Magnum
Dance Of The Black Tattoo

2021, Steamhammer/SPV
Hard Rock

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 08/01/21

Nonostante i limiti imposti dalla pandemia, la maggior parte dei musicisti continua a tenere la barra dritta, tra release nuove di zecca, concerti in streaming e rifacimenti vari. Al pari dei colleghi, il chitarrista dei Magnum Tony Clarkin non si è trastullato, durante la pausa forzata, con il giardinaggio o il bricolage, anzi, ha pensato di rivisitare alcune canzoni del vasto catalogo della propria band e assemblarle in una compilation. Un'operazione simile a quella concepita nel 2017, quando uscì "The Valley Of Tears - The Ballads", LP che annoverava soltanto i brani più soft scritti dallo storico gruppo di Birmingham; i pezzi di "Dance Of The Black Tattoo", invece, rappresenterebbero il lato robusto e vitale del loro hard rock melodico e fantasioso. Ma perché utilizziamo il condizionale? 

La selezione delle quattordici tracce, rimasterizzate a puntino, riguarda principalmente gli ultimi dieci anni di attività degli albionici; fanno eccezione la versione live di "On A Storyteller's Night", title track dell'album del 1985, e la re-incisione di "Born To Be King", presente nel lotto di "Goodnight L.A." (1990). Certo, per i fan di vecchia data possedere del materiale bonus quasi dimenticato come "Phantom Of The Paradise Circus" o "No God Or Saviour" costituisce oro puro; e le interpretazioni dal vivo di "Black Skies" e "Freedom Day", entrambe tratte da "The Visitation" (2011), suonano molto convincenti, grazie anche alla gagliarda performance vocale dell'inossidabile Bob Catley

Ciò che sfida la logica appare la decisione di inserire nel platter le radio edit di "Show Me Your Hands", "Not Forgiven", "Madman Or Messiah" e di una "On Christmas Day" aggiunta, tempistiche alla mano, con il Natale ormai alle spalle. Una scelta discutibile sia nei confronti degli affezionati, che preferiranno sempre e comunque gli originali alle versioni tagliate, sia verso chi si avvicini per la prima volta al combo attirato dalla presunta natura ruvida dell'album. A tal proposito, restando al periodo 2011-2020, ben altre hit, dai requisiti decisamente migliori, avrebbero potuto (e dovuto) comparire nella raccolta.

Al di là delle chiose critiche, "Dance Of The Black Tattoo" soddisferà soprattutto, se non esclusivamente, i collezionisti incalliti, a cui, bisogna dire, viene elargito un artwork davvero suggestivo, opera del fido Rodney Matthews. Un assortimento tutto sommato gradevole e ulteriore tassello, dallo scopo puramente ornamentale, che si incastona nella brillante e sterminata discografia dei Magnum.




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