Enisum
Arpitanian Lands

2015, Dusktone
Arpitanian Black Metal

Basta un ascolto d'insieme per cogliere nella nitidezza dei suoni e nella tensione sempre costante fra schietto lirismo e spontaneità, il filo identitario che affratella queste canzoni, quasi a farne unica ampia panoramica su paesaggi non solo interiori.
Recensione di Marco Migliorelli - Pubblicata in data: 11/09/17

Primo vien l'arpeggio, nitido nel cristallino del più terso presagio. Il paesaggio riflesso in una polla: "Mountains, forests, rivers/ I fight for you". Quindi irrompe la batteria, che catapulta la vista sulla fiera, invitta Val Di Susa e abbraccia le Alpi Graie. Ascende fino a quota 1.150 metri e come in uno specchio d'acqua d'altura battezza la musica: Enisum, il cui nome, letto da destra, conduce fino alle pendici del Monte Musinè e suggella nella solennità di un riffing sempre ispirato, allusivo e colmo di suggestivi riverberi, l'identità della band piemontese. "Arpitanian Lands" il titolo del loro quarto album.

 

Arpitania è terra di voce, di lingua parlata e condivisa ben oltre i confini geografici e così il black metal dei valsusani, pur radicato nell'immaginario della propria terra, cerca vie, non frontiere, riallacciandosi fin dalla titletrack alle aperture melodiche della ormai nota scena Cascadica, evocativamente intrisa dei paesaggi rigogliosi e potenti delle regioni del North West Pacific, negli USA. Senza rinunciare alla pienezza del drumming, reso corposo da un missaggio meravigliosamente pulito e trascinante, l'incessante chitarra di Lys si ritaglia spazi drammatici importanti, necessari alle immagini affidate a testi semplici, diretti e rallentamenti, sospensioni di suono che si insinuano con la fascinazione del racconto fatto musica, fra gli spigoli dello screaming e le asperità del blast beat.

 

Potremmo limitarci a specchiarci in questa polla d'acqua montana per incorrere nell'indulgente oblio della febbre feroce che ha bruciato le creste quanto le valli montane nei mesi scorsi, rileggere un nome dalla fine per far piovere musica e scoprire 9 brani calibrati tutti su uno stesso livello, perfettamente ascesi fino alla vista di quel tetto di nuvole raffigurato fra i filtri dell'obiettivo, nella cover dell'album.

 

Basta un ascolto d'insieme per cogliere nella nitidezza dei suoni e nella tensione sempre costante fra schietto lirismo e spontaneità, il filo identitario che affratella queste canzoni, quasi a farne unica ampia panoramica su paesaggi non solo interiori.


Non troveremo allora ballate, perchè in questa armonica uniformità non servono. Avremo semmai una malinconica e severa delicatezza aspersa in egual misura fra le robuste cenge e le vie d'arrampicata tracciate da batteria e screaming, quest'ultima spesso mitigata dalla dolcezza lunare del controcanto femminile di Epheliin, già apparsa sul precedente studio album "Samoht Nara". Una voce la cui maggior chiarezza è in simbiosi perfetta con la nitidezza del missaggio, significativo punto a favore nella riuscita di un album che nella musica, oltre che nell'importanza dei nomi, afferma la propria personalità.

 

E così, se si superano i 3000 metri con "Rociamlon" (ben più alta cima delle Alpi Graie), brano il cui inizio è affidato senza alcun preambolo al blast beat in un inno quasi fanciullesco -e in questo per sempre giovane-, alla montagna, si riscende a più mite quota con "Fauna's Soul", con la voce di Epheliin a far da corollario a quella vita animale -"Mother Nature"-, che abbraccia, come una corona, la roccia più dura e inospitale.

 

La discesa continua verso toni più intimi, perchè con "The Place Where you Died", gli Enisum sfiorano il tema tradizionale di morte e natura, calando il loro affondo drammatico lì dove il potere dei nomi (Musinè, Rocialmon, Chiusella, Arpitania...) cede al silenzio autunnale di un mistero del quale la Natura rivela solo il passaggio esteriore: il riposo sia fra gli alberi, quei "bare trees" che non fatichiamo a immaginare, ben più longevi testimoni del ciclo vita-morte, in quel "Bosco Vecchio" che fu caro all'anima di Buzzati.Tra i "bare trees" faranno presto capolino i "dark echoes" della penultima traccia, "Desperate Souls", ancor più impervia, fra tirate black di batteria ed un riffing ossessivo.

 

Chiude "Sunsets on my path"; nell'algida ambiguità del tramonto montano, la canzone si riannoda alle prime battute del disco. Luce che muore e promette insieme. Mentre lo screaming di Lys prosegue per la via, dalla gola di Epheliin irrompe il canto della sinergia completa fra le inquietudini del viandante e la presenza di terra e roccia, balsamo lirico che sfuma, in un ultimo alito di malinconia ma con integro vigore.





1. Arpitanian Lands
2. Alpine Peaks
3. Chiusella's Waters
4. Mountain's Spirit
5. Rociamlon
6. Fauna's Souls
7. The Place Where You Died
8. Desperate Souls
9. Sunsets On My Path

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