The Tangent
A Spark In The Aether – The Music That Died Alone Vol. 2

2015, Inside Out
Progressive Rock

Un ponte fra due continenti che poggia su pilastri funky jazz. E' il prog dei The Tangent.
Recensione di Luca Ciuti - Pubblicata in data: 23/03/15

Uno dei passatempi più in voga fra i musicisti prog è quello di dare vita ad altri gruppi prog. Un sunto che può sembrare un ossimoro da cui emerge oltre all’ironia anche un dato di fatto importante, ossia che il rock progressivo da sempre crea dipendenza in chi lo suona e in chi è predisposto a vivere perennemente con lo strumento in mano. Non è insomma una vita da rockstar quella di Andy Tillison, Jonas Reingold (Flower Kings), Theo Travis (Steven Wilson), Luke Machin e Morgan Ågren, piuttosto quella di musicisti sopraffini che rimbalzano da un disco all’altro alla velocità della luce. Così dopo otto dischi in studio, dodici anni di attività e concerti in tutto il mondo, i The Tangent tornano in pista con “A Spark In The Aether - The Music That Died Alone Vol. II”. Numeri generosi, a testimonianza dell'ennesimo project che non si risparmia per quantità e qualità.

Doveva essere un progetto a tempo determinato, legato al solo disco d'esordio, ma che alla fine si è protratto fino ad oggi ed è proprio al debutto “The Music That Died Alone” che la nuova release si ricollega almeno nel titolo, lasciando comunque intendere una continuità di intenti e contenuti. Il leader Andy Tillison non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per il rock progressivo nella sua declinazione stelle e strisce: gli yankees infatti focalizzano molto di più l’aspetto rock di quello prog e mentre Tillison sogna di creare il prototipo di prog transatlantico che faccia da ponte fra i due continenti, o più probabilmente il “prog rock delle Azzorre” per sua stessa affermazione, l’ascolto della sua nuova produzione ci rende assai più benevoli rispetto alla modestia del suo deus ex machina. La prima parte del disco ricorda molto certe cose degli Spock’s Beard, ricca di chorus accattivanti e chitarre ben in evidenza; la seconda si caratterizza per la sua gradualità diretta verso un taglio più sperimentale e le situazioni d'atmosfera, spesso dal sapore funky jazz. La voce di Tillison richiama in modo palese lo stile sognante dei King Crimson primo periodo e ne esce un progressive rock delicato e più indicato per gli amanti delle atmosfere intimiste che non di quelle intente a creare mondi immaginifici. Una musica elegante e gradevole che a tratti si presta a fare quasi da sottofondo, nonostante la complessità delle sue partiture e una durata media delle composizioni decisamente alta, dai quattro minuti della conclusiva “San Francisco Radio Edit” che non sfigurerebbe affatto nella colonna sonora di un poliziesco americano degli anni ’70, ai ventuno di “The Celluloid Road” costruiti su una eterna session in salsa jazz che pare uscire da una delle tante serate del Blue Note.

“A Spark In The Aether”  è un disco che cresce silenziosamente e senza effetti speciali grazie a una musicalità trasversale fra i generi; un lavoro eclettico, sperimentale e accattivante come dovrebbe essere un disco di progressive rock e che entra a pieno merito fra le uscite migliori degli ultimi anni almeno nel suo genere.




01. A Spark In The Aether
02. Codpieces and Capes
03. Clearing The Attic
04. Aftereugene
05. The Celluloid Road
06. A Spark In The Aether
07. San Francisco Radio Edit

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