Amaranthe
The Nexus

2013, Spinefarm Records
Metalcore

Recensione di Alessio Sagheddu - Pubblicata in data: 25/03/13

La musica non è una pratica commerciale. La musica non è una minestra riscaldata. La musica parla. La musica sente. La musica si esprime. Bene signore e signori, se la premessa è questa la scansione delle frasi in apertura non rappresenta un semplice divertissement, bensì un gesto con il quale speriamo di accentuare ogni frase con la dovuta importanza. Un recensore è quella persona che, secondo il vocabolario italiano, si cimenta nella descrizione di un’opera - in questo caso musicale; questa strana creatura chiamata "recensore" deve naturalmente seguire le proprie inclinazioni, ma essere altrettanto obbiettiva e sincera quando è sospinta al di fuori del proprio “gusto musicale”.

Tenendo bene a mente quanto detto sopra, ci cimentiamo oggi nell'ascolto della seconda fatica discografica degli svedesi Amaranthe che, forti di un debutto omonimo datato 2011, tornano con questo “The Nexus”. E lo fanno senza introdurre alcuna idea particolare o modifica rispetto al passato. Riecco quindi le voci ben “amalgamate” di Elize e Jake, mentre ancora una volta il growler Andreas cerca in tutti i modi di farsi spazio tra le melodie non proprio brutali dei due colleghi; ritroviamo allo stesso modo i ritornelli zuccherosi, i ritmi dance ruffiani, i riff ben fatti ma spudoratamente “meccanici” dal punto di vista emozionale, le tonalità basse e “saltamiaddosso” di Elize... Ed è meglio non esprimersi sul timbro vocale di Jake, in quanto la premessa iniziale ci riporta con i piedi per terra e al significato stesso della parola recensore.

Potevamo forse dimenticarci della "fantastica" presentazione della band sul video di “Hunger”? Ma, soprattutto, abbiamo mai sentito la mancanza di un video del genere in cui dei “finti” Rammstein rapiscono i membri della band? La risposta è no. Ma agli Amaranthe non manca certo la coerenza, visto che il primo singolo del nuovo album è la title-track stessa ed il video correlato spazia tra ambientazioni alla “Call Of Duty” dove i nostri vengono crudelmente ibernati (nel caso a qualcuno venisse la malsana idea di ascoltarli in un'epoca futura!). Per lo stesso motivo la nuova, semi-romantica e altrettanto ruffiana “Burn With Me” (che sicuramente sarà la nuova “Amaranthine”) seguirà a ruota, accompagnata da un video con i balletti di Elize in primo piano. Cosa dire delle restanti tracce? Voci isteriche a ripetizione (“Mechanical Illusions”), le ormai famose tonalità basse di Elize a cui si aggiunge anche Jake (“Razorblade”), tutti papabili singoli che però ricorrono sempre all’immancabile discorso "coerenza", anche per quanto riguarda i testi. Del resto, qui si gioca con le parole in modo da far coincidere la cadenza vocale con un ipotetico bridge o ritornello privo di alcun significato e assolutamente non pervenuto sotto un profilo espressivo o interpretativo.

Si capisce molto bene quale sia la strategia degli Amaranthe. Come replicare un album che ha riscosso un grande successo? Semplice: non cambiare nulla a parte il titolo, mettere su qualche altra photo-session della cantante... e via a calcare i palchi di quattro continenti, per tagliare nuovamente il traguardo di oltre cento show e raccogliere la soddisfazione di aver suonato di fronte ad una folla che sicuramente tornerà a casa e si chiederà cosa volesse dire una frase ruffiana come “See the nexus in my dreams”...



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