Incubus
8

2017, Island Records
Alternative Rock

Ci sono voluti sei anni per rimettere in ordine le idee, ma il tempo ha dato ragione agli Incubus: "8" è un disco ispirato dove il rock mostra tutte le sue facce e Boyd non ha paura di guardarsi dentro. La produzione di Skrillex rivoluziona in parte il sound della band senza però snaturarne l'identità
Recensione di Salvatore Dragone - Pubblicata in data: 21/04/17

Con la stessa maestria con la quale hanno scritto pagine importanti di alternative rock, gli Incubus tornano a distanza di sei anni mischiando nuovamente le carte in tavola, pronti a far saltare il banco. La posta in gioco si è fatta molto alta in seguito a questa lunga pausa, un'eternità per i nostri tempi, scandita solo dalla pubblicazione dell'Ep "Trust Fall: Side A" e dalle "fughe" di Brandon Boyd e Mike Einziger: il primo nei Sons Of The Sea, side project insieme al producer Brendan O'Brien, mentre il secondo con il mostro sacro delle colonne sonore Hans Zimmer (Amazing Spider-Man 2) e ritrovandosi poi a scrivere hit mondiali di tutt'altro genere ("Wake me up" con il dj svedese Avicii).
 
Il tempo necessario ai due cuori pulsanti della band per ricaricare le pile e pompare dentro al gruppo quell'ossigeno necessario a scrivere un album, e così nasce "8", dove il numero sta ovviamente ad indicare l'ottavo disco in carriera. Quando a gennaio Einziger annunciava via Twitter l'inizio della fase di missaggio con Dave Sardy, in realtà eravamo a conoscenza solo della metà della storia. Sì, perché, in modo quasi rocambolesco, dietro a quel banco mixer c'è poi finito anche un nome insospettabile come Sonny Moore, alias Skrillex. L'icona della dubstep segna una nuova fase degli Incubus, seppur molto diversa rispetto a quella parentesi aperta con i Korn. La mano del giovane DJ e producer losangelino, più che nella sostanza, si sente nel cambio di rotta del sound generale, ora ultracompresso e più chiuso rispetto alle produzioni ariose del passato. E' questa la novità più evidente di "8", che potrebbe presto rivelarsi oggetto di discussione tra i fan. Probabilmente era giunto il tempo per la band di mettere da parte i vestiti comodi e cercare qualcosa di nuovo per non ripetersi all'infinito, anche a costo di sacrificare qualcosa in termini di stratificazione sonora.

Ma una volta fatta pace con questa premessa ecco che viene fuori tutta la creatività degli Incubus: dai mille colori dipinti dalla chitarra di Mike Einziger, alle prese con overdrive, fuzz, delay, riverberi e chi più ne ha più ne metta, all'istrionismo di Boyd passando per le trame di Kilmore e la perfetta macchina ritmica composta da Kenney e Pasillas. L'approccio è più rock oriented rispetto a "If Not Now, When?" anche se sarebbe sbagliato parlare di un ritorno alle origini. La componente pop recita ancora un ruolo fondamentale e con risultati più confortanti sempre nel paragone con il predecessore.
 
Partenza affidata ai muscoli dell'ottima "No Fun" e del primo singolo "Nimble Bastard", alle quali seguono gli altri assaggi che hanno anticipato la pubblicazione "State Of The Art" e "Glitterbomb". I testi sono profondamente segnati dalla fine della relazione amorosa di Boyd, che non ha paura di scavare nella sua intimità regalando due interpretazioni emozionanti con "Undefeated" e "Loneliest". Che gli Incubus si divertano come matti è palese nell'intermezzo "When I Became A Man", un minuto scarso di autoironia. Nonostante si vada verso la conclusione del lavoro, l'intensità dell'album paradossalmente continua a crescere con episodi interessanti e tutti diversi tra loro. Se "Familiar Faces" mostra il lato più pop, ecco subito la contraddizione di "Love In A Time Of Sureveillance", quasi un pezzo in stile Audioslave, e della conclusiva "Throw Out The Map", dai leggeri richiami hardcore. E se non fosse ancora abbastanza mettiamo nel mezzo anche un esercizio di stile come "Make No Sound In The Digital Forest", trip strumentale che mette il sigillo su un album all'apparenza semplice ma che suona di rinascita.




01. No Fun
02. Nimble Bastard
03. State of the Art
04. Glitterbomb
05. Undefeated
06. Loneliest
07. When I Became A Man
08. Familiar Faces
09. Love in a Time of Surveillance
10. Make No Sound in the Digital Forest
11. Throw Out the Map

 

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