Mabel Greer's Toyshop
New Way Of Life

2015, Pirate Smile
Prog Rock

Recensione di Valerio Cesarini - Pubblicata in data: 16/04/15

L'ennesima band prog dal nome troppo lungo.


Oppure no? Perchè forse qualche accanito di vecchia data riconoscerà nel nome dei Mabel Greer's Toyshop proprio la matrice che nei tardi anni '60 (!) diede origine al fenomeno da 21 album che oggi conosciamo come Yes: nel 1968 militavano nei Mabel Greer nomi della potenza di Banks, Kaye, Chris Squire, Jon Anderson.


Dopo solo una cinquantina d'anni, e con l'aiuto del produttore e tastierista Billy Sherwood, proprio Tony Kaye si ritrova alle tastiere del suo "gruppetto" d'adolescenza, ed ecco che nel 2015 esce un nuovo album dei...primi Yes.


Difficilmente al giorno d'oggi è possibile poter parlare di un album dalla "macchina del tempo" come questo è: disco moderno, musica da un'altra dimensione.


Proprio ai primi Yes rimanda la nuova vena compositiva dei Mabel Greer's Toyshop: ambientazioni progressive delicate ed embrionali, cantati incalzanti, ripetuti e, se ancora è possibile, di nuovo quel sentore naif, furbesco e brillante.


Guidati dalla chitarra e voce di un'altra vecchia conoscenza, Chris Bayley, l'album contiene pezzi da diverse fonti: si apre con "Electric Funeral", che rappresenta una vena compositiva parallela agli Yes da parte di Squire e Bayley Stesso: soft, ancora fresca, si accompagna agli altri pezzi di quell'era, che sono "Jeannetta", "Images Of You And Me" e uno dei momenti più alti dell'album, la seguente traccia "Get Yourself Together". Quest'ultima da sola potrebbe valere il prezzo del disco per il fan di vecchia guardia che vorrebbe riascoltare la genesi dei suoi Yes: manca la voce "piercing" di Jon Anderson, ma è un bene, perchè consegna al pezzo un'atmosfera leggermente diversa dalle previsioni.


A proposito di Jon Anderson: sempre scavando nella memoria, ci si potrebbe accorgere della presenza di due, ulteriori, titoli non nuovi in questo disco: che le chitarre così dolcemente anacronistiche e sfacciate, i cori così sacrali di "Sweetness" e i cenni etnici di "Beyond And Before" facciano suonare un campanello? Ovviamente: questi brani sono ripresi, di diritto, dal primo disco degli Yes.

 

Il resto è totalmente inedito e originale; e risulta forse la parte meno interessante del disco: sorprendentemente "vecchia" la titletrack, una sorta di pop, sì vintage, ma forse non così necessario, così come "My Only Light", tipico brano che in Italia ci avrebbero propinato tradotto dai Camaleonti o i Dik Dik (e non credo ci sia descrizione più eloquente). Dunque, se ci si chiedeva se fosse possibile scrivere musica degli anni '60 nel ventunesimo secolo, non c'è risposta migliore che questo disco: sì.


Il livello musicale potrebbe non essere considerato eccelso, nonostante tutto sia suonato e cantato ineccepibilmente; d'altro canto è ottima la produzione, a modesto parere di chi scrive molto pertinente ed intelligente, perchè affianca tecniche e realizzazioni moderne a tutte le sonorità e sensazioni vintage...E anche detto ciò scordiamoci per un attimo la musica vera e propria e rendiamoci conto che c'è qualcos'altro che pervade tutto questo disco.
Fascino.


Un fascino irresistibile, una patina che riporta il progster moderno all'era dei suoi genitori, come se musicisti protagonisti e orecchie avessero placidamente dormito, come se fossimo in una bolla di vetro per un viaggio breve ed agognato nei primi seventies. Consiglio a tal proposito l'ascolto della fine di "Kings And Country": al di là del giudizio sulla canzone, come si può non essere mossi?
Un viaggio caratterizzato dalla malinconia di un'era ormai completamente passata, oggi a volte degenerata in mero memorabilia, da sempre funzionale come base per il nuovo. Ma può ancora parlare per se?





01. Electric Funeral
02. Get Yourself Together
03. New Way Of Life
04. Beyond And Before
05. Sweetness
06. Images Of You And Me
07. My Only Light
08. King And Country
09. Oceans
10. Singing To Your Heart

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