Megadeth
Dystopia

2016, Universal Music
Thrash Metal

Sonorità solide, massicce e rocciose: un mondo distopico carico di thrash. Una "nuova ondata" del classico sound Megadeth, che forti della nuova lineup non fanno prigionieri.

Recensione di Matteo Galdi - Pubblicata in data: 21/01/16

Più o meno ogni nuova release dei Megadeth è preceduta da una moltitudine di rumors che focalizzano l’attenzione sulla stessa, la maggior parte riguardanti possibili cambi di formazione della band: dipartita di alcuni, ritorno di membri storici, reunion della leggendaria formazione di “Rust In Peace”, musicisti che vogliono distaccarsi dalla “casa madre” per intraprendere progetti solisti, scontri e divergenze con il boss Dave Mustaine. E’ proprio il guitar hero fondatore,  nonché frontman,  nonché mente compositrice che detta legge e spesso dispoticamente, imponendosi dittatorialmente  e licenziando chiunque provi ad intaccare la sua vena compositiva. Perché in fondo la mente e la struttura portante dei Megadeth sono Dave Mustaine ed il redivivo bassista Dave Ellefson i quali, nonostante diverbi passati (anche il fedele alleato è stato allontanato dalla band in passato), sono sempre stati presenti in coppia ad ogni release celebre del gruppo e sembra proprio che ora abbiano ritrovato le solide affinità di un tempo. Sanno quello che vogliono, e non vogliono intralci in fase di composizione. Ed è vero che i Megadeth hanno fatto la storia del thrash metal componendo capolavori leggendari, ma è anche vero che si sono traditi in più di un’occasione (Qualcuno ricorda l’album di pezzi vecchi riarrangiati, anche noto come “Th1rt3en”? Qualcuno ha detto “Risk”?). Divertente pensare che poco tempo fa fu proprio il “karma” a punire l’egocentrico frontman:  I due ormai ex-membri  Chris Broderick (chitarra) e Shawn Drover (batteria) hanno lasciato la band di propria sponte, per formare gli Act Of Defiance e dare vita alle loro idee e progetti, senza essere manipolati dal “mastermind” Dave. Inutile dire che in questo caso non si è fatto trovare impreparato, ed ha subito rimpiazzato i due musicisti con forse i migliori nel loro campo, Chris Adler (Lamb Of God) alla batteria ed il brasiliano Kiko Loureiro (Angra) come chitarra solista. Con questa formazione i Megadeth senza perdere tempo alcuno si sono ritrovati in studio, ed ecco a distanza di pochi mesi il primo dei grandi album attesi nel 2016: “Dystopia”.

 

Pronti, partenza, via le prime tre tracce del disco sono proprio i tre singoli, immediati e di facile ascolto, scorrono regalando una manciata di adrenalina grazie proprio alla bravura tecnica dei quattro musicisti. Tra i tre spicca proprio il primo singolo uscito “Fatal Illusion”, caratterizzato da un’efficace linea di basso del buon Ellefson e dal classico incandescente finale alla Megadeth: mitragliata di assoli che si intrecciano, sparati a velocità estreme dalla coppia d’asce Mustaine-Loureiro. Pezzi tiratissimi e violenti come non si sentivano da tempo, riff belli ed ispirati che però rimangono statici e si fanno ascoltare nella loro semplicità ed immediatezza.  I nuovi Megadeth mirano decisamente al consenso da primo, folgorante, impatto: forti di quella consapevolezza e sicurezza che possiedono solo le band con un grande nome alle spalle. Sembra che Dave non voglia osare e non voglia rischiare, riprende il discorso iniziato (ricominciato) nel 2009 con “Endgame”, per un ritorno nelle terre del thrash metal, terre ben conosciute e scoperte proprio dalla band stessa. Una traccia che aveva incuriosito molti, una volta uscita quella che sarebbe stata la scaletta dei brani inclusi in “Dystopia” era “Conquier Or Die!”, con quella parola tra due parentesi che accompagnava il titolo: Instrumental. Ebbene la traccia in questione è decisamente molto valida, vede la collaborazione in fase di composizione dell'ottimo Kiko Loureiro e si sente eccome. Gran bel pezzo strumentale che parte  con un arpeggio acustico decisamente dai toni western, per poi sfociare in una cavalcata thrash. Bello il riff portante, epico, azzeccata la doppia cassa martellante dell’ottimo e precisissimo Chris (prova maestosa la sua durante tutto il disco, sicuramente l’arma in più della band) e soliti superbi fraseggi di chitarre che seguono il tempo scandito il lontananza da minacciose campane. Decisamente bello, breve ma intenso. La successiva “Lying In A State” è il classico pezzo thrash made in Megadeth che parte cattivo e finisce brutale, sarà la gioia di tutti i fan e metterà d’accordo nuovi e vecchi, nostalgici e nuove leve.

 

“Dystopia” è sicuramente un buon disco, un prodotto ben confezionato e che presenta molti momenti salienti, anche se a tratti Mustaine e soci sembrano aver scelto la strada più semplice in fase di stesura: pezzi dotati certo di un’elevatura tecnica, intensi e ben suonati ma fin troppo brevi, struttura basilare delle canzoni e ritornelli orecchiabili. Eseguiti certamente in maniera impeccabile da questi maestri del genere, che come ribadito più volte da Mustaine hanno ricreato le stesse affinità degli anni ’80 e si sentono eccome, ma da questi quattro mostri sacri ci si aspetta davvero di più, ci si aspettano cambi di tempo che a sorpresa levano il fiato, quel riff che non sa di già sentito, imprevedibile, unico, d’esempio e di ispirazione (non state canticchiando “Tornado Of Souls”?).

 

In tanti sperano che la formazione attuale rimanga stabile a lungo, il motore è in fase di rodaggio ma rappresenta davvero una seconda giovinezza dei Megadeth. Ed i nuovi innesti si confermano davvero in forma smagliante. Un buon auspicio quindi ad un frontman ed una band tanto acclamati ed amati dal grande pubblico, che con questa release aggiungono una manciata di pezzi validi ad una già cospicua setlist. Faranno infatti sicuramente terra bruciata e spargeranno sangue durante la tournée mondiale (sperando che Chris riesca a gestire al meglio la doppia collaborazione con i Lamb Of God e Megadeth). Una carriera di una band che nonostante numerosi passi falsi e continui cambi di formazione periodicamente sorprende, e se nel 2009 quell’”Endgame” lasciò di stucco molti, questo “Dystopia” è il vero degno erede a distanza di ben due album. Quando si pensa siano prossimi allo scioglimento ecco che i Megadeth si rimettono in gioco e lasciano il segno, più toccano il fondo e più soprendono quando si rialzano. Forse non sono mai stati una garanzia assoluta, forse non proprio una band che ha nella continuità il suo punto di forza, ma Dave Mustaine sa quando è il momento di rialzarsi, e lo fa sempre con dignità e classe.

 

“Still Alive… And Well?”

 





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