Elyne
Alibi

2017, White Tower Records
Alternative Metal

Post - hardcore tricolore originale e sorprendente
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 19/04/17

Gli italiani Elyne, provenienti dall'Emilia Romagna, da sempre florida fucina di talenti in ambito rock e dintorni, dopo il positivo "What burns inside" (2014), arrivano con "Alibi" al loro secondo platter sulla lunga distanza, in virtù del quale il gruppo si inserisce pienamente all'interno di quel filone post-hardcore di matrice statunitense e britannica di cui si erano potuti ascoltare i primi vagiti nell'EP d'esordio "Syncretisme" (2012), ancorato tuttavia alla scena metalcore.

 

"Alibi" rappresenta un piccolo, ma importante passo in avanti per la band ravennate in direzione di una proposta maggiormente mainstream, senza che questo significhi appiattimento o omogeneizzazione sonora. Protagonisti di un alternative metal di ottima fattura in cui il classico ondeggiare tra rabbia e quiete, sofferenza e intimismo viene reso da un cantato in cui si avvicendano senza strappi un growl meno ferino rispetto al recente passato e una voce pulita ed espressiva maggiormente incisiva, gli Elyne migliorano la padronanza degli strumenti, affinando una già buona tecnica di base. Sezione ritmica aggressiva e precisa, riff poderosi, cambi di tempo non banali, melodie e ritornelli catchy, aperture post-rock: se il lavoro precedente spesso combinava elementi prog e core con risultati non sempre felici, in "Alibi" la sperimentazione lascia spazio all'assestamento di un'identità ben definita. Il trittico di apertura composto da "O.B.E.", "Empty Mirrors" e "Demons" ci catapulta nell'atmosfera generale dell'album: pezzi arrembanti e ben bilanciati in cui le due anime del combo si miscelano perfettamente, con un'armonica radiazione di fondo che accompagna l'energia sprigionata dalla band. Melodia che in tutta la sua evidenza si fa strada nella strumentale "From Within", breve, ma agognata pausa di etereo e trasognante post-rock che culla l'ascoltatore tra riflessione e ardente malinconia, mentre "White Light Black Rain" e "Breathless", pur essendo di buona qualità, non aggiungono nulla di nuovo a quanto osservato finora, limitandosi a cavalcare gli stilemi di quanto prodotto nell'abbrivio iniziale. Sapori parzialmente nu metal nella struttura accompagnano "Broken Faith", dal forte groove e dal tiro travolgente, laddove "Wrong Nature", vero e proprio anthem, sintetizza invece dal punto di vista sonoro e tematico le caratteristiche peculiari del gruppo. "Sick", dall'avvio punkeggiante, sorprende per la sua freschezza, mentre "Frames", rabbiosamente avvolgente, si candida senza dubbio ad essere uno dei pezzi emotivamente più coinvolgenti dell'album.

 

""Alibi" rappresenta il nostro miglior lavoro": non possiamo che essere d'accordo con le parole semplici, ma efficaci del leader Daniele Faccani sulla bontà dello sforzo compiuto, a cui contribuisce una produzione di grande pulizia e una cover che esemplifica al meglio il messaggio portante dei brani, un invito a vivere in modo autentico gettando via maschere e finzioni. Certo qualcosa va limato, momenti più fiacchi ogni tanto fanno capolino, i testi avrebbero funzionato meglio in un concept album, considerato il mood esistenziale che li pervade, ma complessivamente non possiamo che giudicare ottimo l'impegno dei nostri cari compatrioti di tracciare un percorso personale in una scena mondiale non di rado inflazionata e pericolosamente uniforme. 





01.O.B.E.
02.Empty Mirrors
03.Demons
04.From Within
05.White Light Black Rain
06.Breathless
07.Broken Faith
08.Wrong Nature
09.Sick
10.Frames

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