Lordi
Scare Force One

2014, AFM Records
Hard Rock

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 21/11/14

Sono passati ben otto anni dalla vittoria inaspettata dei Lordi all’Eurovision Song Contest con il brano “Hard Rock Halleluja”, vittoria che ha permesso loro di ottenere un successo planetario. Nonostante la band non sia riuscita, col passare del tempo, a bissare i traguardi (di fama e di visibilità) ottenuti nel 2006, nonostante gli ultimi due album siano stati ben al di sotto delle aspettative, la formazione finlandese continua imperterrita a percorrere quella strada fatta di hard rock ed orrore intrapresa ormai nel lontano 1992, e ad un solo anno dal precedente “To Beast Or Not To Beast” ritorna con questo nuovo “Scare Force One”.

Come nel consueto stile dei Lordi, anche questo nuovo album si inserisce perfettamente nella tipica formula del combo di Helsinki: riff di chitarra potenti, tastiere a supportare l’ossatura dei brani ed a creare l’atmosfera sospesa e raccapricciante dei brani più lenti, un suono a cavallo tra l’hard rock e l’heavy metal, composizioni molto semplici, coretti estremamente orecchiabili, il tutto condito in salsa horror, quello dei b-movies che non si prendono molto sul serio. Nulla di nuovo sotto il sole, croce e delizia che spacca in due schieramenti gli ascoltatori, tra feroci detrattori ed irriducibili appassionati. In tutta onestà, fin dal debutto “Get Heavy” erano subito apparse ben evidenti le linee guida, sia per quanto riguarda lo stile musicale che per quanto riguarda l’allestimento alquanto teatrale e grandguignolesco delle loro esibizioni dal vivo, linee mai abbandonate in tutti questi anni di carriera e che a conti fatti sono il marchio di fabbrica, riconoscibilissimo, della formazione. Indubbiamente altri prima di loro (Alice Cooper, i Kiss, i Gwar, Lizzy Borden e molti ancora) hanno avuto già modo di portare sulle scene questa commistione di musica ed horror (ed anche meglio, secondo il giudizio di molti), ma non per questo bisogna etichettare la band come un semplice plagio di tali illustri innovatori.

“Scare Force One” risulta di buona fattura e sicuramente meglio riuscito rispetto ai suoi due diretti predecessori: l’apertura è affidata, come di consueto, ad una traccia strumentale (questa volta imperniata su cori lirici), per poi lasciare il campo libero all’usuale campionario di storie dell’orrore condite da un pizzico di sana ironia. Più che l’iniziale “Scare Force One” (tra i brani meno riusciti dell’intero lotto) il tono dell’album è ben definito dal singolo “Nailed By The Hammer Of Frankenstein”, ottimo connubio di tutti gli elementi caratteristici del sound dei Lordi e graziato da una certa ispirazione di scrittura. Ma fortunatamente di canzoni che si fanno ricordare con piacere non vi è penuria: “How To Slice A Whore”, “House Of Ghosts”, “Cadaver Lover”, “The United Rocking Dead”, “She's A Demon” e la conclusiva “Sir, Mr. Presideath, Sir” riescono tutte nel loro intento di intrattenere e “spaventare” l’ascoltatore. Alcuni passaggi (“The United Rocking Dead”, per esempio) si segnalano per un ritorno alle atmosfere un po’ più cupe presenti in passato, ed è un piacere ogni tanto ritrovarsi in un ambiente più horror e meno da parco divertimenti per famiglie. Gli standard qualitativi dell’album si assestano su un onorevole livello medio che risulta alquanto godibile e riesce a non perdersi in momenti di infimo valore, ma che purtroppo in tale modo non presenta neppure dei picchi.

I Lordi rimangono sempre i Lordi. Passano gli anni, cambiano gli album, ma loro continuano senza deviazioni. Che siano da amare o da odiare, resta comunque il fatto che l’ultima fatica della band risulta un piacevole diversivo, che difficilmente riuscirà a portare nuovi fan, ma che è ancora capace di suonare come la colonna sonora dei vostri b-movies horror preferiti.




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