poi urlato. E poi rumori di ambiente, i cani di "Dogs" e i gabbiani di "Southampton Dock", le orchestrazioni, i cori, il ticchettio di un orologio così simile a quello di una bomba, di un inevitabile countdown verso la fine del mondo. E le immancabili autocitazioni ("Smell The Roses" ricorda paurosamente "Have A Cigar") figlie della necessità di ricongiungere presente e passato, più che della mancanza di idee. La rabbia distopica di "Picture That" e della title track assume una funzione consolatoria, lo spirito è ancora quello combattivo di "The Wall" in qualche modo. In quest'ultima traccia Waters si ricongiunge idealmente ai Radiohead di Tom Yorke, unici eredi legittimi del patrimonio musicale riconducibile ai Pink Floyd. Non è casuale la presenza di Nigel Godrich nelle vesti di produttore e musicista, già con la band di Oxford e vero deus ex machina dell'opera come confermato dallo stesso Waters. Le commistioni fra presente e passato esplodono nelle progressioni strumentali della successiva "Bird In A Gale", la prova che Waters riesce ancora ad essere all'avanguardia quando lo vuole o quando questo è funzionale al suo messaggio. Il cerchio si chiude con "Part Of Me Died", e noi con lui verrebbe da dire, sulle note di questa ballata dai toni minimi e malinconici con un Waters struggente come forse mai prima d'ora.

"Is This The Life We Really Want?" è un disco che nel 2017 non ha termini di paragone stilistici: potrà piacervi o meno, potrà commuovervi o deludervi, stancarvi o esaltarvi, esattamente come tutte le opere scritte dal suo autore. Se siete potenti, ricchi, indifferenti, pazzi o tutte queste cose assieme, alla maniera di Donald Trump, dovrete sempre fare i conti con la vostra nemesi. Dice David Gilmour, "un uomo come lui si arrende solo quando muore". Questo signori è Roger Waters, prendere o lasciare.




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