Nebula
Let It Burn [EP] (Ristampa)

1998, Heavy Psych Sounds Records
Stoner

Recensione di Giovanni Ausoni - Pubblicata in data: 11/02/18

Polvere scarlatta da Marte: la Heavy Psych Sounds compie un'opera meritoria ristampando l'EP "Let It Burn" (1998), folgorante esordio dei Nebula, gruppo losangelino nato dalle ceneri dei Fu Manchu delle origini e latore di un sound legato inevitabilmente allo stoner del combo madre, pur mostrando a tratti quel desert rock ipnagogico e allucinato che maturerà compiutamente nel successivo "To The Center" (1999).
 
 
L'incipit odora di napalm e ocra, con le modulazioni phaser sci-fi oriented che caratterizzano "Elevation", brano trasudante roventi riff blues tratti di peso dai Black Sabbath degli albori e inseriti in un contesto nel quale la progressione a spirale del dialogo tra gli strumenti rovescia grasso catrame elettrico su terreni aridi e arenosi. Se le dinamiche percussioni di Ruben Romano giocano un ruolo fondamentale nei fuzz di "Down The Highway" e "Let It Burn", coppia di pezzi mid-tempo che occhieggia alla psichedelia dei seventies lasciata a marcire nell'oleosità dei cordofoni, "Dragon Eye" si atteggia sì a parente stretta dell'opener, in virtù dell'effettistica circolare da space trip lisergico, ma al contempo rumoreggia autonoma per l'equilibrato bilanciamento di chorus e assoli. Nel mezzo spicca "Volcan Bomber", pista che, attraverso una sinergica mescolanza di dissonanze, distorsioni, maracas e ritmo schiacciante, rappresenta l'apice di un disco che si nutre  avidamente della voce slabbrata del chitarrista Eddie Glass e del basso alla psilocibina di Mark Abshire, scoprendo chiari legami di sangue con i baccanali ardenti e untuosi dei The Stooges.
 
 
Nell'instrumental "Raga In The Bloodshot Pyramid" sitar indiano, bongo e vibrazioni acustiche creano un'atmosfera meditativa e sincretica che vede Siddharta e Anubi passeggiare a braccetto beffandosi della bufala degli Antichi Astronauti, mentre l'epica "Sonic Titan" continua a percorrere lidi orientali, lasciandosi tuttavia affascinare da momenti doom ove accenti pentatonici e palm mute cospargono di lava cosmica le pendici del Sinai e le strade di Madras. Si torna alla Detroit di fine anni '60 con i toni garage-psych di "Devil's Liquid", la cui selvaggia e acida demo version viene felicemente proposta come bonus track a conclusione del lotto, in compagnia della dilatata performance live di "Let It Burn" durante il Roskilde Festival del 2001: un epilogo appagante per vecchi skaters abbandonati nella Coachella Valley del pianeta rosso.
 
 
Debutto coi fiocchi dunque per i Nebula che a quattro lustri di distanza non perde il sudicio smalto dell'arsura e del sudore siderale: a dispetto di una carriera che si rivelerà altalenante, i nostri con "Let It Burn" pongono il primo dei due mattoni che li consacreranno come una delle band fondamentali di un genere abile nel costruire le proprie fortune attraverso l'onirico ritratto di stati mentali in alterazione extra-sensoriale cagionati dal caldo opprimente degli spazi sabbiosi.

 






01. Elevation
02. Down The Highway
03. Let It Burn
04. Volcan Bomber
05. Dragon Eye
06. Raga In The Bloodshot Pyramid
07. Sonic Titan
08. Devil's Liquid
09. Let It Burn (Live At Roskilde) (Bonus Track)
10. Devil's Liquid (Demo Version) (Bonus Track)

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