Secret Sphere
The Nature Of Time

2017, Frontiers Records
Power / Prog Metal

Recensione di Stefano Torretta - Pubblicata in data: 06/06/17

Prendete un abile chitarrista dalla fervida capacità di scrittura (Aldo Lonobile), affiancategli un dotato cantante di grande esperienza maturata sia sul territorio patrio che in ambito internazionale (Michele Luppi) e lasciate fermentare per diverso tempo. Il risultato è quel capolavoro sotto gli occhi di tutti che corrisponde all’ottavo album in studio dei Secret Sphere. Già con “Portrait Of A Dying Heart” l’arrivo di Luppi in formazione aveva lasciato intravedere il potenziale di questo innesto. L’interessante “A Time Never Come [2015 Edition]”, aveva mostrato qualcosa, ma era un album troppo legato a Roberto "Ramon" Messina per sviluppare appieno la personalità di Luppi al servizio della penna di Lonobile. I tempi non erano ancora maturi per effettuare il salto di qualità che tutti auspicavano. Vi è stato bisogno di una spinta emotiva derivante da una triste storia legata all’ambito famigliare di Lonobile per dare vita al concept che lega i singoli brani di “The Nature Of Time”.

Lonobile e Luppi, artefici della scrittura delle linee strumentali, di quelle vocali e dei testi, si sono immersi completamente in questa storia che va a toccare i sentimenti umani. Ci troviamo di fronte ad undici brani liberi di spaziare nei generi, senza alcun vincolo, cercando di trovare la migliore dimensione musicale che si adegui alle situazioni/sentimenti/sensazioni del singolo brano. Il contributo di Luppi in fase di scrittura è ben evidente da tanti piccoli particolari, che sia la propensione verso lidi prog o AOR o un tipo di cori che ci riportano al suo periodo nei Vision Divine. L’uscita dalla band di Marco Pastorino permette a Lonobile, in fase di scrittura, di focalizzare tutta la propria l’attenzione sull'arrangiamento del brano pensando ad un’unica chitarra. Sarà il coinvolgimento emotivo, saranno le nuove forze portate nel gruppo da Luppi, ma i Secret Sphere riescono ad inanellare una sequenza di brani di rara bellezza. Non manca di certo il power metal caro alla band, più evidente in un brano come “Courage”, ma la gamma di generi risulta più ampia che in passato, proseguendo un discorso già intrapreso all’epoca con “Portrait Of A Dying Heart” ma qui portandolo alla sua naturale evoluzione. Il brano strumentale “Commitment” è una centrifuga dove vi è spazio anche per atmosfere jazz, “Kindness” è una ballad delicata che sfocia nel pop, l’heavy metal di “Reliance” mette in mostra la sezione ritmica di grande valore ad opera di Andrea Buratto e Marco Lazzarini, “Love” e “Honestly” sono più hard rock la prima e un mix intrigante di rock e metal la seconda. Sono sicuramente questi i momenti più progressive che mostrano al meglio la perfetta scrittura e l’ottima esecuzione di cui i Secret Sphere sono capaci. Rispetto a quanto fatto vedere su “A Time Never Come [2015 Edition]”, qui Luppi risulta molto più incisivo, estremamente a suo agio, merito questo della sua inclusione nel processo creativo. La sua voce riesce perfettamente a coinvolgere l’ascoltatore in questa storia fatta di momenti drammatici e di una risoluzione estremamente positiva, dove i sentimenti, troppo spesso tenuti nascosti o a freno, prendono il sopravvento. Liberi di spaziare creativamente, senza alcun vincolo, i Secret Sphere danno vita a strutture complesse che però non si perdono in sterile tecnica, ma rimangono sempre agganciate al nucleo vitale del concept, ovvero i sentimenti, magistralmente portati in vita da musica e cantato. Musica stratificata, articolata, ma che riesce ad essere immediatamente assimilabile.

“The Nature Of Time” ci mostra una band che riesce ad agire come un unico organismo. Non vi sono momenti di stanca o parti meno studiate, tutto concorre a dare vita ad una estrema varietà che dona personalità e carattere all’album. Un capolavoro indiscusso nella già brillante carriera della band. L’album più maturo e personale nella carriera di Lonobile e soci.



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