Arch Enemy
War Eternal

2014, Century Media
Death Metal

Un buon ritorno a prova di fan per gli Arch Enemy
Recensione di Stefano Risso - Pubblicata in data: 11/06/14

Nono album in carriera per gli Arch Enemy, il primo senza Angela Gossow, ora passata al lato manageriale della formazione, sostituita dietro il microfono da Alissa White-Gluz (The Agonist). Brutalmente potremmo chiudere la recensione con queste due righe scarse, dal momento che il nuovo arrivato “War Eternal” si inserisce pienamente nella discografia degli svedesi senza creare stacchi o variazioni particolari coi precedenti lavori. Per la serie “sapete quello che facciamo, non chiedeteci altro”.

Un discorso che sempre più band, più o meno storiche, sembrano ormai fare, mirando a consolidare il proprio bacino d’utenza con operazioni da “fanservice”, col risultato di rendere sempre meno longevi e interessanti i propri dischi. E questo è proprio il caso di “War Eternal”, l’ennesimo prodotto super rifinito, dall’alto spessore tecnico, bombastico il giusto (ma chi l’avrebbe mai detto che il singolo di Shaggy sarebbe entrato di sguincio così prepotentemente in orbita metal?), ma che al di fuori dei fan della band, sempre crescenti, non offre grandi spunti di interesse.

I nostri si muovono agili e svelti nel consueto alveo death melodico/heavy, infarcendo i brani di assoli molto pregevoli (a cura anche del nuovo arrivato Nick Cordle dagli Arsis, mica cotica...), cavalcate e aperture melodiche sin troppo pronunciate e di tanto in tanto quasi inserite a forza, confezionando nel complesso un album più convincente delle ultime uscite targate Gossow. E ci voleva poco potremmo anche dire. Una pubblicazione che aggiuinge anche un tocco “sinfonico” (un piccolo tocco sia chiaro) specialmente nella seconda parte del disco, in questo senso “Time Is Black” è notevole, andando a caratterizzare il disco quel tanto da assicurargli un sicuro successo da parte degli affezionati.

Capitolo Alissa: il growl della cantante canadese è potente e consistente, non si avverte quel senso di “smarrimento” che ogni cambio di voce potrebbe portare, anche se il cantato pulito in dote alla frontwoman non è stato preso nemmeno in considerazione, segno forse che il disco è stato pensato e realizzato ancora con la Gossow al suo posto originario. Vedremo cosa ci riserverà il futuro. Cosa manca dunque a “War Eternal” per uan totale promozione? Quel quid, quel tocco di ispirazione genuina che sempre meno affiora nella scena metal attuale, il quale, unito a una lunghezza fin troppo generosa per quanto messo in mostra, rende l’ascolto via via meno coinvolgente col passare dei minuti, avendo le tracce uno schema comune sempre assecondato con giudizio da Amott e compagni. “Sapete quello che facciamo, non chiedeteci altro” avevamo detto, in quest’ottica un disco che risolleva le quotazioni artistiche degli svedesi, un prodotto che farà felici i fan e che può fan ben sperare avendo una nuova cantante ancora da valorizzare.



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