Epica
The Solace System (EP)

2017, Nuclear Blast
Symphonic Metal

A un anno da "The Holographic Principle", gli Epica omaggiano i fan con un ottimo EP nato dal materiale escluso dal precedente album: un ulteriore tassello sinfonico per la band olandese
Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 29/08/17

La notizia diffusa in giugno di un nuovo lavoro a firma Epica non ha destato grosse sorprese: il corposo ed eccellente  "The Holographic Principle" difatti disponeva tranquillamente dei mezzi per fregiarsi del requisito di doppio album, dal momento che il furor creativo dell'ensemble era stato capace di produrre un numero di brani eccedenti la durata tollerabile di un singolo LP. Consapevoli del pericolo di diluire oltremisura un sound propenso già di per sé all'ampiezza e all'elaborazione strutturale, Jansen e soci scelgono di pubblicare un EP tutt'altro che interlocutorio.

 

Sebbene la release riprenda sia le tematiche sci-fi oriented che le soluzioni musicali degli ultimi due platter, veri e propri masterpieces del combo, tuttavia le sei tracce che compongono "The Solace System" conservano un'autonomia formale in grado di spostare in avanti il baricentro qualitativo degli olandesi. Gli Epica aggiungono ulteriori tessere al proprio mosaico compositivo: magniloquenza sufficientemente contenuta, fraseggi chitarristici incisivi, qualche concessione al passato, brani concisi e un'atmosfera generale in cui l'enfasi e il tecnicismo lasciano spazio a un coacervo sonoro più diretto, restando comunque nell'alveo canonico del genere proposto.

 

La title-track dischiude le porte dell'extended play giocando con la dimensione da colonna sonora memore di John Williams: nonostante una forte presenza del coro, la pista procede pesante e tirata, con un guitar work in primo piano capace di sorreggere e completare il potente ingresso vocale di Simone Simons, punteggiato con giudizio dal growl di Mark Jansen. Un opener che sembra catturare una facies inedita del gruppo, in quanto mai probabilmente gli Epica avevano eretto un wall of sound tanto omnicomprensivo: la sincronia tra gli assoli di Delahaye e le tastiere di Coen Janssen contribuisce all'estrema compattezza del pezzo, caratteristica del resto ravvisabile nel breve opus.

 

Fa capolino invece il Klaus Badelt di "Pirates Of Caribbean" nell'intro bombastica e veloce di "Fight Your Demons": si avverte un senso di urgenza incalzante, complice la particolare calibratura del cantato della frontwoman, ma subito dopo la traccia trasloca in un segmento strumentale di natura cosmica, con le asce guida che si snodano attraverso corridoi melodici equilibrati dalla ponderosità della sezione ritmica: le imponenti vibrazioni del doppio basso di Rob Van Der Loo conducono al solo convulso del fiammingo Isaac, interpretato con una furia che stupisce e trascina.

 

Segue "Architect Of Light": introdotta da una porzione apparentemente soffice, viene investita improvvisamente dall'urto imponente degli ottoni. Nell'insieme risalta chiaramente la precipua focalizzazione sulla mistura orchestrale dei vari elementi, prima almeno che i ripetuti riff si abbattano contro la serica ugola della singer.

 

"Wheels Of Destiny" vira in direzione decisamente metal, sebbene temperata da interventi armonici ben programmati: le sei corde emanano fragranze black nella loro cadenzata malvagità, mentre emozionanti parti corali e keys dal timbro celestiale accompagnano in chiusura arpeggi espressivi e virtuosistici che ricordano da vicino le brillanti evoluzioni di Yngwie Malmsteen.

 

Se "Immortal Melancholy", unica dark ballad del lotto, impreziosita da accenti contemplativi e maestosi arrangiamenti, si adagia su un tappeto acustico dallo stile raffinatamente medievale, in "Decoded Poetry" emerge il lato selvaggio del sestetto. L'impronta death schiaccia e frantuma l'armonia gregoriana e monastica percepibile in superficie, di lì a poco definitivamente spazzata da un finale carico di matematiche discordanze e barbare percussioni capaci di elargire frenesia allo sfarzo delle unità sinfoniche.

 

"The Solace System", lungi dall'essere una semplice appendice, rappresenta un piccolo gioiello nella discografia degli Epica. Luminosa cattedrale traforata da cupi barlumi, la band prosegue un viaggio di rinnovamento nel solco della tradizione, tra algoritmi siderali e pulsioni esoteriche, miscelando in un caos intelligente e affascinante spinte emotive e musicali in apparente contraddizione: un equilibrio profondo, un fragile incanto.

 

"Razor lights on the path of progress
To gain new insight
Lose control, give in to your senses
To reach brand new heights"





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